C’è da salvare il tempietto di Sant’Antonio da Padova in piazza Tre Martiri

C’è da salvare il tempietto di Sant’Antonio da Padova in piazza Tre Martiri

Interrogazione di Davide Frisoni: "fa parte del “patrimonio edilizio” e storico della città e non ci sono economie per poterlo mantenere e manutenerlo, come accade per tanti altri immobili di proprietà del Comune". Quale spesa bisognerebbe affrontare per restaurarlo? Possibile una raccolta fondi fra i riminesi.

Il pittore di paesaggi e vedute urbane Jacques Carabain (olandese ma poi stabilitosi in Belgio), affascinato dalle vedute medievali e barocche, nell’Ottocento, intorno al 1870, arrivò a Rimini e fu attratto dal tempietto di Sant’Antonio da Padova. Lo fissò nel suo olio su tela in un giorno di mercato, sotto un cielo velato di nuvole ma sufficientemente luminoso da valorizzare i colori della vita quotidiana: ceste di fiori, venditori, bambini, donne e uomini indaffarati, tende per ripararsi dal sole.
S’intitola «Une vue de la place Julius Cesar a Rimini» e sarà anche esposto all’Esposizione Universale Colombiana di Chicago del 1893. La cappella ottagonale è un pilastro dell’identità architettonica del centro storico. Non se la passa bene. Mostra segni di sofferenza. Forse non tutti sanno che è di proprietà del Comune di Rimini e dunque dovrebbe essere palazzo Garampi a tutelarlo a dovere. Non è mancato l’interessamento di alcuni riminesi attenti alla salvaguardia del patrimonio storico e artistico della città, che hanno sollevato il caso anche all’attenzione degli assessori alla cultura. Ma fino ad oggi le risposte sono mancate. Pere che non servirebbero nemmeno risorse ingenti per “restaurarlo”. Tanto più che di soldi il ministero per i Beni e le attività culturali ne ha messi a disposizione di Rimini negli ultimi anni, si pensi solo ai 12 milioni di euro per il Museo Fellini.
Adesso a sollevare il problema arriva il consigliere Davide Frisoni, che ha da poco lasciato la maggioranza, uscendo da Patto civico, per approdare a «Rete civica», come abbiamo raccontato ieri.

Jacques François Carabain, Une vue de la place Julius Cesar a Rimini, olio su tela, 75,5×64 cm. (Ariminum settembre-ottobre 2014)

Nel consiglio comunale di questa sera Frisoni presenta una interrogazione al sindaco: «La Celletta di Sant’Antonio di Piazza Tre Martiri è un monumento che ricorda il luogo in cui avvenne il “miracolo della mula”, uno dei miracoli più conosciuti della storia di Sant’antonio da Padova, insieme a quello della predicazione ai pesci, al quale è dedicata la Festa del Ponte dei Miracoli organizzata dalla associazione omonima. La storia di questo monumento è di lunga data e non senza momenti drammatici dovuti a eventi naturali e in ultimo al passaggio del fronte dal quale ne uscì quasi indenne per la cura che i cittadini ebbero nel proteggerlo», spiega. «Ma ancor più danno lo sta facendo il nostro disinteresse attuale. Sono venuto ultimamente a conoscenza che il proprietario di questo “monumento religioso” è il Comune di Rimini. Non so quali siano le circostanze per le quali questa celletta sia entrata a far parte del patrimonio comunale, ma sicuramente all’epoca non si sarebbe immaginato questa totale incuria che tristemente la contraddistingue. Da anni associazioni e privati chiedono di mettere mano al restauro, offrendosi anche come interlocutori e propositori per un intervento».
Si diceva che il tempietto avrebbe bisogno di cure: «Presenta molte problematiche dal punto di vista strutturale e decorativo. Le pietre utilizzate nell’ultimo restauro dopo un terremoto, sono di origine sammarinese che notoriamente oggi sappiamo essere molto friabile. In effetti, ed è sotto gli occhi di tutti, quel restauro rappresenta la parte più consumata del monumento, che ne sta mettendo in pericolo la struttura. Questo fa parte del “patrimonio edilizio” e storico della città e non ci sono economie per poterlo mantenere e manutenerlo, come accade per tanti altri immobili di proprietà del Comune. Il centro storico non può perdere anche questo pezzo unico di storia per un totale disinteresse. La preoccupazione è enorme vista la facilità con cui il patrimonio viene dimenticato e abbandonato a se stesso. In un dialogo con la Soprintendenza fatto un mese fa, ho già concordato quale dovrà essere l’iter necessario: indagini scientifiche, valutazione sui materiali costruttivi e tipo di intervento di restauro. Sarà utile anche la messa in sicurezza degli arredi interni così come occorrerà fare indagini sulle pareti per verificare la presenza di possibili affreschi. Il consolidamento della struttura e del bellissimo portale in bronzo e la realizzazione di un impianto elettrico interno a norma e una nuova illuminazione esterna più adeguata all’importanza del monumento e dell’evento che lo ha generato».
Cosa risponderà ufficialmente l’amministrazione comunale lo si saprà forse in consiglio comunale. Ma Frisoni pone alcune domande precise: «Visto il disinteresse del Comune verso questo bene per il quale sembra non avere nessun valore, vorrei sapere, questo bene è possibile acquistarlo? Se la risposta è positiva, vista l’impossibilità del Comune di poter dare soluzione al suo restauro, quale valore economico gli viene attribuito? Chiedo all’ufficio patrimonio di attivarsi subito per dare un valore economico affinché si possa procedere al più presto al salvataggio del nostro monumento. Chiedo per ultimo, di far fare una valutazione dei costi di restauro. Se si evidenziasse la possibilità di acquisto e/o di restauro, propongo di valutare la possibilità di una raccolta fondi cittadina di cui mi farei promotore per la restituzione nelle mani sicuramente più attente dei Frati Minimi dei Paolotti».