Galvanina: pochi euro di canone di concessione per imbottigliare milioni di litri di acqua minerale

Galvanina: pochi euro di canone di concessione per imbottigliare milioni di litri di acqua minerale

Nel 2015 ha messo in vetro 14 milioni e mezzo di litri d'acqua minerale grazie alle due concessioni di cui dispone dalla Regione. E quale canone ha pagato? Solo poco più di 3 mila euro. Perché l'ente di via Aldo Moro a Bologna applica ancora una legge del 1988 e non prevede nemmeno un centesimo per ogni litro di acqua emunta. Un progetto di legge del Movimento 5 Stelle chiede di rivedere queste ridicole "tariffe".

Fu proprio Rimini 2.0, nel giugno dello scorso anno, a dare notizia dell’annuncio shock, della plateale protesta di Rino Mini: “Il Pomod’Oro ha chiuso i battenti e si sta trasferendo a New York“. Una cartello a caratteri cubitali rendeva di pubblico dominio una violenta querelle con palazzo Garampi. Ora la Galvanina ha finalmente visto sbloccarsi l’ambizioso progetto a lungo inseguito sul colle di Cavignano. Nel giro di cinque anni (questi i tempi di realizzazione previsti) metterà mano a tre ambiti di intervento: uno è quello delle acque minerali, e prevede lo sviluppo dello stabilimento e della sede amministrativa, un altro ha a che fare col ristorante Pomod’Oro e il laboratorio di cucina, il terzo col rilancio del parco e delle terme per farne un centro benessere, wellness, spa.

Galvanina è un’azienda che macina risultati importanti non da oggi, con una enorme espansione nel mercato estero tanto da esportare in tutti i continenti. E lo sviluppo messo in moto dai progetti ricordati darà nuovo impulso alla crescita della creatura di Rino Mini, con ripercussioni positive anche sull’occupazione “destinata ad aumentare nella prospettiva fino a 20 nel settore produttivo e tra i 40 e 50 in quello delle terme e della ristorazione”. Grazie al contributo straordinario già versato dall’azienda sarà migliorata la viabilità sia carrabile sia nelle connessioni ciclabili del colle di Covignano, “che il recente programma dei lavori pubblici ha già recepito prevedendo opere per 750 mila euro per la viabilità Covignano – San Lorenzo monte e 200.000 per il collegamento ciclabile con l’Istituto Marvelli”, spiega l’amministrazione comunale.

L’ingresso alla sede dello stabilimento Galvanina

L’unico a mettersi di traverso è il capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale, Marzio Pecci, che parla di dichiarazioni esaltanti e strumentali del Comune di Rimini sulla delibera “Galvanina”. Perché questo attacco? “Al di là delle valutazioni politiche sul progetto, più o meno apprezzabile, ciò che emerge è che sull’area del Parco della Galvanina insistono circa 3 mila mq di opere abusive che avrebbero dovute essere demolite da molti anni, come è accaduto per diversi cittadini che abitano nel forese. Quelle della Galvanina invece sono ancora lì, pronte oggi ad essere sanate, con questa delibera di tutti i gruppi politici di maggioranza”. Pecci bolla “la doppia morale del sindaco“, che “da un lato esalta il riformismo ambientale e dall’altra cementifica”. E rincara: “In attesa della cementificazione dell’arenile con il Parco del mare (che continua ad avere la contrarietà dei bagnini e di molti albergatori) ora procede con la cementificazione del Parco della Galvanina posto sul più bel colle di Rimini. Noi respingiamo la politica premiale per chi ha commesso abusi sul territorio ed è capace di ottenere ciò che al comune cittadino non è consentito: cioè l’approvazione degli strumenti urbanistici per legittimare gli abusi”. E conclude: “La presentazione del progetto svolta dal presidente della Commissione (si noti che è un tecnico!) e dall’assessore è stata parziale, reticente ed insufficiente, contrariamente ai tecnici comunali che hanno evidenziato, su sollecitazione dei consiglieri della Lega, la illegittimità di una parte delle superfetazioni che avrebbero dovuto già essere state demolite in quanto abusive e non condonabili per violazione delle norme paesaggistiche, come ebbe a rilevare la Soprintendenza“. Secondo l’esponente della Lega andrebbe quindi ripristinata la “legittimità dello stato di fatto, mediante la demolizione delle opere abusive, soprattutto perché esse non incidono sull’assetto produttivo dello stabilimento delle acque minerali”.

Ma c’è dell’altro, che pochi sanno. Galvanina ha due concessioni per “estrarre” e imbottigliare acqua minerale. Il suo principale core business poggia su un bene del demanio, cioè un bene pubblico: l’acqua. E quanto paga per questo bene pubblico? Solo 1.603,59 euro l’anno per ognuna delle due concessioni, cioè 3.207,18. Come la Sacramora, d’altra parte, una sola concessione (inattiva), 1.603,59 euro. Qualcosa di più costa l’acqua termale: 2.052,48 euro per lo stabilimento di Miramare e 2.672,50 per quello di Riccione. Cifre ridicole.

Lo scorso febbraio il Movimento 5 Stelle (Sassi, Bertani, Sensoli, Piccinini, Gibertoni) ha depositato in Regione un progetto di legge (ancora non discusso) per aggiornare una normativa che in Emilia Romagna è ferma al 1988: “Diritti delle concessioni acque minerali. Modifica della legge regionale 17 agosto 1988, n. 32”. Nel 1988 le concessioni si pagavano 20 mila lire per ettaro, in seguito adeguati alla introduzione dell’euro (10,33) e saliti agli attuali 21,38 euro in base all’adeguamento agli indici Istat del costo della vita. Ecco perché lo slogan dei pentastellati è stato: “Basta regali ai privati”.
La Regione Emilia Romagna è una di quelle (sono sei in tutto e tranne la Liguria si trovano tutte al sud) che fanno pagare le aziende concessionarie che imbottigliano acque minerali solo in base alla superficie della concessione e non ai volumi di acqua che imbottigliano. Mentre la maggioranza delle Regioni mette in conto ai gestori sia i volumi di acqua che la superficie della concessione. Possibile che nel 2017, dopo il tanto parlare che si è fatto dell’acqua come bene pubblico, esauribile e pertanto prezioso, dopo tutti i problemi legati alla siccità che la scorsa estate hanno portato anche al razionamento dell’acqua, l’ente pubblico si accontenti di questa elemosina? Sembra una presa in giro. Anche perché, andando a vedere l’acqua imbottigliata balza all’occhio con chiarezza ciò di cui si sta parlando. Vediamo.

Si diceva che Galvanina beneficia di due concessioni a Rimini, una su di 1 ettaro circa di superficie e una su 30 ettari. Per una concessione (acqua minerale Galvanina) nel 2014 ha imbottigliato 13.780.840 litri, nel 2015 14.463.473, mentre per l’altra concessione (acqua minerale Fontesana) 100.495 litri nel 2014 e 117.093 litri nel 2015.

Ora è più chiaro perché, come chiedono i grillini, la Regione dovrebbe pretendere dai concessionari, oltre ai canoni annuali, anche un canone calcolato sulla quantità di acqua realmente sfruttata? Come già fanno altre Regioni più virtuose della nostra da questo punto di vista. E come, in teoria, la Regione Emilia Romagna ha previsto ma senza dare seguito alla sua decisione. Nel 2012 l’assemblea legislativa approvò un ordine del giorno che impegnava la giunta ad aggiornare entro quell’anno la legge regionale del 1988 in base al “Documento di indirizzo delle Regioni italiane in materia di acque minerali naturali e di sorgente” approvato dalla Conferenza delle Regioni il 16 novembre 2006. Ma non è successo nulla.
Il progetto di legge del Movimento 5 Stelle emiliano-romagnolo porta il diritto proporzionale annuo a 35 euro (nella legge vigente del 1988 è ancora di 10,33 euro per ogni ettaro o frazione di ettaro della superficie ricompresa nell’area della concessione), e la quota minima, ferma a 774,69 euro, a 3 mila euro. In più inserisce un diritto annuo commisurato alla quantità di acqua emunta: 2,26 euro per ogni metro cubo (o frazione) di acqua emunta e imbottigliata, e 1,33 euro per ogni metro cubo di acqua minerale non imbottigliata ma comunque utilizzata. Sono previsti anche sconti o penalizzazioni in base alla efficienza estrattiva e alla ecosostenibilità dei contenitori utilizzati dai concessionari.

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