La lettera: “Non basta un colpo di Teatro per rivitalizzare il centro storico”

La lettera: “Non basta un colpo di Teatro per rivitalizzare il centro storico”

Alla apertura del "Galli" vengono attributi poteri miracolosi nella direzione di una ripresa delle attività commerciali e dei negozi in particolare che sorgono nel cuore della città. Speriamo sia così. Ma ad oggi le saracinesche abbassate e i cartelli "affittasi" restituiscono una realtà ben diversa dai sogni.

Sarà una ripetizione, ma nonostante qualcuno continui a negarlo, il Centro di Rimini è un malato cronico con poche possibilità di essere salvato. Vari sono stati i proclami, specie emanati dalla Amministrazione “del fare” (?), per cercare di evitare questa improbabile fine, magari anche nascondendo ad arte il problema. Soluzioni medicamentose confusionarie, che si sono avvicendate e superate via via che veniva in mente qualcosa di nuovo. In sostanza, mancanza di idee chiare e di un vero progetto e tanta confusione e impreparazione. Intanto il fenomeno del degrado ha sì avuto le idee molto chiare, ed è progredito celermente in maniera inarrestabile.
Dopo il Fulgor che non ha avuto quell’impatto che si proclamava, ora è di scena – parola appropriata – il Teatro. Secondo l’ultima trovata di questa lotteria delle intenzioni, dovrebbe rilanciare il centro storico tanto che, si legge, i “negozi sono pronti agli straordinari”. Ma pensiamo davvero che chi assisterà alle rappresentazioni teatrali, prima o alla conclusione di esse andrà a fare shopping? Poi, però, da contraltare è evidente un fatto ricorrente, che non è certo un indicatore che va nel senso di quelli che sono solo pii desideri.

Nel salotto buono di quello che dovrebbero costituire alcune delle più importanti vie del Centro, si contano molti – troppi – negozi sfitti. Basti percorrere la Via Garibaldi, piuttosto che il Corso d’Augusto e la Via Dante, ma il fenomeno è diffuso ovunque. A questi si aggiungano poi le attività in via di chiusura, che stanno liquidando la merce in deposito. Non si tratta di naturali avvicendamenti ma di vere e proprie rinunce anche di grandi marche che, conti alla mano, non considerano più apprezzabile questa piazza. Tant’è poi che, a differenza di altre città, i negozi tradizionali sono pressoché scomparsi.

L’unico incremento di attività è stato costituito dall’apertura di bar, ristoranti ed affini, che ora credono che il miracoloso Teatro possa dare loro un ulteriore impulso; ma in realtà sono tante e sovradimensionate nel numero rispetto alla richiesta e inoltre, forse, data la tendenza altre ne apriranno. Con la conseguenza che anche questi esercizi, come ogni moda passeggera, presto andranno in crisi; e allora? Temo proprio che dal magico cilindro di Palazzo Garampi non uscirà più alcuna illusione, e qualcuno dovrà davvero fare i conti col passato e con il futuro.

Salvatore De Vita

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