Dal busto del Poletti al sipario del Coghetti, passando per la Biblioteca che non ha spazi sufficienti a contenere il patrimonio custodito, fino al Teatro Galli senza Direttore e un piano strategico di livello nazionale
Dopo avere vissuto la deludente esperienza della negata risposta alle semplici domande inoltrate all’Assessore alla Cultura locale, per quanto attiene a tre importanti e peculiari temi che interessano il nostro meraviglioso Teatro Galli (qui). Erano di agevole risposta, tanto da non prevedevano particolari impegnative indagini, ma che evidentemente non sono state deputate degne di trattazione. Nel caso del busto di Giuseppe Verdi (?) ci si doveva semplicemente recare a Teatro, o incaricare qualcuno a farlo, sempre ammesso che si sappia di avere un Teatro (sic).
Ma in tutto ciò va cercata una chiave di lettura composta da vari aspetti che, però, formano un’unica realtà non proprio edificante. Il primo è la totale abolizione del dialogo tra la politica, in questo caso la regnante Istituzione, e il cittadino, con la conseguenza autoreferenzialità di questa (la politica) e la disaffezione di quest’ultimo alla vita pubblica. La seconda, una conseguenza della prima peraltro, è la prova conclamata della fine dello storico vanto dei cosiddetti partiti progressisti, e che si volevano così distinguere per quella peculiarità.
Pare proprio che questo episodio strida con l’annunciato Piano Strategico della Cultura, in cui si chiede la partecipazione dei cittadini, ma che in realtà si profila come una semplice apparente spruzzata di eterea democrazia fine a sé stessa, ma di alcuna sostanza. Tardivo semmai utile, qualora lo si fosse voluto attuare davvero lo si sarebbe dovuto promuovere oltre un decennio fa, prima degli oltraggiosi e snaturanti interventi irreversibili che hanno subito i monumenti cittadini e, per converso, la nostra cultura. Cito ad esempio e non solo la foratura delle mura settecentesche dell’intorno del Ponte di Augusto e Tiberio, la cementificazione della storia sotto Piazza Malatesta, il negato fossato intorno a Castel Sismondo umiliato da panchine di “marmino rosa” o di un improprio museo installato al suo interno, peraltro assai poco visitato. E per finire, semmai così fosse, la questione del nostro Anfiteatro e come ancora il tema viene trattato (qui).
Si tratta di interventi irreversibili non più modificabili, se non dai nostri più illuminati posteri qualora tali poi saranno.
Questo sintetizzandolo è il quadro culturale riminese al di là delle chiacchiere, dove vige un museo statico in cui manca anche una volontà di un ampliamento, nonostante il tanto importante materiale disponibile nei depositi, a favore di allestimenti diversi di alcun interesse dal punto di vista di un turismo culturale. Una prestigiosa Biblioteca in sofferenza di spazi, costretta a collocare molti dei propri libri al di fuori in altre strutture, una delle quali a pagamento (qui), quando il vicino Palazzo Lettimi Maschi, adattissimo a risolvere degnamente il problema, continua con lo stato in cui versa ad essere la vergogna della città, al quale fa il paio l’ex Convento di S. Francesco.
Infine tornando al Teatro. Sottoutilizzato e bisognevole di un Direttore, meglio sarebbe se di richiamo nazionale, capace di farlo assurgere ad una migliore dignità che merita, ne è al contrario totalmente assente. Si negano due importantissime opere d’arte di cui non si sa nulla, una delle quali il preziosissimo sipario del Coghetti (qui) vera e propria opera d’arte riconosciuta a livello nazionale, e il busto del Poletti. Ma se per quest’ultimo non se ne conosce la sorte, si conosce il luogo in cui è conservato il sipario dopo varie peregrinazioni; conservato si, ma negato alla città, e ogni qualvolta l’argomento del restauro è emerso, o riemerso, la chiusura in questo è stata sempre la stessa, ovvero la mancanza di fondi. Strano peraltro perché ne abbiamo visti tanti a Rimini destinati alla cultura, ma spesi malamente in improbabili progetti spacciati, come sempre, per mirabolanti. Ritengo che a fronte di un’iniziativa volta al restauro del prezioso telo, la città risponderebbe positivamente. Mi riferisco alle varie aziende che attualmente compaiono nelle iniziative del Galli, come pure i suoi frequentatori. Ma qui otre all’insensibilità della politica, si aggiunge anche quella di chi opera in tema culturale.
In ultimo a conferma. Il 30 Aprile prossimo andrà in scena la Madama Butterfly di Giacomo Puccini, che fu l’ultima opera ad essere rappresentata al Teatro Galli di Rimini prima delle distruzioni causate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel dicembre 1943. Quale occasione migliore sarebbe stata l’organizzare un evento tematico in tal senso, magari con una mostra rievocativa? Invece, al contrario, è stato organizzato il nulla, e lo si constata a pochi giorni da quella rappresentazione. Ma in compenso abbiamo già chiare sia la data che il programma della Notte Rosa, vera e propria espressione della qultura dé noantri che ci dobbiamo fare bastare.


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