Festival nazionale della Patacata: al nuovo “Palas Mare” contrapponiamo l’isola

Festival nazionale della Patacata: al nuovo “Palas Mare” contrapponiamo l’isola

Ci vuole un Festival per la fantasia amministrativa e dei politici nostrani: meritano un palco tutto loro. Dopotutto, se Sanremo ha i fiori, Rimini ha la Patacata.

Minchiata in siciliano, strunzata in napoletano, pirlata in milanese, bischerata in fiorentino, e, naturalmente, Patacata in romagnolo. L’Italia, si sa, è una repubblica fondata sul lavoro — ma regge benissimo anche sull’arte della Patacata, quella sublime combinazione di fantasia, incoscienza e autocompiacimento che nessun’altra nazione al mondo può vantare con tanta eleganza.
È tempo di smettere di nascondersi: serve un Festival. Dopo Sanremo, dopo il Festival del Cinema, dopo la Notte Rosa, dopo la Sagra del Piadinaro Eroico, ecco a voi il Festival nazionale della Patacata. E dove, se non a Rimini? La capitale del tutto e del niente, la città dove ogni idea diventa un rendering e ogni rendering diventa un comunicato stampa.
A Rimini le patacate non si improvvisano: si progettano, si illustrano, si mettono a bilancio e poi si inaugurano due volte. L’ultima proposta, il nuovo Palacongressi sul mare, è una sinfonia in quattro movimenti: costruire un altro edificio quando quello esistente non ha ancora smaltito la prima conferenza dei geometri, portarlo sulla spiaggia, e magari, già che ci siamo, aggiungere un casello autostradale “Palas Mare”, così i visitatori che dormono a Marina Centro possano gustarsi un giro completo della città prima di entrare. Un po’ come il gioco dell’oca, solo che qui l’oca è l’automobilista, e il dado è truccato.
Ma la vera, immensa, rivoluzionaria Patacata — quella che, permettetemi, voglio dire io, per proseguire il mirabile intervento (da Oscar) del quale qui parliamo — è l’isola. Propongo di realizzare un’isola. Sì, un’isola tutta per Rimini. Perché come si fa a essere capitale del turismo senza avere un’isola tutta sua? Ibiza, Mykonos, Capri, Isolabella… Abu Dhabi! E Rimini? Niente. Uno vero scandalo geografico.
E allora che si faccia l’isola, subito, possibilmente metà riminese e metà riccionese, per garantire quella parità territoriale che tanto ci scalda il cuore. Sarà la prima isola democratica del mondo: un lembo di sabbia in cui le conferenze stampa dureranno più della costruzione, e i selfie con il Sindaco diventeranno moneta locale.
Il capoluogo dell’isola sarà Patacchia, naturalmente, faro del nuovo arcipelago romagnolo, e naturalmente, della filosofia che ispira tutto e tutti — d’altronde c’è chi ha fondato Littoria, possiamo essere da meno noi a Rimini?
E per collegarla, ci vuole un ponte, ovviamente. Ma non un ponte qualsiasi: il più lungo ponte pedonale d’Europa, che parta dal balcone di Palazzo Garampi e arrivi fino al chiosco centrale di Patacchia.
E qui — non scherziamo — chiamiamo il Ministro Salvini, vero esperto pontologo, e di ponti se ne intende. Sarà lui a tagliare il nastro inaugurale, rigorosamente in diretta social, con sottofondo di liscio e hashtag #Patacata2027.
Sarà un simbolo: il cammino verso la visione. Una passerella sul mare delle parole.
Nel frattempo, la città si prepara alla stagione eterna, come e più di Roma, Rimini sarà eterna. Non più estate, autunno o inverno: da Natale a Ferragosto, e da Ferragosto al Natale successivo, in un ciclo continuo di aperture, eventi e tagli di nastro. La Notte Rosa inizierà a giugno e finirà a maggio dell’anno successivo, il tempo di dare una rinfrescata alla vernice dei gazebo. Natale due, Ferragosto bis, Capodanno ter. Verrà abolito febbraio per far posto a un nuovo “mese della destagionalizzazione permanente”.
E mentre il mare si riscalda e le case si moltiplicano, la matematica urbanistica fa miracoli: 80 camere d’albergo con 160 posti letto,  equivarranno, a 160 appartamenti, con bonus parcheggio fantasma incluso. Così Rimini diventa la prima città al mondo, grazie all’urbanistica creativa e generosa, in cui ogni posto letto vale doppio — e ogni progetto, anche il più assurdo, vale triplo se presentato con un plastico illuminato e la parola “innovativo” infilata nel titolo.
E per non farci mancare nulla, arriva la Patacata d’oro del risarcimento ai bagnini: “tanto oro quanto sabbia”, novelli Brenno del litorale, pronti a gettare il loro piatto sulla bilancia della storia, tra una concessione e un mojito.
Ma non c’è solo urbanistica nella Patacata: c’è filosofia. La Patacata è la prova che la realtà, in Riviera non serve. Basta l’idea della realtà. Ci si vive meglio dentro un rendering ben fatto che in un cantiere finito male. E poi, diciamolo, chi ha bisogno di finire le cose quando si può sempre annunciarne di nuove?
E allora sì, celebriamola. Facciamo un palco, una giuria, un premio. Categoria “Patacata d’Oro” per la miglior dichiarazione elettorale priva di qualsiasi rapporto con la fisica. “Patacata d’Argento” per il progetto più costoso e meno utile. “Patacata di Bronzo” per la promessa più riciclata dal programma precedente. E magari un Premio Speciale del Pubblico alla miglior scusa per ritardare un cantiere.
Il Festival nazionale della Patacata potrebbe diventare un volano turistico, un brand identitario, un simbolo di coerenza nazionale. Da Palermo a Milano, da Firenze a Napoli, ogni città potrà candidare la propria minchiata, strunzata, pirlata o bischerata dell’anno. Rimini, ovviamente, ne sarà la capitale onoraria, con tanto di padiglione permanente sul  parcodelmarepiùlungodelmondo, biglietto cumulativo e area selfie.
E per chi non capisse lo spirito, basta ricordarlo: la Patacata non è solo una stupidaggine. È un atto poetico. Un gesto d’amore verso l’assurdo. Un omaggio al genio italico che riesce a costruire castelli d’aria con il tono di chi presenta un piano industriale.
Sì, l’Italia ha il bel canto. Ma nessuno canta la Patacata come noi. E Rimini, che da sempre ondeggia tra il sogno e il cemento, tra la piadina e il project financing, merita finalmente il suo palco.
Perché se Sanremo è la città dei fiori, Rimini è la città delle idee — e della Patacata — e di alcune, in particolare, fioriscono tutto l’anno.

Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini

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