Gloria Lisi: “Oltre 200 alberghi dismessi che generano degrado: occasione unica per riqualificare la città. Il Piano del Verde è fatto bene, ma poi non si possono abbattere le villette per costruire altri condomini”

Gloria Lisi: “Oltre 200 alberghi dismessi che generano degrado: occasione unica per riqualificare la città. Il Piano del Verde è fatto bene, ma poi non si possono abbattere le villette per costruire altri condomini”

L'ex Assessora: "Nel PUG si intravede un’idea di città da 250.000 abitanti, ma questa non è la mia visione. Per questo contrasto l'attuale amministrazione che continua a costruire sempre in altezza, peggiorando anche la qualità ambientale, mentre condivido la riqualificazione degli alberghi dismessi e l’idea di introdurre strumenti urbanistici come i condhotel"

Gloria Lisi, ex Assessora nella passata legislatura, oggi Capogruppo in Consiglio Comunale di “Gloria Lisi per Rimini”.
Consigliera, si parla spesso di “visione di città”. Cosa intende quando dice che la politica deve decidere quale Rimini vuole costruire?
“La politica deve avere una visione del futuro della città, e questo è un aspetto fondamentale e dirimente non solo per i cittadini ma anche per i turisti. Bisogna capire a quale cittadinanza ci rivolgiamo e a quale tipo di turismo puntiamo. Questo è il nodo: capire quale città vogliamo essere tra dieci o vent’anni”.
In Consiglio comunale lei ha proposto una delibera sui condhotel. Perché considera questo uno strumento strategico?
“La Regione offre questa possibilità, ma Rimini non l’ha mai attuata. Io già in campagna elettorale sostenevo che fosse un’occasione preziosa. All’epoca l’attuale sindaco Sadegholvaad era contrario, mentre oggi l’assessora Ridolfi appare più aperta al tema. E il punto è semplice: abbiamo oltre 200 alberghi dismessi, che creano degrado e deturpano il patrimonio immobiliare, oltre a generare insicurezza nelle zone in cui sorgono”.
In che modo queste strutture incidono sul tessuto urbano?
“Un albergo dismesso, senza manutenzione, diventa instabile e pericoloso. Spesso diventa un luogo in cui vanno a dormire persone in difficoltà, e questo crea problemi al vicinato e una percezione di insicurezza. Sono ambienti malsani anche per l’ambiente circostante. Io abito in zona mare e vedo ogni giorno strutture che cadono a pezzi, soprattutto nelle stradine lato mare di via Pascoli: è evidente il degrado che producono”.
Lei propone di non consumare nuovo suolo, ma di intervenire sull’esistente. Come?
“Abbiamo un’occasione unica per riqualificare. Alcuni di questi 200 alberghi andrebbero demoliti e al loro posto dovremmo piantare verde, perché Rimini deve diventare una città vivibile e respirabile.  In questi giorni abbiamo discusso il Piano del Verde, che è fatto bene, ma bisogna essere coerenti: non si possono abbattere villette bifamiliari per costruire condomini di 7-8 piani con 16 appartamenti. Il problema non è non consumare suolo, ma quante persone concentriamo in un tessuto urbano che ha limiti fisici evidenti”.
Si riferisce alle barriere naturali e infrastrutturali?
“Esatto: abbiamo il mare, il deviatore, il fiume Marecchia, la Statale, la ferrovia. Significa che il patrimonio stradale è limitato rispetto agli abitanti, così come i parcheggi. Costruire sempre in altezza – come fa l’attuale amministrazione – peggiora una qualità ambientale già critica. Per questo contrasto quella visione, mentre condivido la riqualificazione degli alberghi dismessi e l’idea di introdurre strumenti urbanistici come i condhotel”.
Cosa risolve, concretamente, il modello condhotel?
“Innanzitutto riqualifica strutture esistenti, migliorando la qualità energetica e ambientale. Non consuma suolo.  E soprattutto permette una combinazione intelligente tra residenti e residenti temporanei. Faccio un esempio: un poliziotto o un insegnante che ottiene un incarico temporaneo a Rimini potrebbe avere un appartamento in un condhotel, invece di rinunciare al trasferimento perché non trova casa. È già successo che persone vincitrici di concorsi pubblici abbiano rifiutato la sede di Rimini per il costo insostenibile degli affitti”.
Quindi il modello sarebbe utile anche ai lavoratori dei servizi pubblici e sanitari?
“Assolutamente sì. Forze dell’ordine, infermieri, funzionari pubblici, insegnanti: tutti coloro che si trasferiscono per periodi limitati avrebbero un’opzione abitativa sostenibile.  E non c’è da demonizzare chi offre affitti brevi: in un condhotel possono coesistere un turista che resta una notte, un impiegato di un ente pubblico per un anno, una famiglia in vacanza con un cane… È una convivenza possibile, che già avviene in molte città dopo il Covid, perché sempre più persone cercano spazi abitativi diversi dalla camera d’albergo”.
In che modo il nuovo PUG si inserisce in questa visione?
“Il PUG dovrebbe aprire la mente dell’amministrazione. Esempi virtuosi esistono: penso al complesso progettato da Renzo Piano a Trento, dove coesistono funzioni diverse, niente auto in superficie, tanto verde e una armonia urbana evidente. Questo dovrebbe essere il modello: città armoniche, con verde, servizi e una varietà sociale che convive”.
Qual è dunque la sua idea di città?
“Una Rimini accogliente ma vivibile, che non spinga verso una crescita demografica fuori scala. Nel PUG si intravede un’idea di città da 250.000 abitanti, ma questa non è la mia visione. Non possiamo far finta che il nostro territorio possa sopportare qualsiasi carico urbanistico: siamo già congestionati”.
Il costo delle case è un altro elemento attualissimo.
“Sì, perché se costruiamo condomini da 10 piani con appartamenti piccoli a 6.000 euro al metro quadrato, stiamo parlando a una popolazione ben precisa, non alla città reale. Il tema è: per chi vogliamo essere Rimini? Ecco perché ritengo strategici gli investimenti nei condhotel, che rispondono a esigenze diverse e più accessibili”.
Quanto conta la concertazione con ordini professionali e categorie?
“Molto. L’attuale assessora ha un approccio più collaborativo della precedente e una formazione legata al Piano Strategico, che lavora proprio sulla concertazione con gli stakeholder. La prima parte del PUG, quella illustrativa, è interessante, ma poi la differenza politica sta nella visione. E io penso che una città debba essere costruita intorno a questa parola: visione”.

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