Letterina da Einaudi alle scuole: caro Preside, io ti porto lo scrittore e i tuoi studenti pagano…

Letterina da Einaudi alle scuole: caro Preside, io ti porto lo scrittore e i tuoi studenti pagano…

Circola nelle scuole superiori del riminese la modesta proposta del grande editore. Lo scrittore nelle aule lo portano loro, gli studenti devono comprare il libro “con uno sconto”. Ma le scuole non devono diventare centri di promozione editoriale, e i ragazzi non devono tirare fuori un euro.

Lubrificando l’ego degli insegnanti
Sapete cosa sono diventate le scuole dell’obbligo? La mangiatoia dell’editoria. La panacea delle grandi griffe editoriali, l’unguento che olia a dovere i bilanci scassati. Tanto, a foraggiare ci pensano sempre loro, gli studenti. Esempio. In alcune scuole secondarie superiori del riminese – e, immagino, del resto d’Italia – comincia a girare una devota letterina che ha per oggetto “Giulio Einaudi Editore. Incontro con lo scrittore”. La casa editrice, tramite i punti vendita locali, promuove l’iniziativa “Lo Struzzo a scuola” (lostruzzoascuola.it), un mero specchio per allodole, pardon, per allocchi, pardon, per struzzi. Alla mail è allegata la lettera indirizzata al generico “Gentile Signor Preside” firmata Walter Barberis, che dal 2014 presiede la Giulio Einaudi Editore. La lettera parte lubrificando l’ego degli insegnanti della patria (“desidero accompagnare l’iniziativa della Casa Editrice indirizzata al mondo della scuola con un ringraziamento: a Lei e a tutti gli insegnanti che, con quotidiana abnegazione e spesso in condizioni difficili, curano la formazione dei nostri giovani”), per poi alludere, misticamente, al succo della questione, cioè “indirizzare i giovani alla lettura”, che “significa”, naturalmente, aristocraticamente, “lavorare per una società più colta, dunque migliore”. Riassumo in parole schiette: caro preside, fai leggere i nostri libri ai tuoi studenti, diventeranno più intelligenti e l’Italia sarà più bella e più felice. Seguono i consigli di lettura, non proprio per menti eccelse, de gustibus… Si va da Anilda Ibrahimi a Donatella Di Pietrantonio passando per Fabio Geda e Michela Marzano, la filosofa prezzemolina. Ma non è questo il punto, fin qui niente di male.

Benvenuto nel “Percorso”
È la proposta del venditore-testa di ponte di Einaudi a inquietare. La proposta è questa: tranquilla, cara scuola di Stato, “gli scrittori possono incontrare i ragazzi nelle loro Scuole grazie al sostegno organizzativo, logistico ed economico dell’Editore”. Insomma, fa tutto Einaudi, porta lo scrittore, gli dà da mangiare, lo paga – se urge pagarlo – “sollevando così l’Istituzione scolastica da tutti quegli oneri di realizzazione che non siano meramente didattici”. Evviva, che figata. Dietro la benedetta proposta, però, c’è la fregatura. “Il Percorso” – lo chiamano così, con la P maiuscola, manco fosse una gita spirituale organizzata da Paolo Coelho, manco fosse una terapia studiata a tavolino con il proprio commercialista da Osho – prevede la “scelta di un testo da proporre come lettura” l’ovvia “fornitura di copie saggio ai docenti” cui segue la “fornitura delle copie per gli studenti con uno sconto agevolato”. Eccola lì, la scuola come gallina dalle uova d’oro per editori che debbono allargare il loro mercato. Gli studenti – tanti, tantissimi, ovunque – pagano. Pagano sempre loro, chissenefrega della letteratura, della qualità della cultura e balle simili.

A scuola entrano solo gli scrittori con l’editore forte alle spalle
Per carità, Einaudi fa quello che deve fare: vendere libri. E le scuole sono un bacino di lettori – con la scusa che la lettura ‘rende cittadini migliori’ – che fa venire l’acquolina in bocca. I problemi, però, sono palesi, papali. Intanto: a scuola entrano solo gli scrittori tutelati da editori forti. I piccoli editori, che spesso pubblicano le cose più interessanti, sono tagliati fuori. Perché? Perché non hanno le forze – economiche, di tempo, visto che il tempo è lavoro, è denaro – di penetrare nel sistema scolastico italiano. Poi: gli studenti, già fiaccati dalla spesa, pazzesca, per i libri di testo – che sarebbero da abolire, perché ora, nel migliore dei mondi tecnologici possibile, dovrebbero funzionare solo i materiali on line, forniti dal prof – devono mettere altri denari per il libro di un autore vivente, imposto dalla propria scuola, che magari non gli piace neppure. E no, cari miei, le scuole non sono punti vendita, non devono diventare centri di promozione editoriale. Se la scuola – come è auspicabile – si apre allo studio e all’analisi della letteratura recente, che edifichi una biblioteca scolastica degna di questo nome. Gli studenti scelgono, leggono, fanno le fotocopie, scansionano il testo. Nella scuola dell’obbligo la letteratura deve essere alta, vertiginosa, e gratis. I ragazzi avranno tempo di pagare tutto, ogni singolo respiro, con gli interessi, da adulti. Per il resto, per “indirizzare i giovani alla lettura”, come dice Barberis, basta fare un volo sopra le scuole italiane distribuendo, gratis, le Memorie del sottosuolo di Dostoevskij. Cresceremo cittadini più sani.

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