Da una parte la nuova legge nazionale che regola gli affitti brevi, dall'altra quella regionale - il cui testo è appena stato mandato in Commissione - che consentirà ai Comuni di applicare strumenti mirati. Il tema, finalmente, sembra essere affrontato dalla politica
La questione degli affitti brevi è ormai diventata un problema di portata internazionale e anche in Italia il fenomeno ha ripercussioni non di poco conto soprattutto nelle città “turistiche”, visto che queste attività sono molto più remunerative degli affitti annuali o della normale compravendita immobiliare, con l’effetto di togliere – di fatto – possibilità abitative alle famiglie residenti.
Anche per questo si è mosso il Governo e “la recente normativa nazionale che riforma gli affitti brevi sta suscitando un ampio dibattito tra cittadini, operatori turistici e proprietari di immobili”, spiega Claudio Mazzarino, Coordinatore Comunale di Fratelli d’Italia Rimini. “L’obiettivo dichiarato è quello di regolamentare un settore in forte espansione, spesso caratterizzato da disomogeneità fiscale e carenze di controllo, ma anche di rafforzare la trasparenza e garantire regole uguali per tutti. La norma introduce un’aliquota differenziata per la cedolare secca: il 21% resta applicabile al primo immobile affittato con la formula breve, mentre per gli altri casi viene stabilita un’imposizione distinta. Ogni immobile dovrà inoltre essere dotato di un Codice Identificativo Nazionale (CIN), da esporre e inserire in ogni annuncio, insieme a nuove disposizioni che rafforzano la sicurezza e la tracciabilità degli ospiti. L’obiettivo del Governo è chiaro: promuovere un turismo sostenibile e di qualità, tutelando al tempo stesso i piccoli proprietari che mettono a reddito un solo immobile e garantendo maggiori strumenti di controllo ai Comuni. Si tratta di un provvedimento che punta a contrastare l’abusivismo, favorire la residenzialità e riportare equilibrio tra mercato turistico e abitativo. Fratelli d’Italia Rimini”, spiega Mazzarino, “accoglie con favore questa riforma, che introduce regole più chiare e trasparenti in un settore cresciuto in modo rapido e disordinato negli ultimi anni. È una scelta di equilibrio e di responsabilità che difende i cittadini onesti, sostiene la legalità e valorizza il turismo come risorsa centrale del nostro territorio”.
Nel frattempo, però, anche la Regione Emilia-Romagna ha deciso di normare la questione, avviando l’iter legislativo per l’approvazione del progetto di legge regionale sugli affitti brevi. “Dopo un confronto con Comuni, associazioni di categoria e stakeholder, avviato lo scorso giugno”, fanno sapere da Bologna, “la Giunta regionale guidata dal presidente Michele de Pascale ha trasmesso all’Assemblea legislativa il testo definitivo del provvedimento, che ora passa all’esame della Commissione competente. Il testo rivisto dopo le osservazioni emerse nel corso del percorso di confronto, ha recepito una serie di indicazioni relative alla semplificazione delle procedure e alla possibilità di adattare l’applicazione alle diverse realtà locali. Resta confermata l’impostazione di fondo: nessun obbligo di intervento, ma la facoltà per le amministrazioni comunali di attivare, attraverso una variante urbanistica semplificata, strumenti regolatori mirati. L’obiettivo è rispondere alle differenti esigenze dei singoli territori, sia rispetto alla necessità di regolamentare il fenomeno degli affitti brevi, sia a quella di incentivarne l’utilizzo come opportunità di sviluppo turistico”.
“Con l’avvio dell’esame, in Commissione, del progetto di legge sugli Affitti brevi entriamo nella fase decisiva di un percorso che abbiamo costruito insieme ai territori- hanno dichiarato gli assessori regionali alla Casa, Giovanni Paglia, e al Turismo, Roberta Frisoni – con l’obiettivo di definire uno strumento urbanistico in grado di rispondere in modo concreto a esigenze diverse, attraverso soluzioni applicabili e flessibili. Il provvedimento offre ai Comuni la possibilità di intervenire in base alle caratteristiche del proprio territorio: regolamentandolo dove necessario, oppure sostenendolo nei contesti in cui può rappresentare un’opportunità di sviluppo, come nelle aree montane e nei borghi. Abbiamo lavorato per rendere il provvedimento semplice da applicare, attento alla qualità dell’offerta e capace di valorizzare le specificità locali, contribuendo anche a garantire condizioni di concorrenza più equilibrate rispetto alle strutture ricettive tradizionali. Saranno le amministrazioni comunali, in autonomia, a decidere se e come utilizzarlo”.
Nel frattempo è partita anche la nuova attività, sempre da parte della Regione, per la riqualificazione delle strutture ricettive, con un confronto tra Regione, Comuni e associazione di categoria per migliorare il quadro normativo regionale. Il primo appuntamento è previsto a metà novembre con i Comuni della costa e le assessore regionali Roberta Frisoni (Turismo, Sport, Commercio) e Irene Priolo (Infrastrutture, Mobilità, Ambiente). A seguire altri incontri saranno dedicati all’Appennino e alle altre destinazioni. “Il nuovo bando Eureca turismo che aprirà a inizio 2026 e che sosteniamo con 11 milioni di euro – spiega proprio la Frisoni – si propone di supportare la riqualificazione delle strutture ricettive. Stiamo strutturando un percorso di approfondimento e ascolto per aggiornare il quadro normativo di settore con particolare attenzione agli aspetti relativi la pianificazione urbanistica e la classificazione alberghiera. In questo contesto si inserisce anche il progetto di legge licenziato di recente dalla Giunta sugli ‘affitti brevi’, un tassello volto non solo a fornire ai Comuni più esposti uno strumento per affrontare il tema delle politiche abitative, ma anche, come sottolineato da diverse associazioni di categoria, un provvedimento pensato per rendere più omogenee le regole all’interno dell’offerta ricettiva e a migliorarne la qualità. Anche un’efficace regolamentazione dei Condhotel si inserisce tra gli strumenti da approfondire in questo contesto per migliorare e diversificare sempre più la nostra offerta”.


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