Le evidenze pubbliche per dare le nuove concessioni balneari erano state annunciate dall'amministrazione comunale per il 2024, ma ad oggi non si sono ancora viste
Le concessioni balneari sono un tema estremamente delicato per le amministrazioni comunali, ma ce ne sono certe che si stanno complicando la vita inseguendo le non-scelte del Governo nazionale (quello attuale come molti dei precedenti) o non-scegliendo loro stessi avendone tutte le possibilità (e per molti, anche il dovere di fare le evidenze pubbliche). Poi ci sono quelle, come l’amministrazione comunale di Rimini, che ha sul tavolo la variante al piano dell’arenile, sempre “in preparazione”, e annuncia che “già nelle prossime settimane, verrà sottoposta all’approvazione della Giunta comunale la prima tranche di bandi pubblici che riguarderà alcune porzioni di spiaggia (zone ombreggio) nella zona nord della città, quasi tutte collocate all’interno di stabilimenti già esistenti”. Quindi nella primavera 2026 avremo finalmente le prime gare. Forse. Il condizionale è d’obbligo perché dovevano esser fatte già nel 2024. E non lo dice l’Europa o le sentenze (plurime e chiare da anni), ma la stessa amministrazione comunale con una nota del 22 dicembre 2023. “La Giunta di Rimini ha approvato l’atto di indirizzo per la regolarizzazione delle concessioni demaniali marittime alla normativa UE, in scadenza il 31 dicembre 2023. Con la formalizzazione di questo passaggio, si dà quindi mandato agli uffici comunali di predisporre le procedure di evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessioni nel 2024. L’avvio del procedimento consente all’Amministrazione comunale di differire la data di scadenza delle concessioni attualmente in essere per il tempo necessario all’indizione delle gare, avvalendosi dell’anno di slittamento ‘per oggettive difficoltà’ previsto dalla legge 118/2022 (il cosiddetto decreto concorrenza Draghi), così come anche concordato con la Regione e gli altri Comuni della costa dell’Emilia Romagna. L’approvazione dell’atto di indirizzo arriva a seguito di un corposo lavoro portato avanti durante il corso dell’anno da un tavolo tecnico amministrativo, costituito ad hoc e composto da dirigenti e personale degli uffici comunali, affiancati da un pool di esperti del settore e legali costituzionalisti, al fine di definire un provvedimento il più possibile coerente con le indicazioni provenienti dalle norme comunitarie e dalla giurisprudenza. L’atto di indirizzo comprende una ricognizione della situazione delle concessioni in essere (470 concessionari) raggruppate in categorie per tipologia (stabilimenti turistico-balneari, concessioni rilasciate di ridottissime porzioni demaniali, aree di libero transito sull’arenile, associazioni sportive/dilettantistiche, ecc). Tra i requisiti che saranno valutati al momento delle procedure di evidenza pubblica e che dovranno trovare poi dettagliata applicazione nelle stesse: i requisiti generali dell’aspirante concessionario, la capacità tecnica e professionale del concessionario, la capacità finanziaria. Sarà valorizzata la promozione delle piccole e medie imprese, le ricadute occupazionali, la sostenibilità ambientale e l’idoneità degli interventi proposti dagli aspiranti concessionari per assicurare un elevato livello di protezione ambientale e il minimo impatto sul paesaggio. Trattasi di criteri di ordine generale, che saranno quindi maggiormente approfonditi e specificati negli atti relativi alle singole categorie di concessioni. L’atto tiene conto anche della necessità di far svolgere il regolare funzionamento della stagione balneare 2024, prevedendo che nuovi titoli concessori non possano essere rilasciati prima della chiusura della prossima stagione balneare”.
Siamo a febbraio 2026 e di gare non se ne sono ancora viste. Va da sè che qualche problemino c’è. Nel mentre, invece di procedere spediti con le procedure, però – qui il problema rilevato anche dall’ex Assessore Roberto Biagini, in veste di rappresentante dell’associazione Mare Libero – continua a incontrare ex concessionari in vista delle stesse procedure, alimentando dubbi a non finire. L’ultimo caso, in ordine di tempo è l’incontro ufficiale di martedì scorso tra Amministrazione Comunale, rappresentata dl sindaco Jamil Sadegholvaad e dall’assessora al demanio Valentina Ridolfi, e la componente associativa di Confesercenti, capitanata dal direttore provinciale Mirco Pari e composta da operatori della categoria e da loro tecnici. “Obiettivo dell’incontro”, fanno sapere dal Comune, “era quello di fare il punto sullo stato di avanzamento delle procedure amministrative in ordine specificatamente alle evidenze pubbliche e ai criteri sulla variante al piano dell’arenile in preparazione. Positivo e propositivo l’incontro, in cui si ribadito come l’obiettivo di fondo di questi processi di apertura alla concorrenza tra imprese debbano sempre più vedere la spiaggia e l’innovazione di essa quale motore dell’offerta turistica complessiva del nostro territorio, partendo dalla valorizzazione e dalla tutela della storia, dell’esperienza, della capacità della piccola e media impresa”.
“L’amministrazione comunale di Rimini incontra gli operatori balneari “scaduti”, quelli attualmente senza titolo, per discutere delle future gare e della nuova variante di un nuovo piano dell’arenile approvato solo 6 mesi fa . E perché – chiede quindi Biagini – l’ amministrazione comunale “prima delle gare” incontra solo le categorie degli operatori balneari scaduti e i loro tecnici ? A quale titolo? E le altre categorie di imprenditori (con i loro tecnici) potenzialmente futuri competitors (titolari di pubblici esercizi -bar, ristoranti, pub- operatori turistici del commercio, albergatori, ecc..) chi sono, imprenditori di serie B? Se il Comune di Rimini ritiene di “partire con le gare” vuol dire che riconosce scadute tutte le concessioni, e non solo quelle a Rimini Nord e quindi risulta essere “senza titolo” tutto quello che attualmente si trova sopra l’ arenile, come recentemente ha anche riconosciuto la Cassazione Penale (n. 3657-2026)”. Inoltre, “perché gli organi deputati dell’ amministrazione comunale non vanno a sanzionare l’ occupazione abusiva di suolo demaniale ai sensi dell’ art. 1161 del c.n. come sanzionano qualsiasi altri cittadino o imprenditore che commette abusi edilizi ? La proroga al 30.09.2027 (come le precedenti) è stata dichiarata illegittima con obbligo del comune di Rimini di disapplicarla quindi la pantomima dell’ imminenza della stagione estiva che il Comune di Rimini adotta come giustificazione dal dicembre 2023 non regge più”. Da qui la stoccata finale: “E le associazioni del terzo settore che per statuto si occupano della tutela dell’ ambiente, del mare, dei diritto dei cittadini al libero e gratuito accesso sull’arenile non hanno diritto di essere ascoltate?”.
Siamo a febbraio 2026 e di gare non se ne sono ancora viste. Va da sè che qualche problemino c’è. Nel mentre, invece di procedere spediti con le procedure, però – qui il problema rilevato anche dall’ex Assessore Roberto Biagini, in veste di rappresentante dell’associazione Mare Libero – continua a incontrare ex concessionari in vista delle stesse procedure, alimentando dubbi a non finire. L’ultimo caso, in ordine di tempo è l’incontro ufficiale di martedì scorso tra Amministrazione Comunale, rappresentata dl sindaco Jamil Sadegholvaad e dall’assessora al demanio Valentina Ridolfi, e la componente associativa di Confesercenti, capitanata dal direttore provinciale Mirco Pari e composta da operatori della categoria e da loro tecnici. “Obiettivo dell’incontro”, fanno sapere dal Comune, “era quello di fare il punto sullo stato di avanzamento delle procedure amministrative in ordine specificatamente alle evidenze pubbliche e ai criteri sulla variante al piano dell’arenile in preparazione. Positivo e propositivo l’incontro, in cui si ribadito come l’obiettivo di fondo di questi processi di apertura alla concorrenza tra imprese debbano sempre più vedere la spiaggia e l’innovazione di essa quale motore dell’offerta turistica complessiva del nostro territorio, partendo dalla valorizzazione e dalla tutela della storia, dell’esperienza, della capacità della piccola e media impresa”.
“L’amministrazione comunale di Rimini incontra gli operatori balneari “scaduti”, quelli attualmente senza titolo, per discutere delle future gare e della nuova variante di un nuovo piano dell’arenile approvato solo 6 mesi fa . E perché – chiede quindi Biagini – l’ amministrazione comunale “prima delle gare” incontra solo le categorie degli operatori balneari scaduti e i loro tecnici ? A quale titolo? E le altre categorie di imprenditori (con i loro tecnici) potenzialmente futuri competitors (titolari di pubblici esercizi -bar, ristoranti, pub- operatori turistici del commercio, albergatori, ecc..) chi sono, imprenditori di serie B? Se il Comune di Rimini ritiene di “partire con le gare” vuol dire che riconosce scadute tutte le concessioni, e non solo quelle a Rimini Nord e quindi risulta essere “senza titolo” tutto quello che attualmente si trova sopra l’ arenile, come recentemente ha anche riconosciuto la Cassazione Penale (n. 3657-2026)”. Inoltre, “perché gli organi deputati dell’ amministrazione comunale non vanno a sanzionare l’ occupazione abusiva di suolo demaniale ai sensi dell’ art. 1161 del c.n. come sanzionano qualsiasi altri cittadino o imprenditore che commette abusi edilizi ? La proroga al 30.09.2027 (come le precedenti) è stata dichiarata illegittima con obbligo del comune di Rimini di disapplicarla quindi la pantomima dell’ imminenza della stagione estiva che il Comune di Rimini adotta come giustificazione dal dicembre 2023 non regge più”. Da qui la stoccata finale: “E le associazioni del terzo settore che per statuto si occupano della tutela dell’ ambiente, del mare, dei diritto dei cittadini al libero e gratuito accesso sull’arenile non hanno diritto di essere ascoltate?”.


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