I misteri dolorosi del parco del mare

I misteri dolorosi del parco del mare

Che fine hanno fatto le linee guida dello studio Tagliabue? Perché per un intervento stimato sui nove tratti del parco del mare di circa 50 milioni di euro è stata nominata una commissione così inesperta di interventi paesaggistici di tale rango? Non accadde la stessa cosa per i project financing del lungomare e nemmeno per il bando del teatro Galli. Parola di Alessandro Ravaglioli. Mentre l'ex assessore ai lavori pubblici Roberto Biagini parla di "fallimento" del parco del mare.

“Nel giugno del 2017 partecipai al bando per l’incarico di progettazione afferente al parco del Mare, ovvero la gara per definire le linee guida architettoniche e paesaggistiche dei nove lotti del lungomare sud…”. Che, com’è noto, fu aggiudicata al raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Miralles-Tagliabue. Chi è in grado di parlarne per aver vissuto in prima persona quella gara è l’ingegner Alessandro Ravaglioli. Che, a seguito del nostro articolo sugli esiti del dibattito sul tema avvenuto nell’ultimo consiglio comunale, aggiunge nuovi elementi. Ma va riferita anche un’altra presa di posizione. E’ quella dell’ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Rimini, Roberto Biagini, che sulla sua pagina Facebook ha postato questo commento (in riferimento alle dichiarazioni del sindaco, il quale ha sostenuto che senza la proroga di 15 anni delle concessioni demaniali è a rischio il lungomare): “Ma il Sindaco Gnassi non ha un addetto stampa che gli impedisca di sciorinare banalità e raccontare barzellette ai riminesi? O forse vuole scaricare su altri il fallimento del “Parco del Mare”? La “proroga” di 15 anni delle concessioni demaniali a scopo turistico ricreativo (quindi parliamo di demanio marittimo, beni dello Stato) non c’azzecca nulla con il bando riminese del Parco del Mare che ha ad oggetto, e non può essere diversamente, solo “proprietà comunali”. Basta leggersi la delibera di indirizzo del consiglio comunale e la pubblicazione dell’avviso di gara sulle aree a Miramare. Continuiamo ad essere su “Scherzi a parte”, va bene così… dai”.
Torniamo al nostro interlocutore.

Ravaglioli, quindi lei partecipò a quella gara?
Sì, con un raggruppamento temporaneo di professionisti che vedeva la partecipazione, oltre al sottoscritto, di altri tre stimatissimi professionisti riminesi/romagnoli specializzati in progettazione paesaggistica e di Julien de Smedt, quale archistar e capogruppo. I requisiti di accesso al bando erano elevati, noi fummo gli unici ammessi insieme al raggruppamento temporaneo di professionisti capeggiato da Benedetta Tagliabue, che alla fine prevalse. Non entro nel merito dei punteggi attributi all’offerta tecnica, ma ….

Ma?
Ho il dovere di far notare alcune cose, che definirei oggettive.

Prego.
Anzitutto nella commissione giudicatrice non c’era un paesaggista e non c’erano membri che avessero mai partecipato all’aggiudicazione di progetti paesaggistici e/o di waterfront di tale rango. Nel caso dei project della giunta Ravaioli-Melucci la commissione era formata da quattro direttori di area – urbanistica, lavori pubblici, bilancio e il segretario generale – che a sua volta si era dotata di consulenti universitari, che produssero delle relazioni, e fra questi c’era la professoressa Mariotti. Una scelta molto opportuna: siccome l’opera pubblica era molto complessa, il rango della commissione e i “contributi” esterni dovevano essere all’altezza del progetto e dei progettisti (si erano candidati tre colossi: Jean Nouvel, Norman Foster e Julien de Smedt, ndr). Per il teatro Galli è avvenuto qualcosa di analogo: nella commissione sedevano quattro docenti universitari.

Invece nel caso del bando per i nove lotti del parco del mare che la giunta Gnassi sbandiera come l’opera delle opere?
La commissione è formata dal dirigente del Settore Edilizia Pubblica, dal responsabile U.O. Qualità urbana e Direzione Lavori Pubblici e da un istruttore direttivo. Dico solo una cosa: la legge prevede che le commissioni giudicatrici debbano essere “qualificate” (ergo, già esperte di interventi del genere), così come avvenuto per i project financing del lungomare e per il teatro Galli. Invece nel caso del parco del mare non è avvenuto. Perché? Eppure i requisiti di partecipazione al bando erano talmente alti da risultare del tutto evidente che il bando avrebbe richiamato delle archistar. Infatti parliamo di un intervento stimato di circa 50 milioni di euro, questo l’importo presunto di tutta la riqualificazione dei nove tratti. I progettisti per poter partecipare al bando dovevano avere progettato negli ultimi dieci anni almeno tre interventi affini al waterfront che cumulassero un importo lavori di 50 milioni di euro, di cui almeno uno di 20 milioni di euro. Un requisito altissimo che ha tenuto lontano dal bando una quantità di professionisti. E poi nominano una commissione di questa natura? Chiarisco: nulla di personale contro i tre membri e nulla da dire in merito alla loro professionalità, ma è del tutto evidente che nella valutazione di un progetto soprattutto “paesaggistico” non vi era un “paesaggista”.

E il vostro raggruppamento arrivò secondo…
Sì. Ad uno dei nostri tre progetti affini svolti precedentemente da membri del raggruppamento temporaneo di professionisti fu dato un punteggio pari a zero e stiamo parlando del progetto di Julien de Smedt denominato “The Iceberg”, che si trova nei manuali di architettura con un rating altissimo quale esempio di riqualificazione di un waterfront. Il curriculum del nostro capogruppo non era di certo inferiore a quello della Tagliabue e per rendersene conto basta guardare i rispettivi siti internet. Il nostro team era tutto composto da soggetti che conoscevano benissimo il territorio e le sue dinamiche socio-economico-culturali mentre nel team della Tagliabue il professionista più vicino a Rimini era di Perugia. Ma nel giudizio della commissione il nostro team venne giudicato di livello inferiore.
Rispetto al compenso di 232.000 euro, il nostro ribasso d’asta fu del 10%: con un ribasso superiore saremmo andati in perdita, in considerazione dei tempi strettissimi (120 giorni) previsti dal bando che quindi giocavano un fattore determinante nella quantificazione dei costi interni. Mentre quello dello studio Tagliabue fu del 35%, tanto che in un primo momento non fu neppure possibile assegnare l’incarico in quanto per un automatismo previsto dal Codice degli Appalti l’offerta economica era risultata tecnicamente “anomala” e quindi vennero richiesti chiarimenti.

In consiglio comunale Gioenzo Renzi ha fatto notare più volte che i tempi dell’incarico non sono stati rispettati.
Giustamente! L’incarico fu affidato nel settembre del 2017 e contrattualizzato in ottobre. Nell’incarico era previsto che il lavoro andasse consegnato tassativamente entro 120 giorni dalla firma dell’incarico, quindi parliamo di febbraio 2018. Qualcuno ha notizia di che fine abbia fatto? Sembra che sia stata data una proroga, ma se così fosse innanzitutto non sono note le motivazione e peraltro va detto che proprio la questione dei timing per noi era stato un fattore dirimente nella determinazione dell’offerta economica. Ma c’è dell’altro…

Cosa?
Ciò che personalmente più impensieriva di quel bando era la difficoltà di successo del progetto stesso, stante la complessità e la mancanza di chiarezza sulle procedure di attuazione degli interventi e la relativa finanziabilità. In buona sostanza non era chiaro quale fosse il soggetto realizzatore degli interventi e chi dovesse pagarli e con quali risorse. Infatti l’incarico prevedeva che il vincitore dovesse di fatto realizzare non un progetto architettonico/paesaggistico ma bensì un ibrido tra un piano dell’arenile (ed aree retrostanti) ed un progetto di opera pubblica. In buona sostanza qualcosa di simile ad un piano particolareggiato di iniziativa pubblica ma da fare poi realizzare, o meglio pagare, ai privati. Entrando più nel merito, il progettista avrebbe dovuto elaborare un progetto urbano che armonizzasse il lungomare con le aree in fregio e la parte della spiaggia, ossia prevedere un arenile che poi sfumasse in un parco-promenade sino al confine con le aree occupate dagli alberghi, contemplando contestualmente una riorganizzazione della sosta che avrebbe di fatto portato alla costruzione di parcheggi interrati. Il tutto ovviamente pagato dai privati o con partnership pubblico-private le cui modalità e regole erano del tutto misteriose.
La difficoltà ulteriore dell’incarico era dovuta dal fatto che nel bando veniva chiaramente detto che la progettazione urbana avrebbe dovuto tenere conto delle manifestazioni d’interesse pervenute al Comune di Rimini dove un buona quota era stata giudicata meritevole di attenzione ed in linea con Masterplan, Piano Strategico, ecc. Non nego che questo punto fosse fonte di grande preoccupazione stante il poco tempo a disposizione (120 giorni) e la complessità di una città come Rimini. Quindi il piano doveva pure recepire, armonizzare ed infine normare, le idee ed i progetti pervenuti dai privati sia sotto il profilo urbanistico sia per quanto riguarda le modalità di attuazione, e cioè chi fa che cosa.

Quindi forti dubbi su quel bando?
Sì, più lo leggevo e più entravo nella proposta progettuale, e più prendeva forma una sensazione … quella che alla fine gli unici due interventi che forse sarebbero stati attuati avrebbero riguardato il tratto 1 (Grand Hotel-piazzale Kennedy), sul quale peraltro vi era già un finanziamento POR FESR di circa 2,8 milioni, ed il tratto n.8 (Spadazzi).
Non essendo più in consiglio comunale è probabile che come a tutti i semplici cittadini qualcosa mi sfugga, ma ad oggi non ho ancora visto pubblicato tra gli strumenti urbanistici quello derivante dall’incarico affidato alla Tagliabue che avrebbe dovuto permettere ai privati di materializzare le proprie manifestazioni d’interesse. Non sono chiare le modalità su come verranno realizzati i futuri interventi in quanto il Comune non ha risorse sufficienti e quindi non si comprende come i cosiddetti privati (e poi quali privati: gli albergatori? i bagnini? i commercianti?) possano farsi carico di tali opere e dove verranno realizzati i parcheggi (sottoterra? a monte della ferrovia? e a quali costi?) in sostituzione di quelli che verranno cancellati da una presunta pedonalizzazione del waterfront. Il progetto del lungomare Spadazzi non ha nulla a che vedere con le linee guida del bando che si proponeva di armonizzare spiaggia e lungomare ma di fatto si riduce ad un mero progetto di pedonalizzazione ed arredo urbano dell’attuale sede del lungomare.
Mi permetto di dare un unico suggerimento al centro-destra: nella prossima campagna elettorale per il Comune di Rimini consiglio di noleggiare dei camion vela e farli girare sui tratti del lungomare, non pedonalizzato, con affissi i relativi stralci dei rendering, non realizzati, che abbiamo visto per più di un anno affissi in Piazza Cavour e che hanno martellato a mezzo stampa la testa dei riminesi.

Da pochi giorni è stato pubblicato il bando per la realizzazione della nuova infrastruttura verde urbana per il parco del mare a Miramare. I lavori dovrebbero partire dopo l’estate. Questa prima fase, ha fatto sapere l’amministrazione comunale, “riguarda la fascia longitudinale dal confine della spiaggia al centro della carreggiata stradale”. Poi ci sarà un secondo stralcio che “interesserà la restante fascia verso monte, programmata dopo la fine della stagione estiva 2020”.
Per ora la montagna ha partorito il topolino e al momento mancano ancora all’appello le linee guida e nulla si sa di certo sul coinvolgimento dei privati. Non vorrei che tutto si fermasse alla prima tranche.