Anche in Comune e in maggioranza si sono dovuti ricredere, dopo anni di critiche e inviti a riflettere su una pianificazione efficace: ora tutti a cercare aree idonee, ma le scelte del passato pesano
Contrordine kompagni, “AAA parcheggi cercasi disperatamente”! Dopo anni in cui si è tentato di educare i riminesi al dogma che la città non aveva alcun bisogno di parcheggi, oggi assistiamo ad una clamorosa inversione di tendenza; è cambiato qualcosa? No; stessi (o quasi) protagonisti di allora, che hanno permesso che la criticità divenisse irreversibilmente grave soprattutto se contestualizzata ed inserita in un caotico fenomeno della mobilità creativa che ci è toccata.
Erano gli anni del parco (o pacco) del mare in cui si cancellarono centinaia di parcheggi a mare senza alternative, che peraltro fruttavano cospicue entrate economiche, ed una strada che evitava la confusionaria viabilità che oggi malamente sopportano i viali delle Regine divenuti a doppio senso di marcia. Gli ideatori dell’opera, che neppure pensarono a costruire parcheggi interrati – Riccione docet -, immaginavano che allora frotte di famigliole e bagnanti raggiungessero, pure da fuori città, la marina a bordo di monopattini o biciclette, ma non fu così. Poi la geniale invenzione dello Shuttlemare che da anni vaga sempre per la città pressoché vuoto, con rilevante costo a spese della collettività, che oltretutto termina il suo servizio alle ore 21.00. Ma alle prime ovvie rimostranze cittadine, si materializzarono due parcheggi in zona ex questura mai utili al bizzarro piano, uno dei quali divenuto di fatto deposito stanziale di mezzi che nulla hanno a che vedere con il turismo (qui).
Ma siccome il fenomeno interessa tutta la città proseguiamo con la panoramica sul tema. Ad un certo momento sparì anche l’ampliamento del parcheggio in area “ex Scarpetti” con la dichiarazione dell’allora assessora titolare, tra le altre tante deleghe, a quella alle “politiche per la mobilità”, che a seguito delle interpellanze dell’opposizione sul caso specifico, affermava: «L’ampliamento dello Scarpetti potrebbe non servire più», e così fu. A completare infine il triste quadretto si può anche aggiungere tutta la disfunzione creata nella viabilità, cresciuta rapidamente nel tempo. Un progetto fallimentare sotto ogni aspetto che un privato, con capitali propri, avrebbe senz’altro evitato.
Poi il coniglio dal cilindro; il parcheggio interrato di Piazza Tripoli o Marvelli, vantata come panacea risolutiva di ogni problema della marina. La struttura è un parcheggio puntiforme utilizzabile solo da coloro che si recheranno nelle immediate vicinanze della zona, perché appena più lontano le persone cercheranno ovviamente altre alternative. Inoltre vi si accede principalmente dalla Via Tripoli, strada stretta non scevra di pericoli e già fortemente gravata da un pesante carico di traffico, che oltremodo caricata sarebbe certamente prossima al collasso. Poi anche volendoci arrivare dai viali delle Regine, a doppio senso di circolazione, e con il sostenuto traffico commerciale dedito alle miriadi di attività economiche presenti, la situazione non cambierebbe. Non occorre essere esperti in urbanistica per comprendere quale sarà lo scenario futuro, ma basti solo assistere alla realtà attuale per capirlo.
Questi tipi di parcheggio hanno un senso se costruiti nel perimetro di una città, e devono essere necessariamente forniti di un servizio circolare di navette per il collegamento con i punti di interesse, perché diversamente non hanno senso e non funzionano. Se si vuole sgravare il traffico è quello il sistema, perché diversamente è meglio optare per quelli diffusi che si sarebbero potuti costruire al di sotto del cosiddetto parco del mare, accessibili dalle vie a pettine perpendicolari al lungomare.
Ed oggi nel pieno caos apprendiamo dai quotidiani locali che si cercano strutture ricettive dismesse per demolirle e creare parcheggi, e se ne parla di uno da 100 posti ai Padulli, sebbene sembrava che in passato non necessitassero. Ma in tutta quest’enfasi c’è una grande assente; la viabilità. Non è dato sapere come si accederà a questi luoghi, se saranno agevolmente raggiungibili e quali eventuali collegamenti verranno predisposti o disposti per trasportare gli utenti verso le destinazioni finali da raggiungere.
In sostanza stiamo assistendo al solito copione che ha sempre la stessa trama; l’improvvisazione urbanistica della città a seconda del momento. A Rimini manca da tempo una visione generale a lungo termine di ciò che la città vorrebbe diventare, non c’è un’idea, un progetto. Mai si anticipa nulla e si rincorre sempre in modo affannoso dietro alle emergenze, cercando di rattopparle qua e là alla bisogna; contraddicendosi oltretutto con le improprie e discutibili scelte passate, sempre prese da amministrazioni dello stesso colore e spesso con soggetti comuni.
Sono molti gli esempi che sono andati in scena specie nell’ultimo quindicennio, superfluo elencarli, ma uno per tutti le conseguenze della – giusta – chiusura del Ponte di Augusto e Tiberio senza un’alternativa sostenibile; pessimo biglietto da visita per coloro che giungono in zona per ammirare il bellissimo monumento assillati dalla confusione che regna sovrana.
Nel frattanto gli stessi mezzi di informazione hanno dato conto di un comunicato stampa a firma dei Segretari provinciali e comunali della Lega, che ha sortito la solita risposta piccata di chi si sente punto nel vivo. Il predetto documento ripercorre perfettamente tutto l’illogico iter che ha portato alla situazione che oggi si tenta di rabberciare, chiedendo addirittura un’assunzione di responsabilità da parte della Giunta in carica fino alle sue dimissioni.
Ma a ben leggere i comunicati sui quotidiani che in questi giorni magnificano l’argomento in questione, in tutto questo una cosa bisogna riconoscere a questi amministratori; la capacità di auto assoluzione trasformando evidenti e clamorosi fallimenti, in mirabolanti successi.


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