“Il Comune strozza le imprese”: la Tari aumenta di quasi il 3%, infuriati Confcommercio, Fipe e Lega Nord

“Il Comune strozza le imprese”: la Tari aumenta di quasi il 3%, infuriati Confcommercio, Fipe e Lega Nord

"Sconforto e rabbia" è il commento di Gianni Indino. “I pubblici esercizi sono sempre nella top ten dei tartassati", aggiunge Callà. E Marzio Pecci chiede all'amministrazione comunale di tagliare la spesa, non di tartassare chi lavora.

L’amministrazione comunale di Rimini aumenta la Tari del 2,9% ed è già rivolta. “Sconforto e rabbia” sono le reazioni del presidente di Confcommercio Gianni Indino, perché “le imprese riminesi sono chiamate a risollevare i conti pubblici dell’amministrazione locale”. L’aumento del 2,90 di media per le attività economiche, indistintamente, spiega, “è spropositato perché si va ad aggiungere a tariffe che già apparivano in molti casi oltre i limiti sopportabili per chi fa impresa ed è già oberato da mille balzelli”. E aggiunge: “Se questa è la risposta alle difficoltà che già le imprese incontrano e di cui ci siamo fatti portavoce affinché diminuissero le imposte locali, mi viene da pensare che la situazione sia sfuggita di mano”.

Tuona anche il presidente provinciale Fipe, Gaetano Callà: “I pubblici esercizi sono sempre nella top ten dei tartassati e anche in questo caso non siamo da meno. Le nostre attività continuano a subire una tassazione insostenibile, perché l’aumento si va ad aggiungere a tariffe già altissime e non giustificabili con il servizio reso. Faccio una provocazione: perché l’amministrazione non applica le nostre esose tariffe anche agli abusivi della ristorazione come circoli privati, artigiani, agricoltori e chi più ne ha più ne metta…? Come abbiamo già riportato in passato, usando le parole di un nostro associato, ‘è come pagare 40 euro per mangiare un panino’.”

Si fa sentire anche il capogruppo della Lega Nord, Marzio Pecci: “La situazione economica riminese non presenta indici di crescita che fanno pensare ad una imminente uscita dalla crisi”, attacca. Ma “l’amministrazione comunale è indifferente a questa situazione, dopo aver introdotto l’aumento dell’imposta di soggiorno e la tassa sui passi carrai, oggi si appresta ad aumentare la Tari. Purtroppo Gnassi, che non sa tagliare la spesa, ogni giorno deve inventarsi un modo per aumentare le entrate per sostenere la “macchina comunale” che avrebbe bisogno di un grande rinnovamento”. Ricorda “la pesante sconfitta elettorale” e infila la lama: “Non è servita a nulla se l’Amministrazione continua a percorrere la vecchia strada della spesa senza limiti. Il provvedimento dell’aumento della Tari deve essere fortemente censurato perché va a favorire l’aumento delle diseguaglianze per cui i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Le dichiarazioni dell’assessore che Rimini ha un’amministrazione virtuosa perché nelle cittadine limitrofe le imposte sono più alte serve solo a dare una giustificazione agli aumenti richiesti da inizio d’anno”. A farne le spese sono le imprese: “Sindaco e assessore non sono capaci di pensare agli effetti negativi che tali aumenti producono e ciò sia sulla redditività delle aziende che sullo stipendio dei lavoratori. Non riescono a pensare che questi costi si trasferiscono sul prodotto o sul costo del servizio che dovrà essere sopportato dal consumatore con un ulteriore impoverimento dello stesso. Invece di guardare alle città vicine chiediamo al Sindaco Gnassi di essere più virtuoso nella spesa e decidere finalmente di ridurre i costi della “macchina comunale” e poi di comprendere l’importante ruolo che ha l’istituzione che rappresenta nel creare e plasmare il mercato. Rimini ha grandi potenzialità di crescita e di sviluppo: sarebbero sufficiente stare di fianco agli imprenditori ed alle partite iva, riducendo tasse ed imposte, piuttosto che “strozzarle” fino a farle morire come, purtroppo, sta accadendo in questi anni”.

Le novità che riguardano il regolamento per la Tari 2018, prevedono anche incentivi e agevolazioni per le utenze non domestiche: “E’ prevista una riduzione tariffaria del 15% (contro il 6% dello scorso anno) agli stabilimenti balneari che accorpandosi sviluppino una consistente superficie (superiore ai 25mila mq) e che realizzino sistemi di raccolta differenziata e di schermature ai contenitori dei rifiuti”.
Così come l’estensione dell’esenzione della Tari a tutti i luoghi di culto delle confessioni religiose che hanno un’intesa con lo Stato italiano, comprese le aule adibite esclusivamente ad attività di catechismo. Tema sul quale è previsto un emendamento congiunto alla delibera che arriverà in consiglio comunale.
Dal 2018 viene spostato il termine per il pagamento della prima rata (o della rata unica) della TARI dal 15 maggio al 31 maggio.

Ma è l’incremento che non viene digerito. “Il piano finanziario 2018 approvato da Atersir prevede un costo per la Tari di poco più di 41 milioni di euro. Tra le voci di costo che compongono il PEF riveste una particolare importanza l’accantonamento al fondo svalutazione crediti, accantonamento obbligatorio per legge, e che per quest’anno ammonta a 2.980.000 di euro. Questo determinerà un aumento tariffario pari al 2,9%, più basso del preventivato; il contenimento dell’aumento, che si attesta all’1,8% nel triennio 2016-2018, è stato possibile grazie alla potente azione di contrasto all’elusione ed evasione del tributo”, spiega il Comune. “Un’azione fondamentale – sottolinea l’assessore Brasini – senza la quale l’aumento della tariffa sarebbe stata superiore al 10%, con un impatto più pesante per i contribuenti. L’attività di recupero dei tributi non versati, iniziata nel 2016 e potenziata nel 2017, ha consentito il recupero di oltre 6 milioni di euro tra importi insoluti ed evasi. Proprio per questa ragione, abbiamo tutta l’intenzione non solo di proseguire su questa strada, ma di potenziare questa attività anche per il 2019, con il duplice obiettivo di perseguire l’equità fiscale e di recuperare risorse indispensabili per continuare a contenere gli aumenti delle tariffe e confermare ed ampliare le agevolazioni e le esenzioni rivolte agli utenti domestici e non”.
Nel 2017 è stato di 220 mila euro il totale di agevolazioni destinate alle utenze domestiche, in particolare per i contribuenti in situazioni di disagio sociale; ammontano invece a oltre 2 milioni di euro le agevolazioni rivolte alle utenze non domestiche, che comprendono piccoli artigiani e imprenditori. Brasini parla di “attenzione al mondo produttivo, per alleggerire le imprese con le implicazioni positive che possono derivare sul fronte del lavoro e dell’occupazione”, ma non la pensano allo stesso modo i rappresentanti delle imprese.

Il settore alberghiero fa segnare un insoluto di 2.615.000 euro, pari al 29% della categoria. Numeri che contiamo di poter tagliare nel prossimo futuro, proseguendo nell’azione di controllo – conclude l’assessore – e soprattutto confidando nella collaborazione e nel supporto delle Associazioni di categoria, con cui stiamo già virtuosamente interagendo sul fronte dell’applicazione dell’imposta di soggiorno e che sono le prime a voler perseguire un trattamento equo tra i loro associati”.

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