Forlì splende di cultura con le mostre al S.Domenico e attrae migliaia di visitatori per davvero, non a parole come nella nostra autoreferenziale Rimini

Forlì splende di cultura con le mostre al S.Domenico e attrae migliaia di visitatori per davvero, non a parole come nella nostra autoreferenziale Rimini

Dopo aver visitato la meravigliosa mostra “Barocco Il Gran Teatro delle Idee”, si torna a casa e si ripiomba nella nostra mediocrità culturale, fatta di falsi o pacchiani imposti modelli pseudo tali, e di potenziali eccellenze negate. Ed è con amarezza, delusione e sconforto che si coglie la differenza tra ciò che accade a Forlì e a Rimini.

Ho avuto il grande piacere di visitare la meravigliosa mostra “Barocco Il Gran Teatro delle Idee” al Museo S. Domenico di Forlì. Premetto di apprezzare quel movimento culturale, artistico e letterario nato a Roma tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, estendendosi in Europa fino alla metà del XVIII secolo. Caratterizzato da un gusto per il maestoso, l’eccesso e la teatralità, sostituendo l’ordine rinascimentale con dinamismo, illusione e coinvolgimento emotivo, riflettendo la crisi di valori e la necessità di stupire.
Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, la mostra si articola in un viaggio attraverso le idee e le immagini che hanno plasmato il Barocco, mettendo in luce il rapporto tra arte, potere, fede, scienza e società in una delle epoche più complesse e meravigliose della storia europea.
Una esposizione ricca di testimonianze artistiche di vario genere, autori, e provenienza anche da fuori Paese, che conchiudono una panoramica di quel periodo che ci ha lasciato molte e splendide testimonianze grazie ai suoi protagonistici sia pittorici, ma anche in altre espressioni artistiche, architettoniche e non solo.
La visita, nel mio caso, ha richiesto oltre due ore, durante le quali si viene piacevolmente rapiti dal trionfo delle immagini e dei colori, ma anche dal messaggio emozionale che quelle opere d’arte trasmettono a chi le guarda. In sostanza una mostra organizzata in modo eccellete in tutti i sensi, che lascia un senso di piacere e serenità.
Per questo ed altro, purtroppo oggi negato alle visite, Forlì avrebbe certamente meritato il negato titolo di Capitale della Cultura, ma mi astengo per incompetenza, ad entrare nel merito.
Ma tutto questo poi, per chi ama l’arte – quella vera – porta ad una cruda realtà; la nostra. Tornati a casa si ripiomba nella nostra mediocrità culturale, fatta di falsi o pacchiani imposti modelli pseudo tali, e di potenziali eccellenze negate. Ed è con amarezza, delusione e sconforto che si coglie la differenza tra ciò che accade a Forlì e a Rimini.
Era ancora il 2018 quando raccontammo una storia analoga (qui), ma nel frattanto nella nostra città le cose sono solo cambiate in peggio, parlando d’arte ovviamente, ma per il resto lascio il libero giudizio al lettore. Invece il S. Domenico da allora ad oggi con le sue mostre tematiche ha continuato ad incassare visitatori con numeri da capogiro, solo lo scorso anno 70.000 ma ancor più nei precedenti, tanti quanto il nostri museini possono solo sognarseli; e dire che gli ideatori della nuova cultura fantasticavano l’arrivo di frotte incontenibili di visitatori dai quattro angoli della terra (sic!).
Nella nostra città non si organizza nulla di spessore culturale come accadeva in passato, quando la Fondazione Cassa di Risparmio locale organizzava eccelse mostre nella Rocca Malatestiana oggi ostaggio di un improbabile museo scarsamente visitato ed apprezzato. Ma non si svolgono neppure quelle timide esposizioni tematiche, che si producevano nel nostro statico museo nel periodo precedente la pandemia del Covid. E neppure il fantasioso Part, oggi relegato a mostre fotografiche una volta esposte nella Galleria dell’Immagine della Gambalunga, ha trovato una credibile identità nonostante la profusione di ingenti spese ad esso dedicato.
Mentre quindi ad una cinquantina circa di chilometri si organizzano eventi mirati che attraggono anche oltre centomila visitatori per volta, Rimini sprofonda inesorabilmente nella palude pseudo culturale imposta da una politica autoreferenziale assai distratta o, quantomeno, incapace di capire che sarebbe ora di invertire quella nefasta tendenza.
Eppure anche noi potremmo avere il nostro “S. Domenico”, anzi il S. Francesco consistente in ciò che rimane dell’ex Convento, oltretutto antico museo cittadino ante guerra dopo essere stato sapientemente restaurato. In posizione strategica vicino alla Stazione, sul percorso da essa fino al Piazza Tre Martiri passando dal Tempio Malatestiano, costituirebbe un ottimo luogo per mostre di un certo livello sia tematiche ma anche con quanto attualmente giace nei magazzini museali, e che nessuno avrà mai la grazia di vedere.
Ma anche liberata la Rocca Malatestiana e trasferito altrove “lo scomodo inquilino” che attualmente subisce, potrebbe divenire a pieno titolo il museo del rinascimento Riminese, fenomeno culturale ed artistico che, al pari del periodo trecentesco, avrebbe titolo di essere riscoperto, valorizzato e promosso a livello nazionale.
Oggi anche nei piccoli paesi c’è gran fermento nel mostrare i propri gioielli culturali, perché si sta comprendendo che è questo che il turismo, specie quello colto, è alla ricerca; cose piccole, a volte semplici, ma mostrate con orgoglio. E noi che al contrario avremmo tanto da potere esibire non ne siamo capaci, o l’aspetto non interessa proprio alla nostra classe politica. In ultimo dati i numeri del S. Domenico dai quattro o cinque zeri, moltiplicati per il costo medio di un biglietto di 14 euro, si fa presto a fare i classici “due conti”. Se poi si considera l’indotto, ristorazione e soggiorno che Rimini può offrire, allora ognuno poi può spingersi a considerazione di ben altri ritorni economici.
Questo accade in una città in cui il turismo annaspa, e nella quale spesso vanno in scena fantasiose ricette per rivitalizzare il settore, che non sa neppure prendere esempio da edificanti modelli che in località vicine rendono ottimi risultati. Rimini, qualora lo sia stato in passato, non insegna più ma deve solo imparare; ma anche in questo occorre capacità.

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