“Monopattini elettrici, controlli inesistenti”

“Monopattini elettrici, controlli inesistenti”

"Dopo i soliti comunicati trionfalistici che abbiamo letto circa la meravigliosa e funzionante operazione, sono seguite alcune multe di rito, ma in realtà i controlli sono pressoché assenti". Un lettore torna sul tema della micromobilità e del suo impatto.

Ho letto l’interessante articolo che si occupa del fenomeno dei monopattini elettrici al quale, a mio avviso, vanno fatte altre importanti considerazioni. La nostra Amministrazione cittadina fra le proprie ossessioni, oltre a quella della rivisitazione in chiave circense dei monumenti, ha quella della modernità e avanguardia ad ogni costo.
E così dopo la triste esperienza delle “Obike”, finita perché in uno dei Paesi in cui operava venivano fatte rispettare quelle regole che invece si infrangevano, ora è il turno dei monopattini elettrici; vero è che – spesso – l’esperienza non insegna nulla.
Evidentemente, chi caldeggia queste “innovazioni” crede di vivere in una società perfetta nella quale tutti rispettano le regole e non abbisogna alcun controllo. Al contrario invece, l’educazione ed il senso civico sono divenuti quasi disvalori e, pertanto, difficili da riscontrare.
Vedendo le fotografie allegate all’articolo, si scopre ciò che è effettivamente la quotidianità. Circolano e vengono lasciati in ogni dove, pure in piazza Ferrari nell’area giochi per i bambini o negli immediati pressi, pericolosi per i piccoli che la frequentano. Ma l’aspetto inquietante è che chiunque, specie i minorenni, li possono usare anche senza attivarlo sospingendolo semplicemente come un monopattino giocattolo.

Alcuni importanti quotidiani nazionali hanno di recente pubblicato molti articoli inerenti questi mezzi di trasporto, che narrano di situazioni critiche nel mondo, della loro pericolosità e delle molte proteste per ciò che accade in molte città degli USA. Persone investite, incidenti seri e problemi alla circolazione, tanto che a Parigi esistono già comitati delle vittime di tale mezzo, o come in Germania dove pensano addirittura di farli targare per essere riconoscibili (la Repubblica 11 agosto 2019). Qui da noi invece, nemmeno l’obbligo di un numero visibile per potere identificare l’eventuale trasgressore; sarà il solito effetto della privacy.

Quindi bastava documentarsi un poco per sapere come nel mondo le cose funzionavano; ma si sa, Rimini non ha nulla da imparare da nessuno.
Poi dopo i soliti comunicati trionfalistici che abbiamo letto circa la meravigliosa e funzionante operazione, sono seguite alcune multe di rito quando in realtà i controlli sono pressoché inesistenti. Al pari di quei due ragazzini multati in passato per avere messo i piedi sopra le panchine di una Piazzetta, e l’enfasi che ne è seguita, per poi vederne diverse vandalizzate nell’indifferenza di chi è preposto alla prevenzione. È quindi scontato che a sperimentazione conclusa, Rimini darà un parere favorevole.
Infine un consiglio non richiesto. Se è vero che la città si è votata alla mobilità lenta, allora si proteggano i pedoni. Si eviti di sottoporli loro malgrado a queste bizzarre esperienze o al pericolo costituito dai ciclomotori che vagano indisturbati per il Centro. Diversamente sono solo le solite chiacchiere da fiera dei desideri.

Salvatore De Vita

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