Matrimoni gay: la diocesi esce dal silenzio e tira le orecchie al sindaco

Matrimoni gay: la diocesi esce dal silenzio e tira le orecchie al sindaco

Un silenzio che si era fatto notare, quello della diocesi di Rimini su un tema di grande attualità e dibattito e sul quale la Conferenza Episcopale av

Un silenzio che si era fatto notare, quello della diocesi di Rimini su un tema di grande attualità e dibattito e sul quale la Conferenza Episcopale aveva fatto, invece, subito chiarezza.
Nel suo discorso alle autorità in occasione di San Gaudenzo, caduto a pochi giorni dalla presa di posizione del sindaco Gnassi a favore del registro per i matrimoni fra persone dello stesso sesso, il vescovo, mons. Lambiasi, aveva parlato della famiglia sorvolando del tutto sull’argomento.

Rimini 2.0 l’aveva fatto notare, sia nell’articolo sulla “carta Marvelli” e sia in quello sul discorso del vescovo alle autorità cittadine.

Un silenzio che era stato notato anche nel mondo cattolico, fra i laici e i religiosi, come un eccessivo “rispetto istituzionale”, se non un appiattimento, verso l’amministrazione a guida Gnassi, che nel ruolo di vicesindaco esprime una persona molto in sintonia con la diocesi.

Stamattina Newsrimini ha pubblicato un intervento del direttore del Ponte, Giovanni Tonelli, che riporta la diocesi di Rimini nell’alveo delle posizioni ufficiali della chiesa italiana: “I matrimoni gay in Italia non sono previsti dalle leggi dello Stato. Perciò non è neanche possibile trascrivere nei registri dello stato civile quelli contratti all’estero”, è l’esordio. E poi: “Non era davvero necessaria la corsa alle dichiarazioni del sindaco Gnassi in favore di un registro delle coppie gay anche a Rimini… I Sindaci infatti sono ufficiali di stato civile; con questo ruolo non rappresentano la comunità locale e i suoi desideri, ma attuano la legge nazionale. Dunque hanno il dovere di osservare le norme, non di abrogarle o modificarle secondo i loro personali orientamenti ideologici”.

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