La visita del Sottosegretario Mazzi rimandata per sopraggiunti impegni dell'Assessore Lari: nessuno l'ha detto, nonostante gli strali e le polemiche che ne hanno accompagnato l'annuncio
L’annunciato sopralluogo del Sottosegretario alla Cultura previsto per il trascorso 2 febbraio, non è avvenuto – come comunicatoci dall’ufficio stampa del Comune successivamente alla pubblicazione di questo articolo, che è stato pertanto aggiornato – per la concomitanza di una cerimonia funebre che ha coinvolto la comunità riminese, e in segno di rispetto, la visita è stata rinviata ufficialmente a data successiva che sarà comunicata nei prossimi giorni, come si evince da una nota dello stesso Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi.
Pochi hanno dato in verità contezza dell’accaduto, al contrario di come invece, qualcuno, aveva fatto in precedenza allorché appresa la notizia.
Ma noi vogliamo tornare doverosamente sul tema del negato Anfiteatro Romano riminese, che in questi giorni caratterizzato da sterili polemiche conseguenti alla visita del Sottosegretario alla Cultura. Non c’è nulla di strano se l’evento sia stato sollecitato da politici locali perché nell’ambito delle loro prerogative, quali quelle di interessarsi del territorio di loro appartenenza, a differenza di altri di provenienza politica opposta ormai scomparsi dai radar.
E’ bene soffermarsi su un aspetto peculiare contenuto nel famoso articolo sull’argomento apparso in un mezzo di informazione vicino alla compagine politica regnante si leggeva, tra l’altro, “Se davvero il centrodestra vuole spostare il Ceis e avviare gli scavi dell’Anfiteatro, lo dica apertamente e metta a bilancio dello Stato le risorse necessarie. Servono circa 30 milioni di euro.”. L’assunto, quasi una sfida, è in realtà di un certo effetto ma evidentemente strumentale, oltreché fine a sé stesso, e ne vedremo la ragione.
Senza girovagare tanto per l’Italia in cui si stanno scoprendo e valorizzando le nostre testimonianze culturali del passato, di cui abbiamo sempre dato importante risalto (uno sei tanti esempi qui), restiamo nella nostra Romagna.
Di recente a Predappio, nel 2024, si è conclusa nei giorni scorsi la terza campagna di scavi dell’Università di Parma nel sito archeologico della villa romana di Fiumana che hanno portato alla scoperta di un complesso di straordinario interesse, confermando i dati acquisiti nei primi due anni di scavo (qui). Per questo sono stati stanziati 50.000 euro, per acquisire da privati il terreno e proseguire con quelle attività considerando un futuro recupero e visibilità della scoperta.
A San Mauro Pascoli invece il Ministero della Cultura ha accolto la richiesta di integrazione fondi per il recupero dell’Appartamento Pascoli all’interno di Villa Torlonia, per cui sono in arrivo ben 500.000 euro. Precedentemente, nel 2016, il comune aveva già ottenuto 452.000 euro tramite il bando POR FESR. Ma proseguiamo.
In qual di Sarsina il Consiglio superiore dei Beni Culturali ha approvato un progetto dal valore complessivo di tre milioni di euro per un intervento di realizzazione del parco archeologico, dove sorge il Tempio capitolino scoperto in tempo assai recente, che contemplerà anche luoghi culturali polifunzionali a beneficio dei cittadini. E con ciò preservando la tradizione di una comunità.
A parte la comune appartenenza di questi tre siti culturali ad un’area geografica, di cui noi facciamo parte importante, c’è un fondamentale aspetto che li lega tra loro, e ne ha reso concretizzabile ciò che sta avvenendo; la progettualità.
La progettualità non nasce dal nulla, ma è figlia di una classe politica sapiente e lungimirante circa il fatto che queste occasioni, oltre ad essere di grande valore etico e culturale, rappresentano anche un’opportunità di fruizione intelligente per i luoghi che si amministrano, ma anche per l’attrazione di un turismo colto con tutti i suoi positivi benefici. Con ciò dimostrando che se c’è la volontà politica, un progetto chiaro e concreto, non è poi impossibile adire al finanziamento per la sua realizzazione.
Intorno al nostro Anfiteatro invece regna il nulla assoluto. Nessuna lungimiranza o volontà politica per addivenire alla sua riscoperta totale, alcun progetto, ma solo improbabili teorie che sfiorano il ridicolo, e ogni altro espediente per procrastinare “sine die” il problema al solo fine di lasciare la situazione “provvisoria” quale essa è.
Per contro però di fronte ad interventi esterni poi si grida alle “passerelle politiche” – solo però da una parte (qui) -, a “scavalcamenti dell’Amministrazione” e a “fatti gravissimi”, tutti presunti aspetti che solo chi è uso all’esercizio dell’autoreferenzialità indiscussa, e non ammette un costruttivo confronto può solo invocare.
Ecco il profondo solco che divide Rimini da altre realtà specie in tema di cultura. Quanto al passaggio di cui sopra, che riportiamo per buona memoria, “Se davvero il centrodestra vuole spostare il Ceis e avviare gli scavi dell’Anfiteatro, lo dica apertamente e metta a bilancio dello Stato le risorse necessarie. Servono circa 30 milioni di euro.”, ed altre amenità del nutrito corollario a cui ormai siamo – purtroppo – avvezzi, sarebbe opportuno che ormai fossero accantonate poiché palesemente puerili.
Ma ribaltiamo l’affermazione in modo concreto e costruttivo. Se davvero la compagine politica che amministra la città vuole seriamente riscoprire e valorizzare l’Anfiteatro rimano e spostare il CEIS altrove in area più consona, e non parlando di assurde convivenze e stratificazioni storiche, rediga un progetto serio; a quel punto si potrebbe veramente verificare se sarà o meno possibile ottenere dei finanziamenti a quel fine, ed allora ogni parte in causa poi sarebbe obbligata ad assumersi le proprie responsabilità politiche nei confronti della città. Ma fino a quel punto, e in caso di quel mancato necessario passaggio, restano solo vacue chiacchiere che non portano certo più cedibilità a chi ce le propina ancora, sperando che qualcuno semmai le reputi ancora credibili.


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