Niente animazione, niente abbracci e strette di mano. "La nostra ospitalità romagnola subisce un duro colpo, ma proprio perché siamo romagnoli, se non possiamo stringere le mani, stringeremo i denti e andremo avanti". Marco Mauri racconta cosa succede nell'avamposto delle vacanze, ancora presidiato da "Peppo": le misure ballerine degli ombrelloni, che sostanzialmente si confermano come quelle dello scorso anno ma "forse li allargheremo ulteriormente". Ammette: "dobbiamo aprire per mantenere la clientela, per dare un servizio, per essere il primo anello della catena del turismo, ma se facciamo una patta è già tanto".
Signor Marco, i due bagni che gestite, quanti ombrelloni, sdraio e cabine contavano, lo scorso anno?
«Circa 300 ombrelloni, più o meno 700 lettini e una cinquantina di cabine».
Anche prevedendo una drastica riduzione di paletti da piantare, non siete in ritardo?
«Fino a pochi giorni fa c’era la duna della Regione Emilia Romagna da demolire e finché non l’hanno portata via completamente, non potevamo partire con i lavori per fare il livellamento con le nostre ruspe. Ultimamente siamo stati fermi e accumulato ritardi anche per quel motivo. Ma nel frattempo abbiamo tentato di mettere a posto la zona di arenile sul retro e le cabine. Tutti gli anni, i lavori per riaprire l’attività sono molti e richiedono tempo. Quest’anno la manutenzione viene fatta in emergenza e molto velocemente. Sperando che serva».
La Regione si è dunque mossa in ritardo? Presto, teoricamente dovrebbe partire la “stagione”.
«Mah, è stata dura per tutti. Credo che siano stati bloccati anche loro dalla “blindatura” della spiaggia per paura degli assembramenti. Pensi che nemmeno noi potevamo metterci piede. Abbiamo avuto la possibilità di venirci solo intorno al 26 o 27 di aprile e principalmente per la pulizia dell’arenile. In seguito ci è stato impedito di farlo nei giorni festivi e prefestivi, sempre per gli stessi timori. Ora possiamo lavorare quando vogliamo però stiamo correndo giorno e notte: come detto, non è semplice riaprire uno stabilimento».
Dev’essere una condizione comune a molti operatori turistici locali. A quelli simili a voi, perlomeno.
«Per la maggior parte abbiamo tutti piccole aziende a carattere famigliare. Con i nuovi protocolli che andranno seguiti sarà anche molto complicato assumere i nostri collaboratori. Le ultime novità dettate dall’epidemia non facilitano nemmeno i consulenti che ci seguono in merito alla sicurezza sul lavoro. Bisogna essere sicuri di avere tutta l’attrezzatura adeguata, i dispositivi per mettere in atto ogni forma di salvaguardia della salute richiesta dall’Inail. Correttamente, per far lavorare due persone vicine, ora serve una preparazione appropriata. Ed è un ulteriore problema. Ma quello principale è questo. Non abbiamo ancora la misura certa delle distanze degli ombrelloni, quindi non possiamo prendere le prenotazioni. I clienti mi telefonano. Vogliono sapere se c’è l’ombrellone dello scorso anno e dove sarà posizionato quest’anno. Per forza di cose, certamente non posso promettere la stessa posizione. Non so nemmeno se sarò in grado di accontentarli tutti. Ancor prima di piantare i paletti, d’abitudine prendevamo prenotazioni dagli alberghi, dai privati, dai clienti locali stagionali. C’era una situazione lavorativa garantita ancora prima di cominciare la stagione… ci si faceva la mira, come si dice. In questo momento non abbiamo disposizioni precise. Aspettiamo quelle del Comune di Rimini. Intanto spianiamo l’arenile. Quando ci sarà l’ordinanza comunale in cui generalmente compaiono le misure esatte per ogni settore che dilatano o restringono gli spazi in base alla morfologia del territorio di pertinenza, sapremo meglio come regolarci. La Regione emana l’ordinanza generale, ma di logica ogni comune in seguito emette la propria».
Ha una previsione su quanti ombrelloni temete di perdere?
«Credo che ad essere fortunati pianteremo il sessanta per cento di ombrelloni rispetto allo scorso anno, cercando di sfruttare, se il Comune ce lo consente, zone che prima non venivano usate per l’ombreggio (normalmente viene indicato solo tra le cabine e la battigia, per intenderci), salvo naturalmente lo spazio di libero transito per chi vuole passeggiare a riva che giustamente è intoccabile».
A quale zona si riferisce?
«A quella dopo la prima fila di ombrelloni verso il mare, l’area dove si mettevano i lettini, oggi molto meno affollata rispetto a tempo fa. Aggiunga che probabilmente, per evitare aggregazioni pericolose, non monteranno i ciringuito. Dunque, con una deroga, potrebbero farci recuperare qualche metro per piantare alcuni paletti per rimediare parzialmente alle inevitabili soppressioni».
In ogni caso, lei prevede una perdita del 50% di attrezzature, come minimo.
«Temo proprio di sì, a prescindere dal fatto che la richiesta degli anni scorsi ce la scordiamo. So che diversi alberghi rinunceranno ad aprire, dall’estero non verrà nessuno, per cui uno può essere ottimista finché vuole, ma purtroppo, la realtà è questa. È un disastro. Quest’anno, dato il ruolo che abbiamo, come concessionari dobbiamo aprire, ma economicamente parlando, se facciamo una patta è già tanto».
Come lei dice, non è il caso, ma sarebbe quasi utile rimanere chiusi.
«No, lo si deve fare comunque. Per mantenere la clientela, per dare un servizio, per essere il primo anello della catena del turismo, non il più importante, ma il primo perché il settore fieristico è chiuso, il congressuale pure. Rimaniamo noi. Una festa non si può fare, una manifestazione neanche. È bandito qualsiasi raduno di persone. Si esclude anche allestire un semplice buffet che non deve neppure essere pubblicizzato, come specificato nella bozza dell’ordinanza che verrà. A questo punto rimane solo la stanza d’albergo. Non si può fare nemmeno un’animazione per i bimbi, tanto per dire; è un vero peccato. Quest’anno dobbiamo dare ai clienti un nuovo servizio: la sicurezza. Noi, che per fortuna a Rimini abbiamo il privilegio di avere uno spazio di arenile enorme, siamo abituati a mettere gli ombrelloni belli larghi. Con il Piano Spiaggia di Rimini viaggiavano già a dodici metri quadrati l’uno come minimo, una misura superiore alle indicazioni della Regione Emilia Romagna di quest’anno. Ora, com’è giusto, forse li allargheremo ulteriormente. La sicurezza viene prima di tutto, il potenziale come detto, c’è. Per contro non avremo il cento per cento di presenze per cui dobbiamo solo equilibrare la richiesta ipotizzabile per rapportarla con la sicurezza».
Un corretto bilanciamento tra presenze stimate e misure di protezione per creare affidabilità.
«Sì, come in premessa, credo che la domanda non supererà il sessanta per cento delle nostre potenzialità. Se piantiamo solo il sessanta per cento di ombrelloni e stiamo comodamente larghi, forniamo un servizio efficiente di protezione antivirus».
La rovinosa brutalità di questo virus ci ha cambiato la vita. È d’accordo?
«Ha ragione, ha cambiato la vita e il nostro modo di essere romagnoli, anche nelle più semplici manifestazioni di affetto con gli amici, che spesso coincidono con le figure dei clienti. Nel senso che con molti degli ospiti si diventa amici perché li si conosce da generazioni, si vedono nascere i loro figli. Con i più affezionati spesso ci si sente per telefono anche in inverno. Pensare che, se e quando arriveranno, non potremo neanche stringere loro la mano, mi dà grande tristezza. La nostra ospitalità romagnola subisce un duro colpo, ma proprio perché siamo romagnoli, se non possiamo stringere le mani, stringeremo i denti e andremo avanti. Virus o non virus».
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