“Caro Salvini, lo sapevi che i Malatesta erano parenti stretti degli Zar di Russia?”

“Caro Salvini, lo sapevi che i Malatesta erano parenti stretti degli Zar di Russia?”

Lettera del prof. Rimondini al leader della Lega e neo ministro dell'Interno

Ieri c'è stato un vivace scambio fra George Soros e Matteo Salvini. Al centro della polemica l’influenza della Russia sull’Europa in generale e sul nuovo governo italiano. Il prof. Giovanni Rimondini prende spunto da questa notizia per ricordare i rapporti di Rimini con la Russia e per rilanciare un suo cavallo di battaglia: l'importanza per la nostra città di attrarre un turismo culturale in tutto l'arco dell'anno, capace di calamitare turisti colti e ricchi.

Caro Matteo,
lo sapevi che i Malatesta erano parenti stretti degli Zar di Russia? Non dei Romanov ma degli Zar precedenti, la famiglia di Ivan IV il terribile (1530-1584), ‘cugino’ di Pandolfaccio (1475-1534). Si erano imparentati nel 1419 quando una figlia di Malatesta dei Sonetti, Signore di Pesaro, che si chiamava Cleofe o Cleope (c.1400 (?) – 1433 – Cleofe è il nome della terza Maria: Maria madre di Gesù, Maria Maddalena e Maria di Cleofe – aveva sposato Teodoro II figlio dell’imperatore di Costantinopoli Manuele II Paleologo, Despota di Morea. I Paleologi poi, perduta Bisanzio, si imparentarono con Ivan III Gran Principe di Mosca (1440-1505) che sposò nel 1472, per gli uffici del cardinale Bessarione, Zoe Sofia figlia di Tommaso Paleologo, fratello dell’imperatore Costantino XI, ucciso nel 1453 nella presa di Bisanzio, e nipote di Cleofe Malatesta. Nonna di Ivan IV.

Il Crocifisso “Diotallevi” nel Museo di Rimini

Abbiamo con la Russia anche delle parentele culturali ‘adriatiche’ bizantine. Se le vuoi toccare con mano, vai in Pinacoteca e concentrati sul Cristo Pantocratore in capo alla Croce di Giovanni da Rimini (notizie 1307-1324) di cognome faceva, come ha scoperto Oreste Delucca, De pictoribu-. Il crocifisso proviene dalla chiesa della Crocina, quella bassa al fianco di palazzo Diotallevi, e dalla collezione Diotallevi di fronte ai ruderi del palazzo maschi-Lettimi. Il Pantocratore di Rimini è avvicinabile al Cristo di Andrej Rublev (1360-1430) (si legge Rubilev, come Lenin si scrive Lenin e si legge Lienin). Giovanni da Rimini nella sua poetica sente certamente l’influenza di Giotto, presente a Rimini, ma non rinuncia alla tradizione bizantina, viva a Rimini attraverso Venezia e la cultura pittorica dei Balcani Serbi ed adriatici.

Se gli Albergatori di Rimini fossero attenti alla Cultura! Hai mai sentito dire che Albergatori o Bagnini abbiano finanziato il restauro di un quadretto?

Par condicio. Chi ti scrive è un povero pataca frustrato di storico locale che da circa mezzo secolo si batte per la valorizzazione dei beni culturali di Rimini. Di recente ho fatto un tentativo, con gli amici dei Rotary della Romagna orientale e di San Marino, di inventare un turismo culturale per turisti colti e danarosi degli States. Senza denari la cultura non vive e non vivono gli addetti ai lavori culturali. L’ideale per la cultura di Rimini è un turismo culturale di tutto l’anno che attragga appunto turisti colti e ricchi. Purtroppo nella valorizzazione di beni culturali eccezionali – il ponte romano di San Vito, il tesoro della principessa dei Goti trovato a Domagnano di San Marino, Castel Sismondo committenza di Sigismondo Pandolfo a Filippo Brunelleschi – ci siamo fidati della Bocconi, sezione turismo culturale. Ci hanno mandato professori del tutto digiuni di storia e di arte. A una bella e giovane prof di Brescia, ho chiesto se sapeva chi era Sigismondo Pandolfo. Di Brescia… dove Sigismondo Pandolfo è nato da una nobildonna bresciana di nome Antonia da Barignano nel 1417 e i Barignano ci sono ancora! Non lo sapeva… Ma, accidenti, se doveva lavorare su Castel Sismondo almeno un’occhiata a Wikipedia alla biografia di Sigismondo Pandolfo non poteva darla? Il brutto è stato poi che anche gli altri ‘insegnanti’ davano l’ìmpressione di non sapere chi fossero stati Giulio Cesare, Ottaviano Augusto e Teodorico. Io e Marcello Cartoceti abbiamo detto e ridetto chi era Giulio Cesare, cosa aveva fatto a Rimini, e come per il ponte di San Vito si potevano fare i nomi di Cesare, Cicerone, Ottaviano. Dato l’interesse riconosciuto negli States per la storia romana e per il Rubicone in particolare, ci saremmo aspettati che i dottorandi in turismo culturale consultassero le agenzie turistiche americane, per sapere se erano interessate ai nostri percorsi turistici. Fatica sprecata, il gruppo di dottorandi, guidati da tanto sapere culturale e turistico ha sentenziato che il ponte aveva un interesse limitato al territorio dell’ex provincia di Rimini…E’ successo tutto pochi mesi fa…

Coraggio, ci saranno certamente anche alla Bocconi insegnanti preparati in cultura e economia, che sapranno cosa significa il passaggio del Rubicone. Appena scoperto il ponte romano sotto il ponte medievale di San Vito, sono venuti: un giornalista giapponese, una televisione inglese, e il più importante degli storici di storia antica americani, Barry Strauss.
C’è sostanza a Rimini anche per il turismo culturale e in futuro le cose cambieranno.

Giovanni Rimondini

Fotografia d’apertura: Pandolfo IV Malatesta nella Pala di San Vincenzo Ferrer di Ghirlandaio (1493-96 circa)

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