Quel pluviale che danneggia il palazzo e l’immagine del Comune: visibile da tutti, ma nessuno che se ne curi

Quel pluviale che danneggia il palazzo e l’immagine del Comune: visibile da tutti, ma nessuno che se ne curi

Anche questa occasione si inquadra ottimamente nel – non – senso di cultura che alberga a Rimini, e nell’incuria verso i propri monumenti come, ad esempio e non solo, per ciò che attiene a Palazzo Maschi Lettimi, e all’ex Convento di S. Francesco

Il degrado urbano serpeggia silenzioso per la città, continuo e inesorabile, e in assenza della capacità di contrastarlo si tenta invano di nasconderlo con distrazioni mediatiche, quali pomposi annunci di mirabolanti interventi di presunti progetti di riqualificazione. Ma allorquando decadono le chiacchere, restano – ahinoi – i fatti.
Ciò che si trova in giro per la città specie riguardo il famoso Anello delle Piazzette (qui), (qui) e non solo, raggiunge il suo apice del predetto fenomeno in un luogo centralissimo della città; Palazzo Garampi. Tutti coloro che frequentano Piazza Cavour non possono non notare ciò che da tempo immemore affligge la sede simbolo dell’Istituzione cittadina.

In corrispondenza delle arcate dello storico fabbricato tra le bandiere Italiana ed Europea, fa brutta mostra un’estesa chiazza nerastra, figlia di una copiosa infiltrazione di acqua probabilmente derivante da un problema che affligge il presente pluviale, che nel tempo ha danneggiato, e continua imperterrito a farlo suo malgrado, la muratura adiacente e circostante. Essa si manifesta con la presenza di fenomeni legati proprio all’umidità persistente e ristagnante, con manifestazioni muschiose, emergenze di salinità e qualche fessurazione che ne denota l’eccessivo assorbimento dell’acqua. Poi se tutto ciò non bastasse, il mesto quadretto viene completato dallo scalcinato marcapiano soprastante, in cui l’intonaco ha ceduto non si sa se per avvilimento o rassegnazione.
Questo è lo spettacolo che va in scena da lungo tempo con l’impressione che alcuno dei frequentatori abituali del Palazzo se ne curi; ma, ne sono certo, non sfugge all’attento occhio di qualche cittadino e, soprattutto, dei vari turisti che visitano la piazza e che prendono le fotografie dei monumenti che la perimetrano, questo compreso. Forse tutto ciò accade perché non viene percepito come personale da chi risiede all’interno ma, al di là di ogni retorica, esso appartiene a tutta la città, ai riminesi, e per questo va tutelato, e salvaguardato per tramandarlo ai nostri successori così come lo è stato quando fu in buona parte ricostruito dopo le distruzioni belliche. E se questa è la cura che si riguarda al Palazzo che rappresenta Rimini, allora possiamo capire quella che si dedica alla città (!).
Anche questa occasione si inquadra ottimamente nel – non – senso di cultura che alberga a Rimini, e nell’incuria verso i propri monumenti come, ad esempio e non solo, per ciò che attiene a Palazzo Maschi Lettimi, e all’ex Convento di S. Francesco.
Questo accade Rimini dove i denari, tanti, troppi, irrorati dal cielo politico del passato sono stati spesi per robette vacue, sterili e di poco spessore e dove, al contrario, oltre a mancare una visione culturale, l’ordinaria manutenzione di ciò che di vero ci resta costituisce oltretutto un problema, se non un fastidio, o un impiccio da evitare.
Vi ricordate la Bandiera Italiana lacera e sdrucita presente per lungo tempo nell’asta del Teatro Galli (qui)? Ebbene dopo il nostro articolo in proposito è stata rimossa, e mai più – finora – rimpiazzata; viene quindi da pensare che anche l’eventuale povero pluviale farà la stessa fine. Ma siamo fiduciosi e speriamo che nelle pieghe del bilancio cittadino tra notti rosa e sagre da strapaese, si trovino i fondi per rianimare il prezioso condotto pluviale, e salvare le gloriose murature che hanno sfidato i secoli. In alternativa si potrà sempre confidare nell’intervento di qualche illuminato imprenditore locale che si prenda a cuore il caso, come avvenne per quello che era l’ormai cadente Tempietto di S. Antonio.

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