La Bolognese ai Comuni emiliani sarebbe un altro fallimento

La Bolognese ai Comuni emiliani sarebbe un altro fallimento

Chi ce le vede 55 amministrazioni della città metropolitana di Bologna imbarcarsi nella ristrutturazione e gestione della colonia? E i costi in capo ad un Consorzio di enti pubblici? Un colpo, forse mortale, alla modernizzazione di quella parte dimenticata del litorale fra Rimini e Riccione, e ai sogni di rinnovamento dell'offerta turistica.

L’insistente, tenace, cocciuta, pervicace intenzione di alcuni Enti pubblici del bolognese di impegnare i propri bilanci nell’acquisizione del complesso dell’omonima Colonia posta nel Comune di Rimini, quasi al confine con Riccione, puzza come un pesce marcio!
Il costo di acquisizione dell’ampio compendio immobiliare da molto tempo in decadenza e in disuso, a parte gli estivi diversivi di un uso temporaneo e di fatto potenzialmente pericolosi, comporterà un esborso notevole anche se nelle intenzioni diluito su alcuni Comuni dell’hinterland bolognese e forse dello stesso Comune di Bologna. Ma la dilapidazione di soldi pubblici cioè dei cittadini, comunque di tanti cittadini, avverrà a causa della successiva e necessaria ristrutturazione dell’immobile, per gli adeguamenti di carattere funzionale e strutturale e, ancora di più, per la gestione dell’immobile come rinnovata colonia moderna (!), per non stravolgerne le funzioni originarie.
Ve li immaginate i costi in capo a un Consorzio di Enti pubblici? Siete in grado di pensare a quale scialacquio di denari pubblici deriverà da una gestione dell’immobile a colonia per qualche mese all’anno o poco di più? Provate a compilare un piano economico che stia in campo positivo o almeno in pareggio, grazie alla nota efficienza degli Enti pubblici e di relativi apparati il più delle volte impegnati a raggiungere … il fine mese!
Sarebbe un altro colpo mortale alla modernizzazione di quella parte dimenticata del litorale del Comune di Rimini. Che avrebbe ben altri strumenti per attirare investitori privati a farsi carico della ristrutturazione dell’ex Colonia Bolognese al fine di convertirla a utilizzi attuali e in grado di essere sostenuti da un equilibrio costi-ricavi che nessun apparato pubblico potrebbe assicurare. I curatori fallimentari che debbono fare prima di tutto gli interessi dei molti creditori del default dell’ultima proprietà sono avvisati. Dovrebbero tenere in conto che l’assegnazione di quel bene immobile a un Consorzio di pubbliche amministrazioni rappresenterebbe un altro fallimento dopo quello dell’improvvida cooperativa che lo deteneva. Un altro fallimento, non solo economico-finanziario, ma anche di prospettiva turistica oltre che di upgrade edilizio che a Rimini sarebbe davvero auspicabile.
La boutade di acquisire la Colonia bolognese da parte di alcuni Comuni emiliani, a ben vedere, appare come il tentativo orchestrato da chi ancora per poco siede a Palazzo Garampi, di impedire l’ingresso di nuove forze imprenditoriali (nel campo dell’edilizia e della ricettività alberghiera), che invece farebbe solo bene all’ormai esausta economia turistica indigena.
Tuttavia è pure possibile che questa manovrina dei sindaci emiliani in accordo con il collega in scadenza di Rimini, sia solo un diversivo per far perdere altro tempo all’ingenua curatela fallimentare, per stoppare eventuali privati disponibili a investire in zona, magari per realizzare un prestigioso condhotel sulla spiaggia di Rimini. Con questa iniziativa pubblica, infatti, si corre il rischio di confermare tutto il provincialismo di Rimini, a parole proiettato a emozionare il mondo con la propria attrattività turistica, nei fatti intento a dare calci in faccia a chi vuole superare l’appiattimento di un’intera classe politica sugli interessi di poche categorie imprenditoriali che ormai neppure sono più in grado di fare la differenza nei consensi elettorali. Un provincialismo politico che se riuscirà nell’intento di dirottare la Colonia bolognese nella sfera delle proprietà pubbliche, infliggerà un altro duro colpo alle possibilità di rinnovare e migliorare l’offerta turistica di quella che molto tempo fa era la capitale europea di un’ospitalità che faceva tendenza. Visto lo spessore politico delle classi dirigenti in circolazione, nessuna esclusa, non c’è da stare allegri.

Marino Straccialupi

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