Il kamikaze rosso è colui che ha tradito i compagni su nomadi e sicurezza

Il kamikaze rosso è colui che ha tradito i compagni su nomadi e sicurezza

Andrea Gnassi "rifiuta il contatto con i cittadini". La famiglia di Marco Siliquini ha sempre votato a sinistra ma stavolta ha fatto la croce su Forza Italia e Lega. Come molti altri nelle zone più rosse del riminese. "Ci hanno preso in giro, sui nomadi e sulla sicurezza".

Il titolone che si legge oggi sulla prima pagina del Carlino (“Kamikaze del rosso”) sta meglio se applicato ad un altro articolo, di taglio politico, che si può leggere a pagina 4. Il fatto è la testimonianza di Marco Siliquini all’Arena di Giletti su La7. Un compagno che non sbaglia, direbbero i partiti del centrodestra che alle ultime elezioni hanno incassato il suo voto e quello di tanti con un passato a sinistra.

“Ho spiegato perché ce l’ho con l’amministrazione che guida Rimini – ci ha detto ieri Siliquini, 61 anni, passato dal Pci al Pds ai Ds – già promotore del Comitato anti elettrodotto, e anima del Comitato Pro Rimini che si batte contro l’insediamento dei nomadi”, riferisce Mario Gradara sul Carlino. “Il motivo è che rifiuta il contatto con i cittadini. Nella precedente legislatura qui alla Gaiofana abbiamo fatto tutti campagna elettorale per Gnassi. Che è venuto anche a Santa Maria in Cerreto”.

“Qui siamo tutta gente che ha sempre votato a sinistra. La mia famiglia è sempre stata comunista, tra le tante che andavano in piazza con le bandiere rosse. Cinque anni fa ho votato Bersani. Domenica ho votato Forza Italia al Senato e Lega alla Camera. Come tantissimi qui. Molti hanno anche votato i 5 Stelle. Comunque abbiamo azzerato il Pd”.

Perché dalle bandiere rosse a quelle verdi e azzurre? “Ci hanno preso in giro, sui nomadi, sulla sicurezza. Quando Gnassi è venuto qui a chiedere i nostri voti, ci ha nascosto le sue intenzioni sulla ricollocazione dei nomadi. Mi spieghino perché solo la Regione Emilia Romagna ha fatto la legge per smantellare i campi. E perché solo Rimini vuole applicarla, spingendo per le microaree. Noi siamo stati segnalati e additati come razzisti e xenofobi dopo l’aggressione al ragazzo nigeriano (Emmanuel Nnumani, ndr). Quasi fossimo corresponsabili. Ora la magistratura ha chiuso le indagini smentendo la tesi dell’odio razziale da parte dell’aggressore, risultato uno squilibrato”.

“Non passa giorno che Rimini non sia al centro di episodi più o meno gravi, fino a quelli dello scorso agosto. Ormai i furti non fanno più notizia. Ma per me la svolta è stata quando mi sono convinto che questa amministrazione non fa più l’interesse della città”.

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