Trasferimento questura: la sede di piazzale Bornaccini è libera per metà, ma serve tutta per iniziare i lavori

Trasferimento questura: la sede di piazzale Bornaccini è libera per metà, ma serve tutta per iniziare i lavori

Il sindaco di Rimini risponde piccato a chi lo accusa di ritardi nella messa a disposizione della sede di piazzale Bornaccini, ancora occupata dal Centro per l'impiego. Tre piani e mezzo su sei sono già liberi, dice Gnassi. Ma così i lavori non possono partire. E i sindacati di polizia hanno chiesto un incontro al primo cittadino per affrontare il problema.

Risposta piccata del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, alle accuse che gli sono piovute addosso circa il mancato rispetto della tabella di marcia, messa nero su bianco nel patto per la sicurezza, la quale prevedeva che la sede di piazzale Bornaccini fosse liberata entro il 28 febbraio. Ma i sindacati di polizia oggi hanno chiesto un incontro al sindaco “per comprendere quali motivazioni hanno vanificato gli intenti promossi all’interno del ‘patto'”, visto che “dopo quasi 20 anni di mancate promesse”, il trasloco da via Bonsi a piazzale Bornaccini “era atteso da tutti gli operatori per avere finalmente uffici decorosi e sicuri, inoltre dagli utenti una fruizione più agevole da parte delle fasce deboli, nonché una più consona gestione delle attività nel rispetto degli operatori e degli utenti”.

Il sindaco parla di “sorprendente (e uso l’ironia) ‘ricostruzione dei fatti’, apparsa quest’oggi sulla stampa locale, in ordine all’attuazione del Patto sulla Sicurezza”. Spiega che il Comune ha già “segnalato ai sottoscrittori del Patto come almeno 3 dei 6 piani componenti l’edificio siano completamente vuoti, uno ulteriore per metà, e anche alcuni spazi al piano terra” dell’immobile in piazzale Bornaccini sono “già disponibili per gli eventuali lavori di approntamento all’utilizzo previsto”. Ma “non solo non c’è stato alcun riscontro circa questa immediata disponibilità, ancora non è giunta alcuna indicazione riguardo l’organizzazione e le necessità nell’impiego del nuovo spazio. Eppure i lavori sarebbero già potuti partire da tempo, nell’ambito di un rapporto col privato proprietario dell’immobile e attraverso l’organizzazione e la rappresentazione delle esigenze e il loro coordinamento anche con lo stesso privato. Questi compiti e queste funzioni devono essere coordinate dagli enti preposti. Non dal Comune di Rimini”.

Dalle informazioni che si raccolgono, però, avere a disposizione solo parte dell’immobile non consentirebbe di avviare i lavori. Come si fa ad intervenire in uno stabile adibito in parte ad uffici, dove sono impiegati 45 dipendenti? Anche ragioni di sicurezza impedirebbero di avviare i lavori in queste condizioni, tenendo conto che il Centro per l’impiego è frequentato da molti utenti. I piani inizialmente utilizzati dalla questura sarebbero il piano terra, il secondo e il terzo, ma anche gli altri tre devono essere occupati per accogliere tutti gli uffici attualmente in via Bonsi. E’ il sindaco stesso, in un altro passaggio della sua nota, ad illustrare lo stato di fatto dell’immobile di piazzale Bornaccini.

L’Ufficio per l’impiego di Rimini “oggi è gestito dall’Agenzia Regionale per il lavoro, vi sono impiegati 45 dipendenti, impegna spazi per circa 800 – 900 mq e ha un’utenza quotidiana notevole, con punte tra i 18.000 e i 19.000 utenti nei periodi pre e post stagione balneare. Ai Comuni la legge assegna il solo onere di farsi carico delle spese della sede dove il Centro svolge la sua attività. Gestirne quindi il trasferimento è un’operazione complessa e articolata, dato che i soggetti in campo sono una pluralità e vanno dalla Regione titolare del servizio, al Comune, ai privati proprietari dell’immobile, alle articolazioni territoriali dello Stato e non ultimo l’utenza. Una complessità di cui il Patto per la sicurezza tiene conto assegnando a tutti i sottoscrittori l’onere della sua esecuzione; e non dividendo tra chi deve fare e chi deve ‘ordinare alla carta’, come pare di capire oggi leggendo la stampa quotidiana”.
Aggiunge il sindaco che “l’Amministrazione di Rimini, andando oltre il dovuto per competenza, per senso di leale collaborazione, per senso di responsabilità e per rispetto degli agenti e delle necessità della Polizia di Stato, si è subito attivata per il reperimento di nuovi spazi idonei anche per il Centro per l’impiego, che occupa come già detto solo una parte dell’immobile perché circa quasi 4 piani su 6 sono già disponibili”. Nuovi spazi che però ad oggi non vengono resi noti.

Poi il sindaco chiama in causa “lo scandalo di via Ugo Bassi” (“sul quale è calato il silenzio”) ed esprime “preoccupazione per quanto riguarda gli obbiettivi principali del Patto per la sicurezza che sono peraltro gli obiettivi da cui ha preso vita il Patto stesso, ovvero la nuova questura di via Ugo Bassi e il tema del potenziamento degli organici”. Gnassi le definisce “parti sostanziali, la cui soluzione e disbrigo spetta a soggetti e uffici che non sono quelli comunali, sulle quali non abbiamo più avuto alcuna informazione. Silenzio assoluto. Ma è solo un’impressione sbagliata che di quel documento fondamentale, a qualcuno l’unica cosa che interessi davvero sia il ‘trasferimento transitorio in piazzale Bornaccini’? Il ‘mostro’ che si affaccia su via Roma oppure la sicurezza sul territorio sono elementi secondari?”

Non sono certamente elementi secondari ma nella logica alla quale si richiama lo stesso sindaco, cioè ognuno deve fare la propria parte, la priorità per il Comune doveva essere quella di liberare entro febbraio la sede di piazzale Bornaccini.

“Esprimerò senza peli sulla lingua, sperando naturalmente di sbagliarmi ma guardando negli occhi tutti i partecipanti, questa opinione nel prossimo comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza che chiederò di convocare. Ma anticipo già che se così fosse, e se qualcuno facesse lo smemorato e ‘dimenticasse’ gli impegni sostanziali presi con il Patto, verrà contrastato istituzionalmente nelle sue intenzioni. Senza fare sconti e mettendo da parte, se sarà il caso, un po’ di diplomazia. La schiettezza e la verità sono le armi migliori per contrastare chi è capace di toccare punti molto bassi come rappresentare le cose come esse non sono o tentare di mettere i Comuni l’uno contro l’altro. Forse vale la pena ricordare una cosa: lo scandalo di via Ugo Bassi è un pasticcio che ha molti responsabili ma nessuno dei quali ha avuto o ha residenza a Palazzo Garampi”, dice il sindaco. Che riconferma “la totale disponibilità, nello spirito di collaborazione che il Patto ha ispirato e che richiede per essere attuato, a fare tutto quanto è possibile e oltre affinché i tempi di approntamento delle due sedi (Centro per l’impiego e Ufficio Immigrazione) vadano in parallelo per comprimere i tempi di attuazione del Patto stesso. Ma a questo punto, come rappresentante della comunità riminese, pretendo risposte certe e rapide sui punti strategici di quel documento. Via Ugo Bassi e rafforzamento degli organici di polizia. Perché Rimini non può più subire né l’ignavia di chi ha creato il pasticcio nel passato né le furbizie interessate del presente. Nell’attesa, si spera rapidissima, auspico che almeno ognuno faccia il suo”.

Dice la sua anche Marzio Pecci (Lega Nord): “Il modello riminese, per ora, è servito solo a sbandierare grandi promesse e ospitate di Ministri, debitamente strumentalizzati a fini elettorali. Il Patto sulla sicurezza, sottoscritto da Minniti lo scorso dicembre, per risolvere i gravissimi problemi della città, è saltato subito dopo il voto ed il vantato trasferimento degli Uffici della Questura in piazzale Bornaccini, che si sarebbe dovuto effettuare entro il 28 febbraio 2018, è clamorosamente mancato.
Sono evidenti i ritardi del comune ad ennesima dimostrazione dell’incapacità dell’amministrazione comunale di affrontare e risolvere anche il più piccolo problema”.

L’articolo 16 del patto per la sicurezza che affronta la questione della sede di piazzale Bornaccini, “locali presso i quali dovrà trovare sistemazione, già entro il 28 febbraio 2018, l’Ufficio Immigrazione della Questura, al fine di scongiurare disservizi e garantire la continuità delle attività”. I piani inizialmente utilizzati sarebbero il piano terra, il secondo e il terzo, ma anche gli altri tre devono essere occupati per accogliere tutti gli uffici attualmente in via Bonsi.

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