Il botta e risposta tra Melucci (PD) ed Elli (FI) sulle responsabilità del Sindaco o comunque su ciò che avrebbe potuto e dovuto fare non sposta purtroppo il problema, non "sposta la palla avanti" per usare il gergo calcistico. Ma può servire a stimolare la reazione della Città, forse
Che la liquidazione volontaria della società Rimini FC avrebbe innescato il solito “bulirone” di commenti era da aspettarselo, mentre meno ovvio era stato il silenzio che aleggiava da mesi sulle dinamiche societarie e sulle avvisaglie di quello che si sarebbe verificato solo qualche tempo dopo. Ora che il vaso è rotto, tutti a rincorrere la “palla” per fregarla all’avversario e puntare a far gol, se ci si consente il gergo calcistico. C’è chi adotta il classico “catenaccio”, tenendo tutti dietro la linea della palla a difesa del Sindaco e dell’Amministrazione, che nulla avrebbero potuto né dovuto fare in questi mesi, par di capire dalle parole dell’ex Vice Sindaco Maurizio Melucci, in risposta ai primi contropiedi delle opposizioni. Tentativi volti a “trasformare il fallimento del club in un facile pretesto per attaccare il sindaco. Un’operazione tanto comoda quanto priva di logica”, ribatte sulla tastiera di Chiamamicittà, schernendo Fratelli d’Italia, Forza Italia e Potere al Popolo. “Una narrazione che ignora un fatto elementare”, argomenta Melucci: “Una società di calcio professionistica è un soggetto privato, controllato da FIGC, Lega Pro e organi giudiziari. Il Comune non ha poteri ispettivi, non può verificare bilanci, non può impedire passaggi societari. Far finta che sia così significa prendere in giro i tifosi per un titolo di giornale. Se ragionassimo con lo stesso schema, dovremmo accusare i sindaci di Parma, Bari, Palermo, Cesena, Chievo e di mezzo Paese, travolti a loro volta da fallimenti calcistici. È un’assurdità, ed è un’assurdità anche a Rimini. Il punto reale è un altro: mentre la Rimini Calcio scompare dal campionato, una parte della politica locale si dedica alla caccia al colpevole invece di interrogarsi seriamente su come ripartire. È un atteggiamento irresponsabile, che alimenta tensioni inutili e rende più difficile ricostruire un progetto sportivo credibile. Il ruolo del Comune oggi è molto semplice: favorire la nascita di una nuova società, cercare imprenditori seri e locali, costruire un ambiente stabile per un progetto sostenibile. Tutto il resto — insulti, accuse, rivendicazioni — appartiene alla peggior politica, quella che usa i sentimenti dei tifosi come arma. La Rimini Calcio è caduta. Ma la politica, purtroppo, in questa vicenda non ha fatto una figura migliore”.
Zero a zero e palla al centro. Ed ecco di nuovo in azione Forza Italia, tramite il segretario cittadino Raimondo Elli: “Innanzitutto prendiamo atto con piacere che anche l’ala post comunista del PD ha preso atto che la proprietà privata non è un furto ma un diritto inviolabile. Infatti Melucci sostiene, giustamente, che un amministratore pubblico non può ingerirsi in compravendite di beni o servizi tra privati. Però c’è un però”, avverte Elli. “Quando affari tra privati coinvolgono più o meno direttamente beni pubblici (lo stadio ad esempio) per i quali il sindaco deve decidere se e come spendere denaro ‘pubblico’ (ndr: pubblico significa soldi dei cittadini prelevati con le tasse) crediamo che una certa attenzione, non ingerenza, sia dovuta e legittima. E questo abbiamo chiesto al sindaco per mesi, di stare attento. Non dí interferire, ma di vigilare, e di controllare bene con chi stava trattando. Si, trattando, perché il rifacimento dello stadio (oggi Melucci scrive rimessa a nuovo non faraonica, si vada a guardare il progetto Aurora/Di Salvo) era una trattativa tra pubblico e privati, e quindi il pubblico aveva tutti i diritti di avere informazioni chiare e precise sulla solidità finanziaria dei privati in gioco. E a proposito, agli stessi privati non è stato affidato anche il rifacimento del campo sportivo alla Gaiofana?”, chiede Elli, sapendo bene di toccare un altro nervo scoperto, riferendosi al duo Stefano Petracca (presidente della Responsible spa, la società che si è aggiudicata il bando per la riqualificazione di quel centro sportivo che ormai più di 10 anni fa era stato pensato, ma mai completato) e Stefania Di Salvo (l’allora presidente del Rimini FC, sua moglie). “Si restituisce a Rimini una zona che era in uno stato di degrado e un impianto sportivo all’avanguardia. Quando il pubblico e il privato lavorano insieme si possono fare delle cose davvero molto importanti”. Così il sindaco Jamil Sadegholvaad commentò la presentazione del progetto al Palacongressi oltre un anno fa. Di cose nel frattempo ne sono successe parecchie, ma di certo non si può dire che il Comune non abbia avuto un ruolo nelle dinamiche, tanto è vero che lo stesso Sadegholvaad quest’estate ruppe il silenzio con questo appello a Di Salvo-Petracca: “La storia ultracentenaria della Rimini Calcio è punteggiata da esaltanti alti e altrettanti e devastanti bassi. Siamo andati avanti, accettando anche fallimenti e sconfitte epocali ma pretendendo sempre e comunque chiarezza di intenzioni. Con il massimo affetto, e prima di tutto da riminese e sportivo, chiedo oggi questo alla proprietà. Se ci sono novità, cambiamenti di programma, dubbi o rilanci, ora è il momento di condividerli con Rimini. C’è la stagione agonistica, c’è la passione biancorossa ma ci sono anche i progetti che stanno impegnando porzioni urbane e finanziamenti pubblici. Sono sicuro che questo appello sarà ascoltato”. Come noto, le cose non sono andate esattamente come auspicato. E forse non c’era già più niente da fare.
Ma prima, prima dell’arrivo della Di Salvo, forse qualche scelta diversa si poteva fare. Ed è su questo punto che punta Elli di Forza Italia: “Non è vero che i partiti attaccano il Sindaco invece di fare proposte. Come Forza Italia abbiamo proposto lo spostamento del Neri insieme alla pista di atletica, e non separatamente. Abbiamo chiesto che il progetto fosse ripreso coinvolgendo forze economiche imprenditoriali locali. Abbiamo sostenuto sin da subito che il progetto ‘faraonico’ del duo Aurora/Di Salvo era insostenibile e sbagliato, proponendo invece un vero piano B realistico e non solo a carico del denaro ‘pubblico’. Non siamo stati ascoltati ma anzi insultati”, lamenta. “E ora siamo al punto di partenza, e con il calcio riminese stremato e distrutto. E saremmo noi a strumentalizzare la situazione?”
A guardare indietro, però, si rischia sempre e solo di fare l’elenco degli errori e anche se dovessero emergere responsabilità politiche, non si farebbe comunque un gol per la città.
Il “bulirone” scemerà come sempre, poi ci si dovrà rimboccare le maniche e riorganizzare un progetto sportivo che prenda dentro lo stadio, il centro sportivo, il settore giovanile e la squadra femminile. Se escludiamo la prima squadra che è ufficialmente sciolta e tutti i tesserati sono svincolati, due di questi fattori sono in mano al Comune, due sono in un limbo burocratico-sportivo che non può durare troppo tempo altrimenti si perderà tutto.
Mai come ora la città deve reagire e segnare un gol. Ma non può essere solo la politica a discuterne, con toni più o meno accesi. La sollevazione popolare che servirebbe non c’è stata e non ci sarà. Il rischio che Rimini dica addio per sempre al calcio professionistico è sempre più concreto. E il sogno dello stadio nuovo diventerebbe un altro incubo. Non solo per i tifosi e gli appassionati.


COMMENTI