Anche da Rimini parte la mobilitazione per dire no alla legge Cirinnà

Anche da Rimini parte la mobilitazione per dire no alla legge Cirinnà

"Anche da Rimini ci si mobilita per fermare il Disegno di legge Cirinnà, che equipara le unioni civili al matrimonio e tenta di introdurre forme di ad

“Anche da Rimini ci si mobilita per fermare il Disegno di legge Cirinnà, che equipara le unioni civili al matrimonio e tenta di introdurre forme di adozione per le convivenze omosessuali”. L’iniziativa è del Comitato locale “Difendiamo i nostri figli“. Gruppi spontanei si stanno organizzando in vista della partecipazione al “Family Day” di sabato prossimo, 30 gennaio, nella capitale. “Si tratta di ritrovi trasversali a varie associazioni e movimenti presenti in città e in diocesi”.
Il primo appuntamento è per mercoledì 27 gennaio, alle ore 21 nel Santuario Madonna della Misericordia (Santa Chiara), via Santa Chiara 28 a Rimini. E’ stata promossa «Un’ora di guardia», la “catena” di preghiera iniziata in tutta Italia ai primi di gennaio. L’avvocato Luca De Sio, civilista esperto della materia, introdurrà parlando di “Che cosa c’è in gioco”, seguiranno l’adorazione eucaristica e la preghiera del rosario accompagnata dai canti.
Sono inoltre iniziate le iscrizioni per partecipare al Family day del 30 gennaio a Roma, con il tour-operator Istoria Viaggi.
Gli organizzatori segnalano in questo contesto, un intervento del vescovo di Rimini, pubblicato giovedì sul sito web della diocesi, nel quale mons. Francesco Lambiasi si mette «dalla parte dei bambini e delle famiglie» e afferma fra l’altro: «ritengo che non si possa parlare di un diritto al o sul bambino, ma del bambino: di essere riconosciuto, accolto, compreso dalla madre e dal padre; di godere di una sicurezza e stabilità affettiva per scoprire la propria identità; di venire educato in una scuola che rispetti gli orientamenti religiosi e morali delle rispettive famiglie e sia aperta a un costruttivo pluralismo.» E ancora: «Mi fa male vedere che l’Italia è il secondo paese al mondo con il più basso indice di crescita demografica. Come pure mi rattrista constatare che lo Stato fa poco, pochissimo per onorare l’impegno costituzionale di sostenere le famiglie, soprattutto le più povere, che spesso sono anche le più numerose di figli.»