“Emergenza lupo”: il controllo si può (e si doveva già) fare. Il 22 gennaio a Rimini l’evento pubblico, a Roma il confronto Stato-Regioni sulla nuova normativa

“Emergenza lupo”: il controllo si può (e si doveva già) fare. Il 22 gennaio a Rimini l’evento pubblico, a Roma il confronto Stato-Regioni sulla nuova normativa

Mentre si attende l'implementazione normativa, l’Associazione Nazionale per la Tutela dell'Ambiente e della Vita Rurali si presenta anche a Rimini per aprire una discussione costruttiva e scevra da ogni ideologia

“Il mondo lupista è in fibrillazione. Quando l’emergenza lupo arriva in un centro di rilevanza turistica nazionale non è facile mettere tutto a tacere con i soliti mantra. Così si moltiplicano le prese di posizioni politiche, le petizioni, gli incontri pubblici. La parte animalista, attacca i cittadini che osano denunciare la condizione di insicurezza, il PD si barcamena tra chi chiede interventi e chi, in Regione continua a sostenere di avere le “mani legate” (quando anche Ispra chiarisce che l’iniziativa deve venire dalle regioni) e assegnava per il 2025, con le deroghe, una quota di rimozioni pari a 9-15 capi”. Con queste premesse, che non sono altro che dati di fatto, confermati dalle cronache (e dai comunicati stampa) degli ultimi mesi, l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali si presenta anche a Rimini per aprire una discussione costruttiva e scevra da ogni ideologia (o fondamentalismo, perché alla fine la deriva è quella) sul fenomeno che sta preoccupando mezza Italia: la convivenza tra uomo e lupo non è più in equilibrio. Va trovata una soluzione e, visto che ci sono già, vanno attivate le leve normative che permettono di riequilibrare la situazione. Se ne discuterà alle 20,30 di giovedì 22 gennaio 2026 a Rimini (sala Macaco, via Marecchiese, 314) in un incontro pubblico organizzato dalla suddetta Associazione e il Comitato quartiere 11 di Rimini.
E proprio il 22 gennaio si aprirà l’atteso confronto tecnico in sede di Conferenza Stato-Regioni, che “rappresenta l’ultimo passaggio prima dell’implementazione operativa delle nuove misure”, spiegano la Senatrice Domenica Spinelli e il Consigliere Regionale e Coordinatore Provinciale Fratelli d’Italia Nicola Marcello, ricordando come “negli ultimi mesi, la normativa sulla protezione del lupo ha registrato significativi aggiornamenti a livello internazionale, comunitario e nazionale. La Convenzione di Berna ha modificato lo status di protezione della specie, mentre la Direttiva (UE) 2025/1237 ha recepito tale cambiamento, spostando il lupo tra le specie tutelate con modalità più flessibili. A livello nazionale, il Decreto di recepimento del DPR 357/97, attualmente in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, consente a Regioni e Province autonome di gestire la specie in maniera più efficace, riducendo i conflitti con le attività agricole e garantendo al contempo la conservazione della popolazione. In parallelo, la legge n. 131/2025 (“DDL Montagna”) stabilisce che il Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministro dell’Agricoltura, definisca annualmente i tassi massimi di prelievo dei lupi, calcolati sulla base delle stime fornite da ISPRA. Per il primo anno, i tassi applicati sono cautelativi, compresi tra il 3 e il 5% della popolazione stimata, con possibilità di revisione negli anni successivi. Il MASAF ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto e il confronto tecnico in sede di Conferenza Stato-Regioni, già programmato per il 22 gennaio, rappresenta l’ultimo passaggio prima dell’implementazione operativa delle misure”.
LA (COSTOSA) TUTELA DEL LUPO E I DANNI DELLA SUA NON-GESTIONE
Premesso che nessuno ha mai voluto abbattere indiscriminatamente il lupo (cosa peraltro vietata ieri, oggi e anche domani si spera), come vorrebbe forse la letteratura che ne ha disegnato nei secoli uno stereotipo malvagio e violento, il fenomeno attuale va analizzato secondo criteri scientifici (quindi dando seguito alle indicazioni dell’ISPRA, che devono valere sempre, non solo quando fa comodo) ed economici (a partire dal livello gerarchico amministrativo: Unione Europea, Governo nazionale, Regione, Provincia e Comuni). In tal senso, va ricordato come in 10 anni in Italia si sono spesi circa 53 milioni di euro per osservarlo, proteggerlo e raccontarlo. Di questi milioni, 20 sono stati spesi sulle Alpi e 33 sull’Appennino, in gran parte spesi in progetti LIFE come Wolf Alpes e dall’istituto di ecologia (IEA). Si stima che ogni lupo italiano è costato circa 12.000 euro allo Stato. E questo senza tenere conto dei danni arrecati, che ovviamente ricadono prima sulle spalle dei privati (agricoltori e allevatori, ma non solo) e poi, sottoforma di rimborsi, sulla comunità (a livello europeo si calcola in 17 milioni di euro il costo dei rimborsi per i danni subiti dagli allevatori, in forte aumento negli ultimi anni). 
Il problema, quindi, seppure i numeri siano piccoli rispetto ad altri fenomeni, risulta enorme per via del solito canovaccio su cui si costruiscono queste dinamiche: si investe sulla tutela, ma non sulla gestione. Si attiva il monitoraggio per qualificare i livelli della possibile convivenza, ma non si attivano i controlli (e quindi la selezione) quando i numeri mettono a rischio l’equilibrio tra uomini e animali e, ancora più grave, la sostenibilità dell’ecosistema che era l’obiettivo iniziale.
LE NORME CI SONO: IL CONTROLLO E’ POSSIBILE
I dati dell’ultima indagine (2020-2021) a livello nazionale stimavano la presenza di almeno 3.500 lupi in Italia. Nelle Alpi, dove erano disponibili i dati più dettagliati, già all’epoca veniva riportata una densità che è quasi tre volte quella riportata per Yellowstone (150/1000 kmq): in questi territori, nei successivi quattro anni si stima che la distribuzione del lupo si sia addirittura ampliata di quasi il 50%. Una diffusione generalizzata in tutta Italia, che ha coinvolto non solo le cosiddette aree ritenute marginali e ‘non vocate’ per la specie (Valle Padana, Puglia, coste e centri urbani), ma sono stati accertati attacchi di tipo predatorio sulle coste abruzzesi e all’interno di Roma ai danni anche di minori.
E l’Emilia-Romagna non fa eccezione: “Nonostante i tentativi ambientalisti e animalisti di fare credere che il lupo in Italia sia in estinzione”, spiegano dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, “siamo lo stato europeo con il maggior numero di lupi (diverse migliaia), e l’Emilia Romagna non solo è la terza regione per numero di lupi, ma – ed è un dato scientifico – ha nell’area dell’Appennino parmense e piacentino la più alta densità di lupi al mondo, ben 10 lupi per 100 km² (10 km x 10), più di Russia, Canada o Mongolia”.
Di fronte a questo fenomeno, però, le istituzioni non hanno le “armi spuntate” come si vorrebbe far credere. Già a inizio 2025 l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) illustrò alle amministrazioni regionali i nuovi protocolli tecnici con cui le Regioni e le Province autonome avrebbero potuto chiedere abbattimenti in deroga nel caso di esemplari confidenti, pericolosi o dopo attacchi ripetuti ad aziende zootecniche, fino a un massimo di 160 lupi in tutto il territorio nazionale. “Per la prima volta – sottolineava Mauro Fattor, docente al master Fauna e Human Dimension dell’Università dell’Insubria e membro dell’associazione teriologica italiana, in un’intervista a Il Dolomiti – si stabilisce una quota massima di prelievi suddivisa su base regionale, provinciale per Trento e Bolzano, in base ai dati del censimento nazionale del 2021, che stimava la presenza in Italia di circa 3.300 lupi. La quota ammessa di prelievi in deroga è tra il 3 e il 5%, dunque tra 100 e 160 lupi, una quota estremamente prudenziale, con le relative quote locali in base alle effettive consistenze territoriali. Tanto per essere chiari: il Trentino nel 2025 potrà prelevare 3-5 esemplari, l’Alto Adige 1-2, il Piemonte 10-17, l’Emilia-Romagna 9-15, la Toscana 13-22 e via dicendo. Tutto ciò da subito, anche se il Piano d’azione nazionale, fermo dal 2015, non è ancora stato approvato. L’altra notizia è che si cercherà di rimetterlo in pista al più presto e di sottoporlo in tempi relativamente rapidi alla Conferenza Stato-Regioni”. Questo anche alla luce del fatto che, come noto, a luglio 2024 una sentenza della Corte di giustizia europea aveva chiarito che gli stati membri dell’Unione possono derogare ai divieti generali di abbattimento dei lupi purché siano soddisfatte alcune condizioni esplicitate dalla sentenza stessa. A conferma, a dicembre 2024 la Convenzione sulla conservazione della vita selvatica e degli habitat naturali in Europa (ovvero la Convenzione di Berna) ha infatti votato a favore dell’abbassamento dello status di protezione del lupo, avviando l’iter per il declassamento del lupo da “specie di fauna rigorosamente protetta” a semplice “specie di fauna protetta”. “Non è apertura della caccia, non è l’abbandono di una politica rigorosa di tutela della specie”, scriveva Fattor. “Su questo punto Ispra è stata estremamente chiara, qualunque cosa accada in Europa con la procedura di abbassamento dello status di protezione, l’obbligo per gli Stati è e sarà sempre quello di mantenere uno stato favorevole di conservazione della specie e il controllo spetta ad Ispra e al ministero per l’Ambiente. Questo obbliga un po’ tutti a mettersi con decisione o a rafforzare le politiche di prevenzione e costituisce un primo passo importante, anche e soprattutto a livello di messaggio politico, per cercare di ragionare in modo intelligente e costruttivo su quello che potrebbe accadere di qui a un anno quando, verosimilmente, il nuovo status di protezione passerà a livello europeo”.
Come detto, la Regione Emilia-Romagna avrebbe potuto chiedere l’abbattimento di diversi esemplari, perché poteva. Di questo iniziano a rendersene conto tutti anche a Rimini, e a chiederne conto, come ha fatto il Sindaco di Rimini nonché Presidente della Provincia di Rimini nelle scorse settimane, che ha chiesto al Presidente De Pascale “di valutare l’opportunità di effettuare un censimento sul territorio della Provincia di Rimini per ottenere quei dati che potrebbero essere utili sia per quantificare la reale consistenza del lupo e la conseguente compatibilità con l’estensione del contesto territoriale, sia per valutare quali strumenti adottare per ridurre i danni economici e morali causati da una presenza del lupo all’apparenza fuori controllo, tenendo conto che la disponibilità di dati scientificamente certi permetterebbe anche di avvalorare o meno il senso di insicurezza che la presenza del lupo attualmente genera”.
Il riferimento ai dati scientifici non è banale, perché anche la sentenza della Corte di giustizia europea dell’11 luglio 2024 chiarisce che, per poter applicare il regime di deroga gli stati membri devono:
1) Dimostrare concretamente la volontà di applicare il regime di deroga previsto all’art. 16 della Direttiva 92/43/CEE;
2) Predisporre adeguati piani nazionali di gestione e contenimento del lupo che consistono:
a) Monitoraggio del territorio,
b) Censimento dei lupi presenti sul territorio;
c) Definizione a livello scientifico della portata massima del territorio, soprattutto se fortemente antropizzato; d) Attuazione dei piani di contenimento che prevedono l’abbattimento di tutti i soggetti in esubero, cominciando da quelli più problematici.
L’EVENTO PUBBLICO
“Dopo l’intervento dei relatori”, spiegano gli organizzatori, “chiunque tra il pubblico potrà intervenire facendo domande o esternando quanto ritenuto opportuno, ovviamente con serenità ed educazione. Tra i relatori, il giornalista naturalista Giovanni Todaro, studioso anche sul campo all’estero del lupo, autore di alcuni relativi testi storici e scientifici e già ideatore e direttore del Museo internazionale del bracconaggio e delle trappole, allestito nel castello di Bardi (PR) in collaborazione con Corpo forestale dello stato, Guardia di Finanza, associazioni venatorie, ambientaliste e persino animaliste. Ovviamente contro il bracconaggio. Altro relatore sarà il Michele Corti, ruralista, presidente dell’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali e già professore di Zootecnia di montagna. Seguiranno gli interventi di Marco Succi e Giorgio Urbinati, rispettivamente presidente e vicepresidente del Comitato quartiere 11 Rimini “Emergenza lupi”. “Poiché nelle nostre iniziative pubbliche vogliamo fare esprimere tutti affinché la gente possa sentire le varie versioni e poi farsi autonomamente un proprio parere – aggiungono gli organizzatori – abbiamo invitato come graditi relatori anche Giampiero Semeraro dello Sportello Lupo Rimini e Pier Claudio Arrigoni, del Settore Agricoltura, caccia e pesca – Ambiti Forli-Cesena, Ravenna e Rimini, Regione Emilia Romagna. Temi dell’incontro: la problematica del lupo nel riminese; numero di lupi stimati; interventi contro le predazioni e concretamente sui lupi spavaldi; gestione del lupo ai sensi dell’art. 16 della Direttiva Habitat che, da decenni, permette in deroga non solo la cattura ma anche l’abbattimento nei casi previsti, come del resto avviene ogni anno negli altri stati”.

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