CEIS-Anfiteatro: la telenovela in Consiglio Comunale. Ancora “parole, parole, parole”?

CEIS-Anfiteatro: la telenovela in Consiglio Comunale. Ancora “parole, parole, parole”?

La discussione sulla "VALORIZZAZIONE AREA ANFITEATRO ROMANO" approderà giovedì 6 novembre di nuovo in Consiglio Comunale

Parole, parole, parole … . Era una sorta di ritornello che si ripeteva in una bella canzone di Mina del 1972, in cui si produceva anche Alberto Lupo. Vogliamo prendere spunto da questo intercalare per arricchire la telenovela più lunga del mondo, in pura salsa riminese, unica cosa che la città possa – ahinoi – insegnare, in questo caso agli inventori brasiliani, perché solitamente rincorre affannosamente altrui modelli ricopiandoli e facendoli propri.
Il riferimento è alla nostra sceneggiata paesana che riguarda il tema CEIS – Anfiteatro. Ripercorrendo una sorta di sintetica rassegna stampa abbastanza recente, riguardante gli articoli apparsi sui tradizionali quotidiani locali. È bene farlo perché nei tempi in cui viviamo le notizie si susseguono con grande velocità, e parimenti si dimenticano con la medesima modalità.
Era il 2019 quando si poteva leggere l’articolo dal titolo: “Il Ceis verso la nuova sede e nuove opportunità educative”. Si rendeva noto che l’Istituto educativo sarebbe stato prossimo a spostarsi nell’area tra via Roma e la ferrovia, notizia già anticipata dall’allora sindaco Gnassi in occasione della presentazione dell’accordo con le ferrovie per la riqualificazione dell’area della stazione. I tempi per il ragionamento si dicevano brevi, per attivare al 2020 con un’idea di progetto avanzata, con la conseguente vicendevole valorizzazione delle due memorie storiche di anfiteatro e villaggio del Ceis. Si diceva affrontarsi già l’aspetto legato ai finanziamenti per l’operazione con un investimento dii sei milioni di euro, che avrebbe anche permesso di poter realizzare un vero e proprio istituto comprensivo paritario aprendo anche la scuola media. Anche altri mezzi di informazione riportavano la notizia con dovizia di particolari, tanto da rendere concreto il fatto che l’annosa questione aveva intrapreso la strada per addivenire ad una giusta soluzione.
Nel 2020 un’altra positiva notizia: “Il trasferimento del Ceis avverrà entro il prossimo anno?” Si proseguiva nel progetto asserendo che “La struttura verrà spostata vicino allo sgambatoio, tra i lotti delle Ferrovie dello Stato e il parco Cervi, e dovrebbe mantenere lo stesso rapporto tra strutture coperte (30%) e non coperte (70%). La scuola sarà costruita su un’area di circa 7.500 metri quadrati, circa 3.200 gli spazi al coperto e i restanti all’aperto. L’area per il momento risulta soddisfacente, speriamo di riuscire a fare chiarezza su tutto in questi mesi e dare il via al progetto entro il 2020”; così disse in quei giorni il direttore del CEIS Giovanni Sapucci.
Anno 2021, cambia il direttore. “Zaghini (Ceis): eliminiamo le accuse di abusivismo, poi parliamo di trasferimento”. In uno dei suoi articoli, risalenti ad un paio d’anni prima, sosteneva che “… nell’area dell’Anfiteatro va creato un grande parco archeologico, che consenta il recupero di questo importante monumento romano a Rimini”. Quanto al CEIS, “La politica riminese sappia dunque mettere in fila i due problemi, costruire prima la soluzione per il Ceis e poi (o contemporaneamente) progettare l’area del parco archeologico dell’Anfiteatro”. Si rende quindi notizia di un bilancio passivo a motivo della pandemia, e delle conseguenti difficoltà aggravate dalle accuse di abusivismo edilizio nel contesto degli edifici del Centro; Poi il coup de théâtre. Continuando ad argomentare sul caso, prosegue asserendo che “È vero che il direttore Sapucci aveva dichiarato che era pronto al trasferimento, ma parlava senza avere alle spalle il consiglio d’amministrazione che, né allora né oggi, ha mai discusso dell’argomento. All’interno della Fondazione Zoebeli c’è anche ci sostiene che il Ceis ha senso solo se rimane lì dove è stato realizzato” (sic!). Conclude infine affermando che “Quando le vacche erano grasse, il Ceis realizzava al massimo 100 mila euro di utile. Ma io penso che con i fondi del Recovery e con la ricerca di partner attorno a un progetto educativo didattico di valore si possano trovare i fondi necessari. Non è questo che mi preoccupa, mi preoccupano certe posizioni estremiste che non tengono conto della realtà”. In realtà le cosiddette “posizioni estremistiche” sono state sempre agitate solo da coloro che si sono dimostrati sempre incapaci ed inadatti a risolvere il caso, ed oggi la città ne ha finalmente preso coscienza.
Nel 2024 entra in scena anche la Soprintendenza, per rimarcare l’antico vincolo archeologico di inedificabilità assoluta? Nulla di tutto ciò. Al contrario ed ecco il titolo dell’articolo del giornale che lo riporta: “Rimini. Anfiteatro romano, la Soprintendenza: «Spostare il Ceis non migliora la tutela né assicura la valorizzazione»”. Dopo le premesse storiche si sostiene che «il monumento è stato integralmente scavato e tutti i dati relativi alla conformazione planimetrica, alla tecnica costruttiva, alla datazione sono stati recuperati»; interamente scavato si dice, ma nel caso sarebbe stato dovuto dare informazione di quando ciò avvenne e cosa – semmai – si trovò. Inoltre si precisa anche che «l’eliminazione delle costruzioni poste all’interno dell’area dell’anfiteatro non corrisponderebbe di per sé al miglioramento della tutela del monumento e ancor meno potrebbe essere sufficiente ad assicurarne la valorizzazione» (sic). Fino alla considerazione finale che «un intervento di “liberazione” delle strutture a scopo di valorizzazione comporterebbe opere di sterro di notevole portata, che necessiterebbero comunque di una vigilanza archeologica, ma che permetterebbero un incremento dei dati archeologici che possiamo stimare come molto ridotto». Quando invece personaggi di rilievo quali, ad esempio e non solo, come Salvatore Aurigemma riteneva a ragione il contrario (qui). Mah!
Giunti al momento di tirare le somme di queste puntate della lunga serie, oltre a quanto ci siamo domandati relativamente al valore e credibilità che abbiano gli strumenti urbanistici che un’Amministrazione pubblica progetta, emette, e non ottempera (qui), ci si chiede altresì quale fondamento abbiano poi le affermazioni dei suoi massimi vertici e di quelli del CEIS con i relativi propositi resi pubblici. Pare anche che un Direttore parlasse più a titolo personale che a nome del Consiglio di Amministrazione che rappresentava; che dire?
Poi la farsa continua con le scusanti di vario genere, peraltro agevolmente tutte risolvibili, accampate per confondere ed avvalorare la tesi che l’operazione di recupero del monumento sarebbe difficile ed infruttuosa dal punto di vista delle sottostanti vestigia storiche. Oggi dopo i passati intendimenti della presidenza del CEIS a trasferirsi, siamo alle ultime discutibili dichiarazioni della stessa attuale che recitano “Noi stiamo bene qui. E il Comune non ci ha mai chiesto di traslocare”, oppure che “… I nostri tecnici stanno lavorando insieme a quelli del Comune per trovare una soluzione e regolarizzare una volta per tutte i fabbricati”. In sostanza assistiamo all’andata in scena del teatro delle contraddizioni, in cui ogni soggetto afferma il contrario di ciò che in precedenza aveva dichiarato, o volere attuare, in spregio alle regole ed ai propositi che prima aveva manifestato.
Negli articoli della breve rassegna stampa sono stati anche riportati i pregi educativi che il CEIS rende, e che nessuno mette in discussione. Sarebbe però un ulteriore bell’esempio se tra gli stessi si dimostrasse l’insegnamento del valore che ha il notevole monumento sopra il quale risiede, rendendolo fruibile alla città anche come atto di riconoscimento alla stessa che lo ospita.
È ritenibile altresì che nel caso dell’auspicata scelta, l’operazione potrebbe non avrebbe difficoltà ad essere mutuata dai vari Istituti di credito, anche a prescindere dai positivi bilanci pubblicati degli anni 2022 e 2033 (qui), o da imprenditori locali, come peraltro affermato del Consigliere Ceccarelli nella sua intervista sul tema (qui). Ma anche coinvolgendo ad alti livelli il Governo della Federazione Svizzera, con il quale esiste comunque un naturale legame storico.
Diversamente continuando a reiterare improbabili e strumentali scuse ed altrettanti pari impedimenti, si continua a far passare il messaggio che tutte le regole vigenti, vincolo archeologico in primis, piani urbanistici e impegni solenni sono privi di ogni valore. Ma si mostra anche che esse non si applicano per tutti, e che qualcuno può esserne esente.
Mentre in varie parti d’Italia si scoprono vestigia di Anfiteatri anche più modesti del nostro, le si valorizzano ad ogni costo trovando sempre una soluzione, qui si continua ad invocare inesistenti e fantasiose problematiche assortite per temporeggiare e creare solo confusione sull’argomento organica alla conservazione dello stato di fatto; nonostante sia ormai certo che l’operazione sia concretamente fattibile sia dal punto di vista tecnico – esecutivo, ma anche economico.
E tutto ciò si sintetizza nel ritornello dal vuoto significato; parole, parole, parole …, questa volta non parte di una piacevole canzone ma di una assai triste realtà.

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