Almeno chiamatela “passerella Coppi”

Almeno chiamatela “passerella Coppi”

Sempre più biciclette sfrecciano sulla nuova passerella ancorata alle mura malatestiane, utilizzata da ciclisti ai quali la vista mozzafiato del ponte di Tiberio sembra interessare poco.

E’ inconfutabile, i progetti stupidi, di cui ormai la città abbonda, sono sempre accompagnati dalle stesse caratteristiche di contorno. Informazioni non corrispondenti al vero, controverse, contraddittorie e alla reclamistica ossessiva, quasi a convincere della loro bontà anche chi li concepisce. In pratica una necessaria stampella, senza la quale non reggerebbero neanche dinnanzi a chi vuole credere in questi progetti ideologicamente a prescindere.
E così bastano alcuni bidoni di vernice bianca per realizzare una ciclabile di cui tanto vantarsi, squallidi giardinetti spacciati per il meglio che si poteva fare per la Rocca Malatestiana, fino all’uso improprio di quel “contenitore”, salvato prodigiosamente da qualche “museo della tortura o delle cere”; tanto è l’approccio culturale con cui si affrontano importanti temi come questi. Di recente nobilitato poiché provvisoriamente divenuto pure discoteca, e quasi ristorante a spot.
Oppure come al Ponte Tiberio, dove antiche mura perdono di colpo la loro valenza storica, manco fossero state tirate su da qualche palazzinaro degli anni ’70, per essere sforacchiate al fine di ospitare una deturpante passerella. E l’antica, in parte precedentemente recuperata, pavimentazione della strada attigua, che antica non è più, divelta e sostituita con un capolavoro di arte bituminosa di cui non si sa se provvisoria o definitiva, dati i messaggi ambigui di cui si accennava precedentemente.

Sabato pomeriggio scorso, sostando per pochi minuti vicino a quello scempio, la passerella era utilizzata per lo più da persone a cui la gnassiana vista mozzafiato del ponte non fregava nulla; si trasferivano da una parte all’altra della città come si poteva fare prima per altre vie. Invece non si contavano i ciclisti che, a cavallo di quel mezzo, sfrecciavano fra i pedoni. E’ un fenomeno più volte segnalato e da più persone; dapprima suscita qualche riprovazione, poi però, ragionando, si scopre che i ciclisti non hanno torto. In nessun punto esiste un cartello che impone loro di transitare su quel manufatto con la bicicletta condotta a mano, ma solo le solite raccomandazioni “al buon cuore” che si leggono ovunque. Neppure un tutore dell’ordine per dissuadere il comportamento perché, oltretutto, questo non è vietato; e qui la contraddizione. Tutto regolare quindi, l’Amministrazione benedice di fatto questo comportamento anche se poi, a parole, predica il contrario.
I regolamenti non si fanno con le chiacchiere, ma con i fatti. Il Codice della Strada prevede apposite cartellonistiche per questo caso, e non credo che questa mancanza sia una questione di spesa quando inutili cartelli imbruttiscono da oltre un quinquennio questa città, a spese nostre naturalmente. Quindi dopo avere per questo sito “calpestato” il Codice dei beni culturali e del paesaggio, ora è toccato anche all’altro, a meno che non lo si voglia fare scientemente e ciò sembra la via più probabile. Ora è chiaro, la passerella è di fatto ciclabile a tutti gli effetti; quindi ai ciclisti la priorità e il diritto di utilizzarla a piacimento come è giusto che sia. Quanto ai pedoni … beh, che si arrangino; per la loro incolumità passino altrove, tanto, come si diceva, della vista mozzafiato del Ponte non gli frega nulla.

Salvatore De Vita

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