Herambiente in mani straniere? Primi passi già compiuti

Herambiente in mani straniere? Primi passi già compiuti

Odorato da inglesi, olandesi e danesi il business dei rifiuti emiliano-romagnolo. La Commissione Europea apre le porte ad una concentrazione che metterebbe insieme gasdotti, reti elettriche, aeroporti, bus, autostrade e nettezza urbana in Italia, Spagna e Regno Unito. Un investimento da 700 milioni di sterline. Già oggi un quarto della società bolognese è detenuta da fondi internazionali.

Gli 88 impianti di trattamento rifiuti di Herambiente, e il conseguente attivo di 1,1 miliardi di euro, potrebbero passare in mani straniere in tempi relativamente brevi. Riminesi e romagnoli, dunque, con il pagamento delle bollette contribuirebbero al rigonfiamento delle tasche di fondi pensionistici e private equity olandesi, danesi e inglesi. Gruppi caratterizzati dal possesso di montagne di soldi e capitali, e del resto già con un piede – e anche qualcosa in più – in Herambiente, la società nata dal gruppo Hera e sviluppatasi negli anni fino a diventare leader in Italia di quella che una volta si chiamava nettezza urbana.
La holding bolognese ha cominciato sette anni fa a vendere i primi pezzi dell’argenteria: una società dal nome esotico, “Ambiente Arancione Cooperative U.A.”, divenne proprietaria del 20%, mandando due suoi top-manager in cda, a fronte di un assegno di 100 milioni di euro. Si trattava di una “società-veicolo” di due fondi, Eiser Global Infrastructure Fund (sede a Londra) e APG Asset Management, fondo pensionistico di Heerlen (Paesi Bassi), che si erano messi assieme nell’operazione. Poi la quota di partecipazione è divenuta del 25%, e nel frattempo Eiser ha venduto la sua parte a 3i Group plc (public limited company).
Quest’ultima cessione è una notizia del giugno 2017, come si legge sul sito web Eiser e in quello dei partner. Naturalmente, come accade di molte novità di sostanza e non di facciata, in Italia non se ne è parlato molto, in Romagna men che meno.

Veniamo quindi a 3i ed all’attualità che ci riguarda. Il gruppo londinese 3i era nato nel secondo dopoguerra come fondo di investimento della Bank of England e delle più grandi banche inglesi per lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Poi si è quotato in borsa a Londra (oggi è uno dei 100 componenti dell’indice FTSE) sviluppandosi come tante altre compagnie nel senso della “finanziarizzazione” globalistica dell’economia. Con soli 281 dipendenti, nel 2016 ha realizzato un utile netto di 830 milioni di sterline: un “padrone del denaro”.
Il 10 marzo scorso è pervenuta alla Commissione Europea la notifica di un progetto di concentrazione: il gruppo 3i, insieme agli olandesi dell’APG di cui sopra, e ai danesi di ATP (Arbejdsmarkedets Tillægspension, società di pensioni complementari e investimenti), hanno progettato di acquisire il controllo su un portafoglio di cinque società di infrastrutture europee, mediante acquisto di azioni.

Le società di cui i fondi anglosassoni hanno fiutato l’appetibilità, sono l’aeroporto di Belfast, ESP Utilities proprietario di reti elettriche e di gas nel Regno Unito, le iberiche “Concesiones de Intercambiadores de Transporte S.L.” (terminali autobus) e “Autovias de Peaje en Sombra S.L.” (pedaggi autostradali), infine la nostra Herambiente.
Un’operazione internazionale complessa, perché riguarda servizi pubblici. Eppure nel giro di soli 20 giorni la Commissione di Bruxelles si è affrettata a rispondere che non si opponeva al progetto 3i-APG-ATP, anzi, gli ha concesso la “procedura semplificata”. Non si tratterebbe di una concentrazione eccessiva.
Con una precisazione importante, guardacaso proprio riguardo alla società nostrana: “il controllo di Herambiente S.p.A deve essere condiviso con l’azionista preesistente Hera S.p.A.”, scrive il direttore generale della Commissione Johannes Laitenberger nella stringata “public version” della decisione di Bruxelles.

Solo un progetto sulla carta, ancora chiuso nei cassetti? No, anzi, il domino delle acquisizioni è già iniziato, benché l’informazione italiana e regionale pare non essersene accorta.
Dalle edizioni digitali del Times e di altri giornali britannici, sappiamo che il 1° giugno scorso 3i ha portato a casa l’aeroporto di Belfast. Nell’occasione è stato sottolineato che la joint-venture 3i-APG-ATG investirà 700 milioni di dollari per l’acquisizione del controllo sulle 5 socieetà, comprendenti anche la quota di partecipazione in Herambiente. L’operazione benedetta dagli euroburocrati è quindi in corso, e non è solo una vaga lettera di intenti.

Ma ora torniamo a casa nostra e domandiamoci: sanno niente i nostri politici, amministratori e top-manager di tutto ciò? Ne parlano nei loro consigli comunali, commissioni, giunte?
Temiamo che no, lo ignorino.
Come nel 2010 non sapevano niente della cessione del 20% di Herambiente agli anglo-olandesi. Rispondendo a interrogazioni in consiglio comunale, i massimi vertici di palazzo Garampi dicevano: “non affidarsi troppo alle notizie di stampa”. Invece i soldi erano già stati versati e la cessione già perfezionata.