Anfiteatro: l’amministrazione resta ferma sulla coesistenza sotto al CEIS. Insomma, per loro la scuola deve restare “lì come non era”

Anfiteatro: l’amministrazione resta ferma sulla coesistenza sotto al CEIS. Insomma, per loro la scuola deve restare “lì come non era”

La telenovela Anfiteatro-CEIS è sbarcata di nuovo in Consiglio Comunale, ma le posizioni dell'amministrazione comunale non cambiano nemmeno dopo la relazione archeologica, gli abusi pendenti e la concreta possibilità che fondi regionali o statali possano consentire di spostare, preservare e riqualificare la scuola altrove

Giovedì sera 6 novembre è andata in scena l’ennesima puntata della telenovela più lunga del mondo. È importante narrarne lo svolgimento perché, come nel genere televisivo latinoamericano, qui eccelsamente superato sia nei tempi che nella scenografia, oltre alla trama di base ha riservato importanti colpi di scena finora inediti. Di fatto è una elaborazione del formato classico a cui è stata aggiunta la verità storica; e questa invenzione dovrebbe essere tutelata come patrimonio riminese. Si tratta del Consiglio Comunale nel quale si è tornati a parlare del problema Anfiteatro – CEIS. È bene ripercorrere questo lungo evento nelle fasi salienti e significative perché si sono finalmente e palesemente rese note, al di là della realtà attuale, le vere intenzioni di ciò che si vuole o non vuole fare, riguardo la grottesca situazione che ancora persiste.
LA PREMESSA
L’Assessore alla cultura, che ha preso per primo la parola, ha esordito affermando che per l’occasione era stata invitata la Soprintendente ma che non aveva potuto essere presente, ha auspicato, con il solito ritornello, che “sia un esercizio di trasparenza e di confronto civico” ma pure “di volersi anche allontanare da quella coltre di fumo ideologico che ha caratterizzato questa vicenda per tanti anni” (?); riferendosi inoltre a “polemiche” (?) tanto per completare ciò che solo una maggioranza in difficoltà può percepire. Come si può parlare di confronto quando si persevera in una decisione già scritta da tempo, e si continuano ad invocare presunte e inesistenti ideologie avverse, o altre fantasiose motivazioni, questo ci dovrebbe essere spiegato. Basterebbe semplicemente leggere gli atti del Consiglio Comunale e delle Commissioni specifiche, per comprendere che nessuno ha mai agito in maniera ideologica, ma sempre riconoscendo il valore del CEIS e dell’Anfiteatro come importanti peculiarità cittadine però doverosamente disgiunte tra loro, cercando una soluzione condivisa per la dignità di entrambi. In seguito la solita minestrina riscaldata, pure avariata, sulla relazione degli archeologi, con un’interpretazione assai personalizzata, ed un excursus sulla storia dello sventurato monumento peraltro ormai a tutti nota. Tralasciando il resto e le presunte mille difficoltà enumerate per gestire la questione, che seppur complessa, tutte di possibile risoluzione solo se lo si volesse, si giunge quasi alla fine con il ribadire “che bisogna comprendere e iniziare a lavorare per far sì che il CEIS e l’anfiteatro possano coesistere e arricchirsi a vicenda”; (?) intraducibile! Poi il rincalzo con il ripetere della pregevole attività del Centro educativo, che nessuno ha mai messo in discussione. Oltre alle altre amene parole di rito, riferendosi alla sola parte scavata ecco giungere all’affermazione che “siamo disponibili e ci impegneremo ad avviare un intervento di valorizzazione dell’area dell’anfiteatro oggi scoperta che parta dalla sua pulitura, che poi si integri, si completi in un progetto …”. E questo è il concetto di valorizzazione del monumento, che la mancata – per fortuna – capitale della cultura ha in serbo. Evitiamo il seguito dal contenuto idilliaco ma di alcuna pratica sostanza, e solo organico a giustificare improbabili scelte.
LA RELAZIONE
La relazione degli archeologi è stata riconosciuta unanimemente ben redatta, pur con qualche distinguo. Si è rilevato che la stessa non conteneva riferimenti agli strumenti urbanistici emessi dalle Amministrazioni comunali nel tempo, ma neppure agli impegni ufficiali parimenti presi dalle stesse e dalla dirigenza del CEIS. È inoltre emerso che il documento non avrebbe dovuto racchiudere alcune considerazioni sulla presenza del CEIS in quell’area, poiché estranee al carattere storico e documentale precipuo dell’elaborato. Inoltre il Consigliere Spina ha affermato che il documento è stato interpretato, e non assunto nel suo vero significato, in modo proprio dalla maggioranza per giustificare la sua chiara linea.
I COLPI DI SCENA (GLI ENNESIMI)
L’Assessore alla cultura ha dato conto di un colloquio con la Soprintendenza del giorno precedente, in cui è emerso che in questo caso si è davanti a due beni culturali (Anfiteatro e CEIS), con pari tutela, e questo in forza del fatto che l’installazione ha superato i 70 anni di età e, pertanto, in base alle leggi vigenti quest’ultimo tutelato come bene storico.
Nel suo Intervento il Consigliere Ceccarelli ha affermato “… perché il CEIS ha parlato e scritto che è sua intenzione e sua volontà fare un’usucapione dei terreni dell’anfiteatro. Allora, quando questo ente così ben voluto da tutta la città, ma ancor più da questa amministrazione, dalle amministrazioni che sono state prima di queste, com’è compatibile che il CEIS che è questa istituzione lodata continuamente decida di intendere usucapire quei terreni, che sono coperti da vincolo archeologico …”
Il Consigliere Spina ha reso noto un tentativo di trasferimento del diritto di superficie da parte del Comune, proprietario dell’area su cui insiste il CEIS a favore dello stesso. Ciò avvenne con una voltura fatta nel 2012 in base ad un atto del 1989 per la quota di 1000 millesimi ma in totale assenza di atti legali giustificativi.
I PRESUNTI ABUSI
L’assessora Ridolfi ha fatto il punto della situazione sui presunti abusi edilizi a suo tempo accertati, e che per essi pende una causa penale tuttora in corso, affermando che in alcuni casi per “i manufatti denominati 2A, 2B e 2 e 4A sono stati realizzati in un’epoca in cui il Comune amministrò l’asilo, quindi sono direttamente imputabili all’iniziativa dell’amministrazione comunale e quindi legittimi”. Poi riferendo per quanto attiene agli altri concludeva che “già l’assessore Lari ha evidenziato come la più parte siano di fatto padiglioni … che hanno più di 70 anni di  età che sono attribuiti a eh architetti non più viventi, perché questa è la condizione essenziale, poi una delle due condizioni essenziali che è l’articolo 12 comma 1 del testo unico dei beni culturali, del codice dei beni culturali prevede, ovvero che fino a quando non siano state effettuate eventuali verifiche di sussistenza, i beni che hanno più di 70 anni di età e che sono stati realizzati da autori non più viventi vengano assoggettati a vincolo”.
Nella sua replica finale la stessa Assessora ha poi voluto fare chiarezza sulle affermazioni del Presidente del CEIS apparse su tutti i mezzi di informazione locali, secondo cui “… I nostri tecnici stanno lavorando insieme a quelli del Comune per trovare una soluzione e regolarizzare una volta per tutte i fabbricati”, più volte riportata e sottolineata dagli intervenuti alla discussione. Ha negato interlocuzioni privilegiate, e l’inesistenza dei presupposti per l’usucapione dell’area. Però, specie in questo clima, sarebbe stato più saggio e prudente evitare di esternare quella frase detta in quel modo.
Il Consigliere Spina ha invece anche parlato di abusi edilizi a tutto campo. Ricordando che il vincolo del 1914 che vietava ogni edificazione nel sedime dell’Anfiteatro ha ancora valore, e che ciò che insiste sull’area non ha mai avuto alcun titolo autorizzativo. A tal proposito anche il Consigliere Ceccarelli ha ricordato che “in parte sono (i presunti abusi) ancora pendenti presso il TAR di Bologna”.
IL MODUS OPERANDI E LA TRASPARENZA
Il Consigliere Ceccarelli ha biasimato il modo con cui è stata gestita la sua richiesta di accesso agli atti. Inoltrata il 3 di luglio, per ottenere copia della relazione degli archeologi che, sebbene in possesso dell’Amministrazione già dal 10 di agosto, solo dopo tre solleciti è riuscito ad averla alla fine del mese di Settembre (quando usciva “urbi et orbi” contemporaneamente su tutti i mezzi di informazione locale) ndr.
Inoltre ha ricordato che ogni tentativo di invitare personaggi qualificati del mondo della cultura durante le discussioni, questo è stato sempre negato. Come pure ha sottolineato, che se prima lo slogan corrente era “non conviene intervenire su quel luogo perché tanto non c’è niente”, ora nonostante si abbia una relazione che afferma il contrario, è cambiato “da tanto lì non c’è niente, a non conviene”.
GLI INTERVENTI IN GENERALE
A parte qualche flebile intervento di esponenti di maggioranza, concretamente in difficoltà per la carenza di sostanziali argomenti per la “puntellatura della tesi istituzionale”, sono emersi i seguenti aspetti:

  • Intorno all’argomento non esiste alcuna sorta di “guerra ideologica” o pregiudizio di qualsivoglia natura e gli Atti Consiliari, qualora qualcuno volesse rileggerli, lo confermano inequivocabilmente;
  • Le – in questo caso – cosiddette “opposizioni” pur sempre facendo rilevare la necessità di dirimere la situazione, hanno sempre sostenuto il valore del CEIS e dell’Anfiteatro come peculiarità imprescindibili per la città, ma non conciliabili nello stesso sito. E qui auspicando il trasferimento della struttura educativa in altra sede più idonea che permetterebbe un ulteriore sviluppo della sua attività;
  • Le stesse predette hanno sempre offerto – invano – la loro collaborazione qualora essa fosse stata chiesta al fine di addivenire ad una risoluzione del caso;
  • Una insensibile considerazione da parte dell’Amministrazione governante, sia a coinvolgere la politica tutta per risolvere la situazione e, quindi, al dialogo.
  • Diversi Consiglieri hanno citato esempi di ciò che sta avvenendo in varie parti del Paese, in cui si scoprono e si recuperano e si valorizzano, vestigia di Anfiteatri meno importanti del nostro ma anche con ritrovamenti di minore consistenza.
  • Il Consigliere Ceccarelli ha poi proposto una importante domanda alla quale non ha avuto risposta. “Qual è la posizione dei consiglieri nominati dal sindaco all’interno del CEIS quando si trattò di votare la presa di posizione contro l’amministrazione comunale? I nominati dal sindaco sono con l’amministrazione comunale perché hanno rilevato un abuso, quindi inaccettabile, perché questo ha scritto l’amministrazione o stanno col CEIS e quindi dimenticano di essere stati nominati dall’amministrazione, perché normalmente chi viene nominato dal sindaco tendenzialmente dovrebbe essere all’interno per portare avanti le posizioni dell’amministrazione comunale. Lo dico questo perché … cioè uno nomina delle persone per essere sì che ci sia una voce e un rapporto continuo fra l’amministrazione comunale. È una garanzia …”

LE SOLUZIONI PROPOSTE
Riferendosi al primo capoverso del punto dei “Colpi di scena” si è aperta una nuova finestra. In funzione del fatto che anche il CEIS sembra divenuto un monumento da tutelare, a questo punto sarebbe più agevole adire all’intervento dello Stato per il suo trasferimento in altra più idonea sede; perché come ha – giustamente – affermato qualche consigliere che il CEIS si può certamente spostare pur mantenendo la sua particolarità, l’Anfiteatro no.
L’INTERVENTO FINALE DEL SINDACO
Intervenendo alla fine del Consiglio il Sindaco ha premesso, tanto per far comprendere di non provenire dalla realtà della struttura educativa in questione, affermando che “Io ero alle scuole dalle sorelle dell’Immacolata a Miramare, dalle scuole di Tommasi e quindi …, diciamo, da questo punto di vista penso di poter dire di essere super partes”. Inoltre: “perché io ho letto delle patacate terribili in questi giorni. Eh, persino qualcuno che parla di ricostruzione filologica. Sì, … questo è stato è stato scritto, tra l’altro, su alcuni siti molto attenti alla questione dell’anfiteatro, ricostruzione filologica dell’anfiteatro di Rimini. Allora io dico, perché non ricostruiamo la porzione mancante meridionale del Colosseo? Pompei, Caracalla, diciamo che c’è un limite alle patacate e … vogliamo quindi rimanere sul tema”.
Però si è dimenticato, ma può capitare s’intende, che nel 2022 in occasione della prima proiezione del documentario “Lo spazio che vive”, dedicato appunto all’asilo italo-svizzero, prodotto dal Gruppo Icaro, Ceis e Fondazione Margherita Zoebeli, in sala, presente tutta la schiera dei massimi rappresentanti del Pd nelle istituzioni, dalla vicesindaca Chiara Bellini, dall’ex sindaco Andrea Gnassi, dalla presidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, Emma Petitti, a tutti i vertici del Ceis, il direttore del Ponte Giovanni Tonelli e tanti altri, il Sindaco, anch’egli presente e tuttora in carica, avrebbe asserito pubblicamente che “il CEIS vale un anfiteatro” (qui); “carta canta … “!
Poi lamentando la mancanza di risorse economiche anche in vista degli interventi da realizzarsi per la sopravvivenza della Domus del Chirurgo, ha fatto comprendere che qualora il Ministero erogasse fondi per l’argomento specifico, la cosa si potrebbe prendere in considerazione ma per l’intanto lo stato della situazione permane come tale.
LE CONSIDERAZIONI FINALI

  • Emerge la ferrea volontà di lasciare la situazione come tale è, accampando mille presunti motivi ostativi anche a fronte di una relazione storica ed archeologica che indica le opportunità che potrebbero derivare dal sottosuolo;
  • Data la equiparazione del CEIS all’Anfiteatro come monumento da salvaguardare, si potrebbe tentare di adire a fondi statali per procedere con l’operazione di separazione, ma praticare parallelamente anche altre strade (qui);
  • Quanto alle dichiarazioni del Sindaco circa “su alcuni siti molto attenti alla questione dell’anfiteatro, ricostruzione filologica dell’anfiteatro di Rimini”. Sarebbe bene che il Sindaco rendesse noto da quale fonte ha assunto quelle “patacate” e quali esse siano, perché diversamente si continuerebbe ad alimentare la confusione sul tema creando solo disinformazione.
  • Nessuna delle parti che sostengono la causa della liberazione dell’Anfiteatro e lo spostamento del CEIS ha mai agito per fini politici o ideologici. Lo dicono gli Atti consiliari e delle Commissioni tematiche, e chi lo nega o lo fa strumentalmente, o dimostra di non conoscere ciò a cui assiste, e neppure poi si prende la briga di andarseli a leggere;
  • Al contrario chi ha sempre invocato, ed invoca, fini politici o ideologici lo ha fatto o lo fa, magari per pari scopi in “ad verso”, o per nascondere le proprie incapacità a risolvere la complicata situazione. Inoltre chi continua ad alimentare questo puerile e inesistente filone, farebbe bene ad astenersi in tal senso in quanto mina la propria stessa credibilità;
  • Continuando a sostenere la tesi – impossibile – circa la convivenza delle due realtà nello stesso sito, si dimostra solo lo spregio per il monumento romano;
  • Altro aspetto è quello economico. Occorre ricordare che Rimini in un recente passato, è stata alluvionata da una marea di denaro tutto speso in pessimi ed improbabili progetti che hanno imbruttito la città. Il museo Fellini stipato in un capolavoro del ‘400 in cui operò Brunelleschi (la Rocca Malatestiana), poco visitato e di scarso interesse, come pure il Part in cui sono stati spesi ingenti somme nel palazzo che lo contiene per approntarlo a quel fine, e poi dopo essere stato aperto per un breve periodo, nuovamente chiuso per oltre un anno durante il quale sono state impegnate altre consistenti dispendi. Fino alla sua ultima apertura che lo vede come sempre poco frequentato, tanto che di recente ospita una “piccante” ma attrattiva rassegna fotografica che in passato avrebbe trovato dimora altrove; e questo allo scopo di incrementare i visitatori. Fallimenti di cui nessuno renderà mai conto alla Città.
  • Tra le “preoccupazioni” spesso emerse semmai si sterrasse tutta la sede dell’Anfiteatro una volta liberato, circa la sua conservazione, manutenzione e guardiania per non farlo cadere nel degrado ma anche per la sua utilizzazione. Premesso che attualmente la parte scavata, seppur misera nell’ampiezza totale, è già in preda al degrado e alloggio di soggetti inopportuni e qualche vandalismo rimasto al suo posto per lungo tempo nonostante le molte segnalazioni al riguardo (qui), avrebbe senz’altro una sua valenza inserendolo in un percorso storico assieme al Ponte di Augusto e Tiberio e l’Arco di Augusto.

Ma proseguiamo. A lato della Rocca Malatestiana in quella che doveva essere un’area compresa nella mancata riscoperta della grandezza del Castello e della sua totale conformazione originaria, è stata creata una sorta di raffazzonato alieno “non luogo”, cosiddetto “Arena di Francesca da Rimini” (?) quale scelta improvvida ed insensata in quel contesto, per celebrare eventi di vario genere.
Ebbene l’area dell’Anfiteatro una volta resa libera ed opportunamente valorizzata, potrebbe diventare la sede giusta per ospitare le manifestazioni estive magari con ulteriori cartelloni di spettacoli culturali tanto da rendere viva la zona, ed offrire un valore aggiunto al turismo specie quello culturale. A conferma di questo valga la grande partecipazione di pubblico intervenuto l’estate scorsa in quel sito, per la rievocazione storica, a cura della Legio XIII, del passaggio di Augusto da Rimini dopo la battaglia di Modena.
Ma nonostante tutto si preferisce arrampicarsi sugli specchi accampando qualsiasi scusa anche improbabile, purché sia utile a mantenere lo stato delle cose come tale è; un esercizio di miopia e di arroganza dal quale la città ne esce ferita, sconfitta e penalizzata. Altro che esercizio di trasparenza e di confronto civico.
Il Consigliere Spina, alla fine del suo intervento, ha altresì annunciato che il Sottosegretario alla Cultura effettuerà prossimamente un sopralluogo all’Anfiteatro; e la telenovela continua.

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