La Legge regionale che li disciplina è del 2019 ed era già in ritardo. Il Comune di Rimini non ha mai preso in seria considerazione i condhotel, mentre avrebbe dovuto farlo con convinzione e rapidità
A me pare che ai numerosi interventi, alcuni interessanti, sulla necessità dell’ormai non più rinviabile riqualificazione dell’offerta turistica locale, sia necessario aggiungere qualche considerazione su un tema che in passato ho trattato, insieme a tanti altri esperti, ma che sembra essere entrato in una sorta di dimenticatoio, di limbo politico. Quando, invece, per mia opinione, potrebbe risultare una leva importante al fine di aggirare l’interminabile procedura amministrativa di adeguamento urbanistico del capoluogo (leggi ritardi del PUG) e di riqualificazione di grandi contenitori (ex colonie) e di piccoli fabbricati (pensioni dismesse).
Del resto è bene sapere che nel 2019, dunque sei anni fa, dopo lunghi dibattiti e molti mal di pancia, anche la Regione Emilia Romagna -finalmente- approvò la “Disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie. …”, un modo come altri per disciplinare il rinnovamento, il funzionamento e l’innovazione delle strutture ricettive dedicate all’ospitalità. Lo fece con la L.R. 23.04.2019, n.3, comunque in ritardo rispetto ad altre Regioni. L’Art.9 detta le norme per il “Recepimento da parte dei Comuni e adeguamento degli strumenti urbanistici comunali” alla citata legge regionale, che il Comune di Rimini, per esempio, non ha mai preso in seria considerazione. Mentre, per mia modesta opinione, avrebbe dovuto farlo con convinzione e rapidità.
Ciò al fine di favorire l’indispensabile processo di adeguamento dell’offerta turistica ai nuovi paradigmi richiesti dal mercato; di togliere dal declino alcuni grandi contenitori che oggi appaiono scheletrici totem edilizi in ricordo di un grande passato; di attrarre importanti capitali e finanziamenti da investire in zona con indubbi vantaggi per la nostra economia; di sottrarre alla stagnazione -anzi a un avanzato processo di regressione- l’attività immobiliare turistica; di favorire una proficua concorrenza tendente alla qualificazione al più alto livello e non alla normalizzazione verso il basso; di spingere la locale classe imprenditoriale dell’ospitalità in direzione dell’irrinunciabile innovazione, della sana competizione nazionale e internazionale, del perseguimento di nuovi traguardi di sviluppo. Ed al fine di tanto altro.
Però, per onestà intellettuale, affermo pure che la citata legge regionale è infingarda! Nel senso che promuove l’attuazione delle disposizioni nazionali “per l’avvio e l’esercizio dell’attività del condhotel nel territorio regionale, prevedendo modalità semplificate per l’approvazione delle varianti agli strumenti urbanistici dei Comuni”, ma lasciando ampie, troppe, libertà di manovra alla discrezionalità delle amministrazioni locali, che approfittando dei (voluti?) prolassi legislativi, fanno ciò che vogliono.
In pratica e in modo molto simile al compassato comportamento che tengono per la redazione e l’approvazione dei PUG (L.R. n.24/2017).
Per il Comune di Rimini questo è più grave a causa delle emergenze che da tempo sono riconosciute e denunciate e che rischiano di non essere adeguatamente contrastate pur avendone gli strumenti legislativi, dunque disponendo di possibilità pressoché operative.
In questo senso ritengo utile il rapido recepimento, senza altre ingiustificabili reticenze, del dettato della Legge Regionale n.3/2019, tramite l’immediata applicazione negli strumenti urbanistici del Comune di Rimini di quanto previsto dalla disciplina per l’avvio e l’esercizio dei condhotel e per il recupero delle colonie. Introducendo legittimamente i necessari correttivi e le utili precisazioni al fine di evitare che le iniziative relative ai condhotel possano trasformarsi in attività di impronta esclusivamente immobiliare. Preoccupazione che, di fatto, riterrei eccessiva visto il dettagliato quadro normativo della legge di cui parliamo.
Questa procedura sarebbe in grado di superare le lungaggini del PUG, ancora parcheggiato nella fase di roboanti inconcludenti preliminari di imbonimento politico, tentando di anticipare meritoriamente il processo di intervento almeno sul patrimonio immobiliare turistico. Dunque di intervenire sulla “rimozione del vincolo di destinazione alberghiera, del cambio di destinazione d’uso limitatamente alla realizzazione della quota delle unità abitative ad uso residenziale, … funzionale all’acquisizione della qualifica di condhotel.” La norma prevede che le disposizioni si attuano attraverso specifica delibera del Consiglio Comunale che ha valenza di atto ricognitorio per l’applicazione della normativa sovraordinata. “Dalla data di efficacia della medesima delibera di consiglio comunale non trovano applicazione le disposizioni contenute in norme e piani comunali che ostano alla realizzazione dei condhotel in conformità alla (citata) legge e secondo quanto deliberato dal consiglio comunale”.
Come si legge e si comprende la mancata applicazione delle semplificazioni e delle potenzialità di leggi da tempo vigenti, è una responsabilità che resta in capo al Consiglio Comunale, nella fattispecie soprattutto alla maggioranza politica.
Difficile non ipotizzare che i ritardi dell’urbanistica e dell’applicazione delle norme sui condhotel a Rimini non nascondano in realtà interessi particolari, di associazioni, di gruppi e della politica in genere, ma il danno è collettivo e i costi dei ritardi sono a carico di tutta la Comunità.
Mauro Ioli
N.B. Per i meno addetti ai lavori rimando all’Art.3) Specificazione tipologica di condhotel e condizioni di esercizio, della L.R. 23.04.2019, n.3, da leggere e da tenere a mente per meglio comprendere le reali potenzialità di cui parliamo.


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