Fano scava e scopre Vitruvio, Rimini decida cosa fare dell’Anfiteatro o faccia decidere ai cittadini, ma tutto dipende dalle opposizioni

Fano scava e scopre Vitruvio, Rimini decida cosa fare dell’Anfiteatro o faccia decidere ai cittadini, ma tutto dipende dalle opposizioni

L'Amministrazione comunale ha già fatto capire che non interverrà, per cui l'onere e l'onore spetta ai partiti, movimenti e liste civiche, che possono attivare una sorta di referendum

In questi giorni c’è grande fermento nella cultura nazionale e in quella territorialmente prossima, data la scoperta della Basilica di Vitruvio in Fano, e dei conseguenti scavi che si stanno eseguendo per riportare alla luce i suoi resti per poi, magari, valorizzarli per renderli fruibili al pubblico. Questo eccezionale evento non è sfuggito a diversi nostri lettori che ce lo hanno segnalato, e che con rammarico sono ritornati sul tema di ciò che invece non è possibile fare per il nostro negato Anfiteatro. Certo è che le due cose non sono paragonabili in via assoluta per importanza, ma hanno un comune denominatore: la salvaguardia delle radici storico culturali di una città, e della comunità che comprende.
Abbiamo visto che altrove si scoprono e si valorizzano le testimonianze storiche, con orgoglio e lungimiranza per poterle porre al godimento dei cittadini e colti visitatori che non mancano e sempre in aumento, (qui) e (qui), mentre da noi, paesucolo provinciale, si è scelta una strada completamente diversa che non porta a nulla; in pratica siamo in un vicolo cieco. Nessun evento culturale di spessore, e leggendo cosa fare nel fine settimana a Rimini si propinano le solite dozzinali minestrine avariate.
Iniziando dalle scoperte emerse in Piazza Malatesta, prima che la valanga di calcestruzzo la rendesse una landa desolata, con le quali degnamente e a pieno titolo si poteva allestire un vero parco archeologico inserito in un progetto di verde urbano, dove si sarebbe potuto veramente leggere la storia riminese in modo tangibile. Tralasciando poi altri vergognosi esempi quali Palazzo Lettimi Maschi ed ex Convento di S. Francesco, arriviamo al nostro Anfiteatro in cui, come accennavamo, alcuni nostri lettori tornano frequentemente sul tema.
È ormai certo e assodato che la compagine politica che governa la città, non ha alcuna intenzione di trovare una soluzione che sia volta al suo recupero. Annunci, indagini, improbabili scusanti e bizzarrie quali la salvaguardia delle stratificazioni costruttive nel tempo. Una miscela di nulla, finalizzata solo al temporeggiare per non risolvere, o risolvere – appunto – nulla; in sostanza si preferisce salvaguardare un interesse privato, seppure attinente ad un meritevole Istituto, a scapito di quello pubblico.
Eppure il tema interessa ad una buona parte dei cittadini che desidererebbero finalmente esprimersi per vedere risolta l’annosa questione, con piena dignità sia del monumento che del CEIS, ma, purtroppo, a meno di qualche singolo personaggio della politica locale veramente impegnato in tal senso, non trova altri titolati soggetti disposti a perorare la causa. Ci riferiamo alle compagini politiche che non amministrano, non volutamente dette “opposizioni” in quanto oppongono assai poco in verità, e alla loro inerzia tranne il mettere in scena di quando in quando qualche sporadica iniziativa personale che poi cade nel vuoto. Per contro asseriscono di non avere potere esecutivo e di decisione, ma se lo volessero potrebbero contribuire fattivamente a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento.
Esse con le loro organizzazioni e tramite i consueti tavolini settimanali in piazza, potrebbero gestire una sorta di referendum certamente informale, ma utile a capire finalmente come la pensa la gente circa il problema Anfiteatro – Ceis; sia che si vogliano disgiunte le due entità, che le si preferiscano lasciare entrambe laddove sono. L’iniziativa avrebbe lo scopo di restituire finalmente un quadro certo della volontà dei riminesi in proposito, caratterizzato dalla trasversalità ideologica che in questo caso, come del resto mai, ha avuto in questa vicenda; ma anche il pregio di fare finalmente chiarezza su di un argomento volutamente tenuto nelle nebbie di un’informazione non sempre chiara. È altresì quasi certo che l’eventuale esito di scelta della separazione delle realtà presenti in quel sito, non scalfirebbe minimamente l’autoreferenzialità dell’Amministrazione, ma potrebbe interessare ad altri soggetti istituzionali.
Sarebbe senz’altro una bella iniziativa di democrazia dal basso, perché oggi è quella che ci resta e che si dovrebbe attuare dopo la fine di un dialogo tra il cittadino e la politica, specie se questa governa, in tempi remoti grande vanto peculiare della sinistra. Rimane quindi auspicabile per tutti noi, e specie per i lettori che ci hanno significato questo tema, che qualcuno possa cogliere questa opportunità dalla quale ne ricaverebbe solo grande merito.

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