Ampliamento Fiera: il Comune nega l’accesso agli atti rinviandolo, oltre 200 cittadini fanno ricorso al Difensore Civico

Ampliamento Fiera: il Comune nega l’accesso agli atti rinviandolo, oltre 200 cittadini fanno ricorso al Difensore Civico

"Si precisa, ancora una volta, che non ci opponiamo allo sviluppo e all'economia di Rimini, siamo contro questo metodo di procedere e di amministrare la cosa pubblica"

L’ampliamento della fiera di Rimini sta diventando un tema politico enorme, grazie più ai cittadini che alla politica stessa. Sulla questione, infatti, pare sia calato un diplomatico silenzio da ambo gli schieramenti: la maggioranza di centrosinistra, dopo un po’ di annunci non ne parla più, la Giunta ha fatto gli incontri pubblici – le va dato atto – ma anche qui dopo la pubblicazione sul BURERT non ne ha più parlato, le opposizioni men che meno, quasi che siano tacitamente d’accordo nell’allargamento senza se e senza ma del polo fieristico. A mantenere vivo il dibattito ci pensano i cittadini, alla fine. Sia nella zona nord, con il Comitato per la Vivibilità – Rimini e il suo “Osservatorio Ampliamento Fiera” che ha depositato una corposa osservazione al progetto, sia nella zona sud, dove i Comitati chiedono che l’opera strategica possa arrivare tra Miramare e il Marano (lo stesso speravano del Palacongressi 2), considerate zone periferiche e senza, appunto, opere strategiche.
La questione, dicevamo, diventa enorme. Non tanto per il progetto in sé che è sicuramente interessante a tutti i livelli, ma per la gestione dello stesso e soprattutto la gestione delle conseguenze di un ampliamento così importante in un’area già fortemente critica a livello di infrastrutture, viabilità, traffico ecc ecc. Il tema diventa politico, perché se è vero che l’Osservatorio Ampliamento Fiera ha depositato un’osservazione al progetto a conclusione di una campagna di raccolte firme, è altrettanto vero che dal Comune non ci pensano proprio ad accendere la luce sul procedimento. La notizia di queste ore apre quindi una nuova fase, di contesa e non più solo di confronto. Una contesa politica, anche se ancora nell’alveo tecnico. Dopo che l’avvocato incaricato da 246 cittadini ha formalmente diffidato l’Amministrazione comunale a fornire riscontro all’istanza di accesso agli atti presentata l’11 maggio e successivamente sollecitata il 28 maggio, infatti, oltre duecento cittadini hanno presentato un ricorso al Difensore Civico della Regione Emilia-Romagna contro la decisione del Comune di Rimini di rimandare l’accesso agli atti relativi al procedimento per l’ampliamento del polo fieristico di Rimini Ovest. I cittadini avevano chiesto di poter visionare le osservazioni presentate da altri soggetti e i contributi istruttori acquisiti dall’Amministrazione, al fine di esercitare pienamente il proprio diritto di partecipazione al procedimento. “Il Comune”, spiegano, “ha invece rinviato l’accesso alla conclusione dell’iter amministrativo. Secondo il ricorso, tale decisione rischia di svuotare di significato il diritto di partecipazione e di difesa dei cittadini, impedendo loro di conoscere tempestivamente gli elementi istruttori sui quali verranno assunte decisioni destinate a incidere sul territorio e sulla qualità della vita dei residenti. Con il ricorso si chiede pertanto al Difensore Civico di dichiarare illegittimo il differimento disposto dal Comune e di sollecitare il rilascio della documentazione richiesta senza ulteriori ritardi”.
I cittadini ricorrenti confermano poi “la volontà di seguire con attenzione tutte le fasi del procedimento e ribadiscono la necessità che ogni decisione avvenga nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, partecipazione e corretta informazione. Si precisa, ancora una volta, che non ci opponiamo allo sviluppo e all’economia di Rimini, siamo contro questo metodo di procedere e di amministrare la “cosa pubblica”. PRIMA le opere infrastrutturali, soprattutto a supporto della mobilità e DOPO, SOLO DOPO la costruzione di altre polarità attrattive. In altre parole, rileviamo che il metodo oramai consolidato a Rimini di privilegiare la realizzazione del tetto della casa prima di aver consolidato adeguate fondamenta, non debba continuare ad essere perseguito”.

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