AIA: un sindacato in giallo

AIA: un sindacato in giallo

Come molti ben sapranno, i sindacati gialli sono quelli che, invece di fare gli interessi dei loro tesserati, sono proni sulle posizioni della controp

Come molti ben sapranno, i sindacati gialli sono quelli che, invece di fare gli interessi dei loro tesserati, sono proni sulle posizioni della controparte.
Non è difficile, in questo senso, notare come l’Associazione Italiana Albergatori abbia, col tempo, assunto più che altro una veste di corporazione intenta a garantire ai vertici posizioni di governo di fatto della città, vedasi il ruolo nella società Piano Strategico, deputata proprio allo scopo di governo occulto e pronta a ridisegnare la città su misura per alcuni albergatori (alcuni, per l’appunto). Si può addirittura dire che la grande attenzione alla vis governativa l’abbia distratta dal suo ruolo di sindacato.
Appare quindi anche strano che gli albergatori riminesi non pensino a sfiduciarla in massa, sebbene inizino a sentirsi i primi rumors da parte di chi, lontano dall’establishment, sta pensando all’addio in grande stile. Basti pensare al caso di Misano Adriatico, dove Asshotel, legata comunque a Confesercenti, sta iniziando ad erodere un certo numero di membri all’associazione (si parla di 50 defezioni).
Le accuse da poter rivolgere ad AIA sono infatti molteplici. In primo luogo, è un sindacato che non ascolta i suoi associati. Lamentano alcuni albergatori riminesi l’assoluta assenza di tavoli di lavoro, dove si possano accogliere le proposte e le richieste di aiuto.
Ruolo di un sindacato dovrebbe essere quello di percepire i problemi di una categoria e domandare soluzioni ai governi; AIA, al contrario, pare invece puntare più ad ergersi ad organo detentore in prima persona del potere esecutivo, al solo fine però di assicurare posizioni di potere politico ai dirigenti, senza alcun interesse per la base. Ad esempio, un problema sentito dagli albergatori è quello dei contratti di lavoro stagionali, costosi come contratti annuali ma dall’utilizzo inevitabile in un contesto come quello riminese. La richiesta di premere per contratti stagionali meno costosi, formulata alla dirigenza, non ha ottenuto alcun riscontro; sarebbe stata, fra l’altro, una misura utilissima per combattere la piaga del lavoro nero.
Anche per quanto attiene alla fornitura di servizi base, quali i corsi di primo soccorso e antincendio, l’Associazione Italiana Albergatori non offre nulla che non sia a pagamento, annullando di fatto il più semplice ed evidente vantaggio che avrebbero gli iscritti. Altri soggetti, invece, offrono corsi gratuiti.
L’accusa più eclatante, però, anche per la forza che ha avuto nel lanciare il recente boom di addii, è quella di non aver fatto nulla per impedire l’introduzione della tassa di soggiorno nel riminese. Al contrario, il Presidente di AIA Patrizia Rinaldis diede il proprio assenso all’eventuale introduzione della tassa quando ancora la medesima non era stata formalmente proposta, scelta segno di una totale subalternità al governo locale marcato PD. E come potrebbe essere diversamente, se l’associazione è legata a doppio filo all’amministrazione mediante Piano Strategico, avendo perso ogni barlume di indipendenza?
Sembrano parole forti, ma gli elementi che spingono in questa direzione sono anche altri. Quando l’Aeroporto Federico Fellini, percepito come fondamentale dagli albergatori, era agonizzante per via dello scandalo Aeradria, l’associazione nulla fece per chiederne il salvataggio. La beffa, però, arrivò per i membri quando scoprirono che AIA era patrimonialmente implicata nella gestione dello scalo, fino a subire sconquassi economici successivamente al fallimento con la storica sede di Rimini Sud a rischio pignoramento da parte dei creditori.
Far parte di AIA, quindi, significa oggi essere partecipi di un moloch politicamente potente ma completamente inutile nella difesa della categoria, in quanto intento solo ad ottenere potere politico per i suoi membri apicali, finalizzato poi a partorire progetti urbanistici che favoriscano le strutture dei medesimi; gli albergatori senza voce dovrebbero quindi cercare semplicemente un po’ di indipendenza dall’esecutivo, ed il ritorno ad un sindacato che faccia il suo lavoro.
Basterebbe una piattaforma programmatica basica di lotta serrata alle amministrazioni sulla tassa di soggiorno, nell’interesse degli albergatori meno politicamente coinvolti e quindi completamente abbandonati da AIA. E’ infatti esattamente quello che sta facendo Asshotel, arrivando a costruirsi una certa base di membri fra Misano Adriatico, Riccione e Rimini quando fino a poco tempo fa era praticamente inconsistente. Con questa semplice scelta, quindi, qualunque piccola organizzazione di categoria eroderebbe numerosi soci al sindacato storico, non a caso oltre ai soci Asshotel alcuni imprenditori del settore si stanno attivando per creare consorzi, associazioni e soggetti di tipo diverso per ottenere una rappresentazione più libera e indipendente dal corporativismo dominante.

Associazione Vincere per Rimini