L'annunciata visita del Sottosegretario al Ministero della Cultura nel sito dell’Anfiteatro, su iniziativa di consiglieri e parlamentari del centrodestra, scatena la solita macchina di difesa della compagine amministrativa locale, sorda da sempre a rimettere l'interesse pubblico al primo posto quando si parla del sito archeologico in oggetto. E salta fuori un'incredibile e fantasiosa cifra di 30 milioni di euro per lo spostamento del CEIS
È fin troppo chiaro che la decisione di negare l’Anfiteatro Romano all’interesse pubblico è cosa personale della compagine amministrativa che regna a Rimini fin dal dopoguerra in poi, ma non della città che si auspicherebbe da sempre il contrario. Non è ammesso alcun dialogo, interlocuzione sul tema, né quantomeno un coinvolgimento con soggetti culturali anche civici, che sarebbe organico per trovare soluzioni degne e condivise che non contemplino l’apodittico intento che tutto deve rimanere così come è. Anzi chi rifiuta questo dogma diviene automaticamente un nemico da osteggiare e, a volte, dileggiare; per questo si invocano da sempre guerre ideologiche ed ultimamente – udite udite – di religione, pratiche di fatto assai puerili utili solo a creare confusione.
Ma nel solito modus operandi di sempre, e con il consueto e scontato consunto copione, va in scena il recente episodio protagonista di questi giorni. L’occasione è stata l’annunciata visita del Sottosegretario al Ministero della Cultura nel sito dell’Anfiteatro, prevista per il 2 febbraio prossimo, promossa da personaggi politici locali; apriti cielo quindi, e così si è messo in campo tutto il campionario della macchina istituzionale dell’Amministrazione cittadina, tra indignazione e biasimo riassunto in una “lesa maestà”.
In un mezzo di informazione ad essa vicino si argomenta di “La passerella del centrodestra all’Anfiteatro: gravissimo scavalcare l’Amministrazione comunale”, sminuendo e banalizzando l’evento definendolo, come detto, un fatto “gravissimo” (addirittura in grassetto – sic!) e disapprovando per l’orario in cui programmato, interrompendo lo studio. Poi si rincara la dose parlando di “confusione istituzionale senza precedenti”, di forzatura e scorrettezza e di un’iniziativa meramente politica ed altre amenità del genere. Infine, in sintesi, si afferma che se l’intenzione del centrodestra è di spostare il CEIS e di scavare nell’Anfiteatro, deve mettere a bilancio dello Stato una somma di “circa 30 milioni di euro”(!).
A tale proposito occorre rammentare alcuni aspetti peculiari che hanno sempre caratterizzato la vicenda. Non si tratta di una banale “passerella”, ma a fronte di una sordità istituzionale locale ostile alla risoluzione del problema, qualcosa si sta muovendo in senso opposto con l’intervento di altre titolate figure che hanno capito che è giunta l’ora di dirimere la situazione. Inoltre non è strano, anzi pregevole, che un politico locale o eletto nel Parlamento dal territorio di provenienza, si interessi e si adoperi per affrontare e magari risolvere i problemi che lo riguardano, anche se ciò non accade per tutti gli altri, in questo caso nelle compagini politiche di altra estrazione.
In ultimo, per ora, la spesa sparata di 30 milioni di euro per lo spostamento del CEIS! Premesso che per questo i vari strumenti urbanistici avevano già previsto aree di trasferimento, i bilanci positivi dell’Istituto, peraltro privato e non pubblico, potrebbero permettergli crediti, ma anche per la sua peculiarità didattica, anche donazioni per affrontare tranquillamente il trasferimento. Ciò detto, pertanto, la fantasiosa cifra si ridurrebbe in modo assai notevole e di fronte ad un evento importante, riscoperta, valorizzazione e risvolto mediatico, diverrebbe proponibile da ricercarsi in un finanziamento statale nel seno della cultura come sta accadendo in varie parti del Paese; ma per questo si vuole progettualità e ancor prima volontà, ingredienti totalmente assenti nel nostro paesuccio di provincia.
Alla reazione di cui si sono sintetizzati i tratti salienti, è seguito un comunicato dell’Assessore alla Cultura che al di là delle solite cose di rito afferma che: “Al Sottosegretario offriremo in dono un’altra cosa: il volume … ‘Memoria come futuro. Cinquant’anni di vita del CEIS’. Oltre ad essere una lettura utile ed interessante perché ha il ruolo di rappresentare la Cultura del Paese, può essere uno strumento necessario a capire lo spazio educativo in cui lunedì si entra, mi pare senza tanta voglia di bussare”. Sarebbe invece meglio che al Sottosegretario fosse spiegato anche il motivo per cui non si vuole abbandonare il sito archeologico, sebbene occupato in via provvisoria come da condizione iniziale.
Qui non si discute il valore dell’Istituto, ma il fatto che esso insiste in modo provvisorio su un sito storico pubblico in cui esistono dei vincoli di inedificabilità assoluta del 1913, 1914 e 1925, e il resto sono solo chiacchiere e soliti mezzucci ormai privi di credibilità per distrarre l’attenzione dal vero problema, che si traduce solo in un atto di arroganza.
Nessuno ha mai messo in discussione la validità del CEIS ed il suo scopo educativo ma non per questo questa sua peculiarità è legata al sito che attualmente occupa. Un esempio concreto in questo senso risiede nell’Asilo Baldini che pur cambiando varie volte nel tempo la sede, ha conservato sempre e comunque le sue eccellenze educative. Con ciò dimostrando che la sostanza non è collegata al luogo.
Infine alcune considerazioni; la prima è come nel sistema educativo del CEIS, si affronta il problema della tutela dei siti storici di una città e della loro conservazione, valorizzazione e fruizione per la collettività; magari anch’essa da spiegare al Sottosegretario. Il secondo è come un’Amministrazione possa giustamente pretendere dai cittadini il rispetto delle regole, quando in questo caso abdica all’interesse pubblico per quello privato, seppure trattasi di meritevole Istituto ma che sempre privato è.
Sono queste le risposte che la città si aspetta da anni, perché stanca delle solite fantasiose e improbabili motivazioni ideologiche a cui nessuno crede più, ma che non arriveranno mai. Resta l’auspicio che questa scompaginata accoglienza alla visita dei rappresentanti delle Istituzioni della Repubblica Italiana, serva loro per capire in che ambito ci si muove a Rimini rispetto alla cultura in generale, ma in questo caso specifico tra interesse privato e pubblico, e che sia di stimolo per risolverla definitivamente dimostrando quella capacità che invece è completamente assente in quelle locali.


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