Il “buio” di Piazza Malatesta costò 230mila euro e perdura ancora, ma non è l’unico impianto di illuminazione spento

Il “buio” di Piazza Malatesta costò 230mila euro e perdura ancora, ma non è l’unico impianto di illuminazione spento

Non avevamo affatto sbagliato allorquando si mise mano a Piazza Malatesta in cui un banalissimo progetto spacciato per “riqualificazione”, trasformò quel sito in una squallida landa quale oggi ancora è; certo meglio che in precedenza adibita a parcheggio qualcuno obietterà, ma si sa ormai a Rimini ci hanno sempre abituati ad accontentarci al ribasso

Fiat lux! Anzi no, o quasi per lo meno a Rimini. Transitando la sera per Piazza Malatesta si viene pervasi da una certa inquietudine; triste, desolata ma soprattutto buia grazie (si fa per dire)  ad un – recente – impianto di illuminazione a terra che però non funziona da quasi due anni, e che (ci) è costato ben 230.000 euro (sic). Pare che sia a causa di “eventi metereologici a carattere straordinario” (?); strana motivazione dato che era stato concepito per essere interrato. Però non se la passa meglio neppure l’illuminazione di Porta Montanara, sempre a terra e spenta da tempi immemori, che avrebbe dovuto valorizzare il monumento illuminandolo nottetempo. Quanto narrato porta inevitabilmente a fare le solite considerazioni.

Non avevamo affatto sbagliato allorquando si mise mano a Piazza Malatesta in cui un banalissimo progetto spacciato per “riqualificazione”, trasformò quel sito in una squallida landa quale oggi ancora è; certo meglio che in precedenza adibita a parcheggio qualcuno obietterà, ma si sa ormai a Rimini ci hanno sempre abituati ad accontentarci al ribasso. Ma non avevamo altrettanto sbagliato quando qualcuno pretenziosamente l’aveva ribattezzata piazza “dei sogni” (de noantri), sostenendo che il titolo più appropriato sarebbe stato “degli incubi”.
Non era difficile prevedere gli esiti degli estemporanei interventi subiti dalla città nelle ultime tre legislature, ed oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti coloro che li vogliono vedere. Mentre in giro per l’Italia si scoprono importanti vestigia del passato, vanto di una comunità e del Paese tutto, qui da noi si cancella, si nasconde e si sotterra. In piazza Malatesta si è ritrovata la storia di Rimini che giaceva a pochi centimetri dal suolo, con ricchezza di testimonianze dei periodi romano e medievale, che con insensibilità sono state cancellate con una barbarica colata di calcestruzzo consegnando quel sito alle brutture che alla nostra città non mancano.
Poi a completare la tristezza ambientale gli occasionali fenomeni nebbiosi, fastidiosi ovunque, ma che qui a Rimini si producono artificialmente nella pozzanghera di fronte alla Rocca Malatestiana. inoltre proprio attorno a quell’inutile allestimento non passa inosservato il degradarsi della pavimentazione lapidea, probabilmente frutto del distacco della sua parte superficiale a motivo della costante umidità e tracimazione dell’acqua, creando un qualche pericolo nella deambulazione pedonale.
Come dicevamo altrove si scopre, si valorizza, mentre qui si sotterra e si nega come è accaduto, ad esempio e non solo, anche in Piazzetta San Martino con le molte evidenze dell’importante omonima chiesetta esistente nell’antichità, o come vergognosamente si mantiene sotterrato l’Anfiteatro romano; inoltre si pratica anche il gusto del degrado con i fulgidi esempi di Palazzo Lettimi e dell’ex Convento di S. Francesco. In sostanza il solito siparietto in cui va in scena noncuranza e sciatteria in una città capitale del nulla, figuriamoci della cultura.

Fateci caso; nonostante tutte le chiacchiere che ci vengono propinate sulla presunta cultura locale, in occasione delle giornate del FAI di primavera, Rimini a tutt’oggi non ha da offrire nulla a differenza di altre città a noi vicine nonostante avrebbe tanto da mostrare.Infine “fiat lux! Anzi no, o quasi”. Nell’indifferenza istituzionale che regna attorno al non funzionamento dell’illuminazione di Piazza Malatesta, ed al contesto in cui essa si inserisce, spicca al contrario l’umiliazione a cui è soggetto il platano secolare lì presente.
Agghindato a guisa di albero di Natale infestato da lucine luminose, forse dimenticate dalla trascorsa festività, oppure dopo il preteso capodanno più lungo del mondo si ha anche la pretesa di avere il Natale come tale, mostra il suo pacchiano allestimento. Oltretutto ciò, pure di cattivo gusto, nuoce anche al periodo di nidificazione dei volatili. E a questo ultimo proposito; AAA Ambientalisti cercasi …

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