Giustizia a San Marino: il caso Palamara a confronto è un «affaire» di provincia

Giustizia a San Marino: il caso Palamara a confronto è un «affaire» di provincia

Valeria Pierfelici appare intoccabile. Nonostante il Consiglio Giudiziario abbia messo nero su bianco pesanti accuse nei suoi confronti. Cosa accade sul Titano? Cominciamo a far parlare i documenti. Per capire «l'estate dei veleni».

Sulla vetta del Titano sono mesi di bufera tra magistratura e politica. Lo scorso febbraio la maggioranza parlamentare modifica la composizione del Consiglio Giudiziario, il Csm della Repubblica della Libertà. Cambiano numero, equilibrio e compiti tra membri togati, magistrati del tribunale e quelli non togati, di nomina politica. Si accende la miccia di uno scontro senza precedenti. La deflagrazione arriva in quest’estate post-Covid. Il capo delle toghe sammarinesi, l’italiano prof. Giovanni Guzzetta, e nove giudici scrivono addirittura al segretario generale del Consiglio d’Europa. Denunciano come il Consiglio giudiziario ordinario, formato dai magistrati in servizio, sia stato privato di ogni potere in materia di autogoverno della magistratura. Chiedono l’intervento dell’Europa “per garantire futuro e indipendenza della giustizia a San Marino”. Il Dirigente Guzzetta denuncia addirittura il rischio di derive ungheresi, auspicando, l’intervento della Repubblica italiana. Roba da far sembrare il “caso Palamara” e le nomine correntizie dei magistrati, affaire di provincia, da semplice sottobosco di Procure. 

Ma sul Titano il conflitto tra potere giudiziario e politica, ha radici lontane. Parte almeno dieci anni fa, con l’inizio delle indagini sui finanziamenti illeciti ai partiti, il cosiddetto procedimento “Conto Mazzini”: la tangentopoli sammarinese. Nel mirino della magistratura erano finite 21 persone. Tra loro otto ex segretari di Stato (ministri) e 5 ex Capitani Reggenti (Presidenti della Repubblica). Per loro non solo lancio di monetine: il socialista Fiorenzo Stolfi, i democristiani Gabriele Gatti e Claudio Podeschi, finiscono pure qualche mese dietro le sbarre. Risultato una classe politica ed i massimi dirigenti di due partiti storici di San Marino, spazzati via. Una classe dirigente cancellata. 

Ed a legare le due vicende – l’attuale scontro interno alla magistratura sammarinese ed il procedimento “Conto Mazzini” finito in primo grado con pesanti condanne di gran parte degli imputati (eccetto i due rappresentanti del già partito comunista, salvi come in Italia per il rotto della cuffia con condanne a pena sospesa) ed attualmente pendente in appello – c’è sempre lei: il Magistrato Valeria Pierfelici. Era lei a dirigere il tribunale sammarinese al tempo delle indagini ed al tempo del processo alla “vecchia politica”. Compiti che la Pierfelici assegna in fase di indagine e successivamente di dibattimento, rispettivamente, ai giudici Alberto Buriani e Gilberto Felici. Ed è sempre lei a ritornare nuovamente in scena, in questa estate dei veleni giustizia/politica, nel ruolo di magistrato dirigente da cui era stata allontanata attraverso un annullamento in autotutela del provvedimento di rimozione di 3 anni fa.

A inizio agosto è la Pierfelici a mettere mano a un piano di riordino del tribunale, definito da alcuni suoi colleghi e da alcuni politici, “riorganizzazione vendicativa e punitiva”, con cui vengono tolti di imperio ad alcuni giudici indagini e dibattimenti, fascicoli già aperti, in pubblicazione o in via di sentenza. La Pierfelici parla di riorganizzazione necessaria a garantire il buon funzionamento della Giustizia e, emesso questo provvedimento, si dimette un attimo dopo essere stata reintegrata, al fine di garantire l’individuazione di una figura di garanzia che ricopra l’incarico di Magistrato Dirigente. Figura che ancora non pare essere stata individuata. Tutto finito quindi. Men che meno: nell’estate dei veleni, spifferi e verbali del passato, cominciano a circolare. Appare il resoconto stenografico del Consiglio Giudiziario del 17 dicembre 2017, svoltosi tre mesi dopo il processo di primo grado del “Conto Mazzini”. Vale la pena ripercorrere integralmente l’ordine del giorno approvato a maggioranza con 14 voti favorevoli, 7 contrari e un astenuto.
Il Consiglio giudiziario … rileva che: Nella veste e nello svolgimento di funzioni di magistrato dirigente, referente della commissione consiliare per gli affari della Giustizia, con dichiarazioni iscritte agli atti di due distinte riunioni della Commissione, la dottoressa Valeria Pierfelici:

ha fornito notizie prive di prove, mediante le quali ha attribuito a diversi magistrati, comportamenti capaci di offenderne il decoro e l’onore e complessivamente di intaccare il prestigio della magistratura;

ha espresso opinioni, valutazioni e congetture inopportune su vicende per le quali sono in corso procedimenti penali, in ordine a presunti attacchi all’indipendenza della magistratura, su rapporti tra politica e tribunale, tra magistrato dirigente commissione e consiliare per gli affari della Giustizia Commissione consiliare, sul rispetto del segreto istruttorio;

tali condotte che realizzano atti di esercizio di pubblica funzione sono da giudicare censurabili e inosservanti del dovere di operare con obiettività e imparzialità ed equilibrio, condotte tali che da oggi paiono compromettere la figura espressa dal consiglio giudiziario plenario al dirigente e che comunque nel dibattito odierno sono emerse posizioni differenziate tra i magistrati, richiede alla Reggenza di convocare un Consiglio giudiziario allargato.”

Insomma, un ordine del giorno che la diceva lunga sulle condotte poste in essere dalla “neoreinsediata”. Ma ciò che appare più sorprendente è come di fronte a un problema di questa portata, dopo ore di discussione la scelta presa a maggioranza sia stata quelle quella di rinviare censure o sanzioni nei confronti di Valeria Pierfelici, a un nuovo consiglio. Mentre la decisione presa, questa sì a maggioranza completa e assoluta, fu quella di non rendere pubblico l’ordine del giorno appena votato. Insomma, era meglio non far sapere quello che nel 2017 accadeva nel tribunale di San Marino, e rendere trasparenti per i cittadini i rapporti tra magistratura e politica. Diventa così importante leggere e riportare le cose dette, nel Consiglio giudiziario del 17 dicembre 2017, da ognuno dei tre principali protagonisti del processo “Conto Mazzini”: il magistrato dirigente del tribunale Valeria Pierfelici, il giudice inquirente Alberto Buriani e quello dibattimentale Gilberto Felici. Alla prossima, ravvicinata, puntata.

1-continua