Degrado “a senso unico”: mettiamo i cartonati a disposizione dei cittadini nei luoghi simbolo dell’incuria di chi amministra

Degrado “a senso unico”: mettiamo i cartonati a disposizione dei cittadini nei luoghi simbolo dell’incuria di chi amministra

Il primo cartonato potrebbe essere collocato in Via IV Novembre in prossimità dell’ex Convento S. Francesco, prezioso rudere di ciò che fu la prima pinacoteca di Rimini; il secondo, anzi meglio due, lo meritano a pieno titolo Palazzo Lettimi Maschi anch’esso in pieno Centro; il terzo se lo aggiudica un improbabile parcheggio affettuosamente denominato “La palude”

Gli ultimi due Sindaci, uno attualmente in carica ed il precedente assurto a radiosi destini parlamentari, ci hanno insegnato a manifestare il disappunto per il degrado; quello altrui si intende. Sono passati i tempi in cui i nostri protagonisti presenziavano in varie pose dinnanzi alla ex questura, ora demolita, con spiritosi siparietti accolti piacevolmente dalla cittadinanza.
Forti dell’esemplare insegnamento sarebbe interessante proseguire in quel solco con un’idea bizzarra; installare dei cartonati in alcuni punti, non i soli, ma i salienti della città in cui il degrado si rende grande protagonista, e non questa volta a causa di un privato, piuttosto quello dimenticato da chi dovrebbe provvedere ad eliminarlo poiché assai nocivo all’immagine di Rimini. Questi cartonati potranno essere completati da chiunque lo desideri con il proprio viso all’interno del cerchio virtuale evidenziato, per poi immortalarsi con una fotografia. Questo al fine di trasmettere un messaggio per il rammarico dello lo stato in cui versa il luogo in cui viene ritratto.
Il primo cartonato potrebbe essere collocato in Via IV Novembre in prossimità dell’ex Convento S. Francesco, prezioso rudere di ciò che fu la prima pinacoteca di Rimini, seriamente danneggiato dalla guerra e, come da tradizione locale, abbattuto in parte poi per la solita favoletta “della pubblica incolumità” ed abbandonato all’incuria. Nonostante le sue notevoli potenzialità di essere, una volta restaurato a dovere, utilizzato come spazio museale o comunque legato alla cultura, continua a rimanere un luogo di decadimento e frequentato da strani stanziali soggetti; e questo avviene in una via di importante passaggio che collega il Centro con la stazione (qui).

Proprio i questi giorni è stato apposto un apprestamento che mostra il sito nel primo dopoguerra, con questo dimostrando il fallimento della politica ed il disamore per la cultura, facendo risaltare ciò che si poteva recuperare e la situazione attuale.
Il secondo cartonato, anzi meglio due, lo meritano a pieno titolo Palazzo Lettimi Maschi anch’esso in pieno Centro. Con il primo si può fingere di suonare un campanello, peraltro inesistente, per ottenere una risposta che mai avverrà circa il destino del povero glorioso palazzo (qui). E il secondo che parla chiaro sul fatto che, nonostante l’intenzione di chi lo lasciò – incautamente – in eredità al Comune di Rimini per farne divenire una scuola di musica, rimane abbandonato a sé stesso aggredito dalla vegetazione che ne sta compromettendo le parti lapidee e non solo; facile poi immaginare lo stato dell’interno probabile regno di insetti di vario genere e roditori. La struttura sapientemente ricostruita in modo filologico, potrebbe ospitare l’ampliamento della Biblioteca Gambalunga già da tempo in sofferenza di spazi. Distrutto in parte dalla guerra fu poi a tratti demolito in seguito, per “pelose” motivazioni di incolumità pubblica quando allora restaurarlo non avrebbe comportato un eccessivo dispendio di risorse economiche (qui).

Ma umoristicamente proseguendo, come anticipato, ci sarebbe da installare un secondo cartonato.
Attualmente potrebbe solo essere un richiamo per gli appassionati del fenomeno del “foliage”, data la rigogliosa vegetazione ed i colori che essa assume in questa stagione, tanto per accontentarsi, come sempre, al ribasso; un bello spunto però per incrementare un turismo in crisi. O anche di studiosi di fenomeni incomprensibili che evitano di recuperare testimonianze storiche, assimilabili al paranormale.
Ma la cosa bizzarra è la targa che a malapena risalta tra la prorompente flora, che narra della distruzione ad opera dei bombardamenti, ma non ciò che accadde in seguito.
L’arrugginito e scalcinato allestimento che si trova in loco, che promette una presunta immaginaria “Città d’arte” o addirittura “City af art” (dè noantri), mostra lo stato in cui si trovava il palazzo dopo la fine della guerra, di fatto sconfessando ciò che narra l’epigrafe che, quindi, sarebbe bene aggiornare per onestà intellettuale.
Il terzo ed ultimo cartonato se lo aggiudica un improbabile parcheggio affettuosamente denominato “La palude”, ma qui non ci sono radici storiche. Anch’esso alle immediate porte del Centro, in zona Arco d’Augusto, divenuto terra di degrado quando in passato aveva un bel fondo asfaltato, agevole, e con una notevole presenza di alberi di alto fusto sacrificati nell’altare dell’insensatezza (qui).
Diciamo la verità abbiamo scherzato, non sul degrado narrato (peraltro non il solo esistente in città) che è cosa reale ed incontrastata, ma sul fatto che nessuno installerà mai i cartonati e di conseguenza alcuno avrà la possibilità di farvisi fotografare, per manifestare il proprio rincrescimento di fronte a questi fenomeni che assieme a tanti altri affliggono la città. A meno che non lo si pratichi di presenza, mettendoci davvero la faccia.

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