Cultura: non ci sono soldi, ma qualcuno che guadagna c’è sempre

Cultura: non ci sono soldi, ma qualcuno che guadagna c’è sempre

Pubblicato il Bilancio di esercizio 2016 dell’Associazione Riccione Teatro. Spesa ridotta rispetto all’anno prima – ma non c’era il Premio Riccione – mentre aumenta sensibilmente la voce “salari e stipendi”. E con gli “emolumenti accessori” dello staff del Sindaco sai che bella mostra facciamo…

“Forte dinamismo” in campo “culturale”: e chi l’ha visto?
Ora capisco perché. Capisco cosa? Capisco perché la cultura in questa fetta di costa non c’è. Costa troppo tutto il resto. Pigliamo la determina di Giunta n.77 del Governo Tosi Bis. Solo in “emolumenti annui accessori” per i 3 (“unità di personale esterno all’ente”) + 1 (interno) beatificati da Madama Renata, parte del suo magico staff, il Comune di Riccione spende “euro 24.286 al lordo di oneri riflessi ed Irap per l’esercizio 2017” e spenderà 58.285 euro “annui a regime al lordo di oneri riflessi ed Irap”. Contando tutto il resto – cioè, gli stipendi dello staff – facciamo festa. D’altronde, leggiamo, a mo’ di giustificazione, “il Comune di Riccione presenta un forte dinamismo economico, sociale, culturale, testimoniato da diversi indicatori, sia di sviluppo economico che di partecipazione della società civile alla vita della città, testimoniato dall’elevato numero di associazioni sportive, culturali, di volontariato, ecc. e dalla straordinaria mole di attività ed eventi che le stesse mettono in campo”, per cui, insomma, c’è bisogno di gente intorno al Sindaco. Il “forte dinamismo” in campo “culturale”, per altro, lo vede solo Madama Renata, la quale, finché ha lo scettro del potere, brava lei a mutare il nulla in oro colato. Detto questo, capisco perché, culturalmente parlando, Riccione è inesistente. Soltanto con gli “emolumenti annui accessori” per gli alfieri dello staff del Sindaco sai che mostra faremmo in Villa Mussolini e in Villa Franceschi…

284mila euro di costi totali; 94mila euro per il personale
La cultura riccionese, ormai, è ridotta al fortino dell’Associazione Riccione Teatro, che piace alla Tosi – per fortuna – organizza il Premio Riccione e pure la stagione teatrale. Con diligenza certosina la medesima Associazione ha da poco pubblicato sul suo sito il bilancio d’esercizio del 2016. Di fatto, Riccione Teatro si regge sull’impegno economico del Comune di Riccione e su un congruo aiuto della Regione Emilia-Romagna (nel 2015, 70mila euro nell’ambito del “fondo unico regionale per le attività nel settore dello spettacolo”). Il Bilancio del 2016, definito per aree generiche – ci piacerebbe, sempre, quando si tratta di enti che vanno avanti grazie alla benzina pubblica, che i bilanci fossero dettagliati: cosa ho dato a chi e perché, ecco – “evidenzia una perdita di euro 6.078 contro una perdita di euro 3.056 dell’esercizio precedente”. Perdita raddoppiata – per quanto minima – di fronte a un “totale costi della produzione” nettamente inferiore al 2015. Nel 2016 l’Associazione Riccione Teatro registra costi per 284.234 euro, mentre l’anno prima si sono spesi 386.768 euro. Cosa giustifica il divario? Semplice: nel 2015 si svolgeva il Premio Riccione, nel 2016 no, c’era il Ttv, più economico. Quest’anno il Premio Riccione compie 70 anni: attendiamoci grandi cose e grandi spese. Lo dico in altro modo. Non mi spaventano i tanti soldi alla cultura. Se sono spesi bene. E se non c’è il monopolio di uno a discapito degli altri. L’unico monopolio, in cultura, dev’essere quello del genio. Nel mio mondo ideale, Riccione Teatro, che è l’associazione culturale più importante del territorio, con un archivio mirabile, dovrebbe avere tanti soldi per fare tante cose. Convegni, ad esempio. Eventi di alto rilievo sparpagliati per una città di dubbio gusto. E finanziare ricerca. Chiusa parentesi. C’è solo una cosa che non capisco. Il “valore della produzione” diminuisce nettamente, mentre i costi di “salari e stipendi” levitano. 79.663 euro nel 2016 contro i 54.165 euro del 2015, per un “totale costi per il personale” di 94.199 euro lo scorso anno contro i 76.594 euro nel 2015. Come mai? Con la cultura, che ha sempre meno soldi, c’è sempre qualcuno che ci guadagna.

P.S. Anch’io dovrei portare a compimento un lavoro per Riccione Teatro. Si tratta di una analisi superficiale dentro gli archivi del Premio Riccione. Il principio di uno studio che dovrà essere approfondito, da speleologi, per far ‘esplodere’ letteralmente la meraviglia degli archivi. Non ho ancora ricevuto alcun ‘incarico’ ufficiale. Quando sarà, sarete relazionati in merito. E se il lavoro vi fa schifo e ritenete i soldi spesi ingiustamente, vi pago la pizza.