Ex Dany, da fornitore della Coop al fondo svedese che ora vuole chiuderla

Ex Dany, da fornitore della Coop al fondo svedese che ora vuole chiuderla

La notizia della chiusura dello stabilimento riccionese e la storia (di successo) del suo fondatore

La notizia della chiusura dell’ex Etichettificio Dany di Riccione è di quelle che muovono le acque anche della politica, e non è un caso se la prima a commentare gli allarmi dei sindacati sia stata la consigliera regionale del PD Alice Parma. La storia dell’etichettificio è una storia tutta locale, del resto, almeno fino a qualche anno fa, quando il fondatore Marco Olivieri decise di accettare l’offerta del gruppo All4labels, multinazionale la cui proprietà è nelle mani del fondo svedese di Private Equity, Triton Capital. La storia dell’azienda inizia infatti a Riccione, nel circolo Arci di Via Monti dove il padre di Olivieri – come raccontò lui stesso a La Piazza un decennio dopo  – gli presenta Fulgido Gudenzoni, ormai prossimo alla pensione e proprietario di una piccola attività imprenditoriale basata esclusivamente su una macchina per stampare etichette. Un’attività praticamente artigianale, con un unico cliente. Ma un cliente importante, visto che era la Coop. Olivieri, che al tempo faceva l’agente di commercio, intuì subito il potenziale di quell’attività e forse spinto anche dalla giovane età (23 anni) scelse il rischio imprenditoriale. Mai scelta fu più azzeccata, anche se poi la Coop l’ha abbandonato nel momento in cui venne licenziata la persona che aveva sottoscritto quel contratto. Zero clienti, ma tante conoscenze e chilometri in lungo e in largo per lo stivale hanno fatto il resto. La sua impresa è infatti diventata ben presto un leader del settore prima sul territorio poi a livello nazionale: si stimava tra i primi 40 in tutta Italia, forse anche di più perché con l’avvento dell’online molti hanno chiuso i battenti negli ultimi anni. Non l’Etichettificio Dany, che infatti ha continuato a crescere di anno in anno, sostenuto dagli investimenti sia in tecnologia che in logistica (il cambio stabilimento è avvenuto più volte e sempre più in grande), fino ad intercettare l’interesse di una multinazionale come All4labels (e del fondo di private equity alle sue spalle, Triton Capital).
LA NUOVA STRATEGIA INDUSTRIALE
Il cambio di proprietà però, ha comportato a quanto pare anche un cambio di strategia industriale e, come avviene spesso in queste acquisizioni, si ragiona anche di chiusure, tagli, delocalizzazioni ecc. Lo stesso ragionamento che ha fatto il gruppo All4labels a quanto pare: Il 30 giugno scorso il gruppo All4label ha convocato le Organizzazioni Sindacali per comunicargli l’intenzione di chiudere il sito riccionese entro la fine dell’anno, cercando a loro dire tutte le strade per soluzioni non traumatiche nei confronti dei lavoratori.
“C’è qualcosa che però non ci torna”, avvertono i sindacati riminesi, “perché al di là dei proclami, la All4label ha imposto un’accelerazione significativa e reale dei tempi di chiusura, con tentativi di “autospegnimento” del sito produttivo attraverso dimissioni spontanee, ma anche con un anomalo calo di lavoro, e sino all’invio di semilavorati ad altri stabilimenti italiani di loro proprietà. Questo come Organizzazioni Sindacali non lo permetteremo! Se la soluzione non traumatica nei confronti dei lavoratori dipendenti significa proporre lo stesso lavoro ad altre sedi nell’Italia, allora pensiamo di trovarci di fronte a chi si immagina il lavoro come quello strumento nel quale il lavoratore deve essere sacrificabile in nome di tutto, la persona come merce e non come investimento per il futuro. L’azienda è sana al pari degli altri siti, e per questo non comprendiamo quale sia il reale motivo, ad oggi non confutato dati economici dei quali non ci è stata consegnata nessuna documentazione. Ciò che rimane per ora di concreto sul tavolo negoziale è la dichiarazione aziendale ed il posizionamento sindacale che informerà tutti i lavoratori dell’Etichettificio in assemblea nei prossimi giorni e che al contempo si sta già muovendo per mettere in piedi le azioni di contrasto a questa scelta sbagliata, partendo dal coinvolgimento delle Istituzioni locali e regionali, non escludendo l’allargamento della vertenza alle Federazioni sindacali nazionali. La lotta è appena iniziata, non staremo fermi a guardare una scelta presa in stanze dove oltre ai numeri non c’è altro, di sicuro non c’è la conoscenza del territorio con tutte i suoi risvolti sociali, sui quali coinvolgeremo tutte le Istituzioni interessate”.
A dar manforte ai sindacati e ai lavoratori, subito è intervenuta Alice Parma, consigliera regionale del PD: “Abbiamo già aperto un canale di segnalazione della situazione con l’assessorato al Lavoro e l’assessore Giovanni Paglia, affinché si attivino tutti gli strumenti di monitoraggio e confronto con il gruppo dirigente e si apra da subito un tavolo di dialogo con le parti sociali e le istituzioni locali. Il tema qui non sembra una crisi del settore o l’etichettificio in perdita, ma un passaggio di proprietà a una multinazionale. Ecco, posso assicurare che il nostro impegno sarà quello di tutelare i posti di lavoro e a salvaguardare il tessuto produttivo locale, che non può permettersi di perdere un presidio locale come quello di Dany”.
Nel frattempo la notizia arriva anche in Parlamento, grazie al Senatore Marco Croatti (M5S): “In questo momento è prioritario agire per tutelare questi 60 lavoratori e pretendere chiarezza e trasparenza in merito alle strategie industriali della multinazionale All4labels. La chiusura dell’azienda, in un territorio già provato da complessità economiche, rappresenterebbe un grave danno per il tessuto produttivo e sociale della Romagna. È estremamente urgente un intervento del governo ed è per questa ragione che ho presentato oggi in Senato un’interrogazione parlamentare chiedendo al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e Al Ministro delle Imprese e del Made in Italy:
– quali urgenti iniziative intenda intraprendere per scongiurare la chiusura dell’etichettificio Dany di Riccione e per la salvaguardia di tutti i posti di lavoro, promuovendo immediatamente un tavolo di confronto con la direzione del gruppo All4label e le rappresentanze sindacali;
– se sia a conoscenza delle reali motivazioni alla base della decisione di All4label e se siano state verificate le condizioni economiche effettive dell’azienda Dany, al fine di escludere delocalizzazioni o riduzioni di personale senza valide giustificazioni economiche;
– quali strumenti e risorse il Governo intenda mettere a disposizione per supportare le lavoratrici e i lavoratori coinvolti in questa vertenza, sia attraverso ammortizzatori sociali adeguati sia attraverso percorsi di ricollocazione professionale, qualora la chiusura dovesse, in ogni caso, rendersi inevitabile;
– se non ritenga opportuno avviare un’indagine approfondita sulle strategie di riorganizzazione del gruppo All4label, con particolare attenzione alle ricadute occupazionali sul territorio nazionale, al fine di prevenire future e analoghe situazioni di crisi aziendale in realtà produttive che, come nel caso di Dany, risultano essere sane.
È urgente avere risposte, i 60 dipendenti e le loro famiglie devono tornare a guardare al futuro con serenità”.

COMMENTI