Il vero punto di scontro è il merito: per il sindacato, evidentemente, se qualcuno ha delle tutele maggiori, le devono avere tutti, anche se non hanno le stesse responsabilità. Una visione che gli stessi lavoratori hanno superato da tempo, come si capisce bene dalla loro replica
Quello che è avvenuto a Cattolica è un fatto politico rilevante, per diversi motivi. Il primo è che la FP CGIL ha attaccato l’Amministrazione in carica – di centrosinistra! – perché “All’interno dell’ente si stanno ampliando disparità economiche difficili da giustificare. Alcuni settori beneficiano di incentivi significativi, mentre la maggior parte dei dipendenti – in particolare chi lavora quotidianamente a contatto con il pubblico – continua a sostenere carichi elevati senza alcun riconoscimento aggiuntivo”. Il secondo fatto, ancora più emblematico, è che i dipendenti comunali (alcuni, ma presumibilmente non pochi) si ribellano al sindacato stesso, con una nota al veleno contro la FP CGIL. Il terzo fatto, leggendo tra le righe dei due comunicati, è invece molto meno politico ma logico: il problema del sindacato non è il rispetto delle leggi, anzi, ma il fatto stesso che le leggi prevedano (in verità solo recentemente) delle maggiori tutele – anche economiche – a chi si assume maggiori responsabilità. In poche parole, si cerca di premiare il merito (e, come ricordano i dipendenti comunali, si evita anche di dover esternalizzare tali incarichi, ndr). Apriti cielo! Per la CGIL evidentemente è una follia che crea disuguaglianze tra lavoratori dello stesso Comune (e vale anche per le aziende, come noto). Se qualcuno ha delle tutele maggiori, le devono avere tutti, anche se non hanno le stesse responsabilità. Una visione che gli stessi lavoratori hanno superato da tempo, come si capisce bene dalla loro replica, che pubblichiamo di seguito.
“I dipendenti comunali replicano al sindacato. “Gli incentivi non sono privilegi, ma un enorme risparmio sulle esternalizzazioni. Chi ci attacca lotti per estendere questi diritti” . Con profondo stupore e amarezza, in qualità di dipendenti di questo Comune destinatari dei legittimi incentivi previsti dalla legge, ci troviamo costretti a replicare pubblicamente a quanto diffuso a mezzo stampa e social dalla FP CGIL in data 06/05/2026. A lasciare maggiormente interdetti è il fatto che un attacco così frontale, denigratorio e fuorviante provenga proprio da una sigla sindacale. Un sindacato, per sua stessa natura e missione, conoscendo le normative nazionali che regolano il pubblico impiego e i contratti decentrati, dovrebbe, in primis, tutelare i lavoratori e il riconoscimento delle loro professionalità, e non certo strumentalizzarli, usandoli come leva per attaccare l’Amministrazione. Ci opponiamo fermamente a questa narrazione, che ha l’effetto di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri e sminuisce il lavoro di dipendenti che operano quotidianamente per il bene dell’Ente. Per amore di verità e per rispetto verso i cittadini, è doveroso fare luce sulle motivazioni e sulle normative che stanno alla base di questi riconoscimenti economici, i quali non sono regalie, ma istituti previsti e severamente normati dalla Legge e applicati nel nostro come in tutti gli altri Enti Pubblici d’Italia. Tali incentivi rappresentano infatti il doveroso e legale riconoscimento per chi si assume quotidianamente elevate responsabilità di natura civile, penale, amministrativa ed erariale nella gestione dei procedimenti; rischi per i quali siamo peraltro costretti a sostenere interamente di tasca nostra i pesanti oneri delle polizze assicurative professionali. Ciò consente di raggiungere obiettivi complessi attraverso l’uso di competenze interne, evitando all’Ente di dover ricorrere a costose esternalizzazioni garantendo così un forte e oggettivo risparmio per le casse comunali. Svilire tutto questo, riducendo l’applicazione di una norma nazionale a una mera distribuzione di privilegi, è un atto grave e offensivo verso la dignità dei lavoratori. Piuttosto il Sindacato dovrebbe adoperarsi affinché, a livello nazionale, tali forme di incentivazione vengano estese anche ad altri ambiti e competenze pubbliche di analoga responsabilità. Le attività di politica sindacale non possono calpestare la dignità, la professionalità e il sacrificio di chi lavora. Noi continueremo a operare con la massima dedizione e trasparenza al servizio della comunità, ma pretendiamo che il nostro lavoro venga rispettato”.
Firmato, Alcuni Dipendenti del Comune
Qui di seguito, invece il comunicato stampa di FP CGIL – Rimini a firma di Ornella Giacomini
Da tempo la FP CGIL di Rimini segnala una situazione di crescente difficoltà all’interno del Comune di Cattolica. Una condizione che riguarda prima di tutto le lavoratrici e i lavoratori dell’ente, ma che inevitabilmente rischia di finire per incidere anche sulla qualità dei servizi che ogni giorno vengono garantiti alla cittadinanza. Dietro gli sportelli, negli uffici, nelle scuole, nei servizi demografici, nella polizia locale, nei settori tecnici e operativi, ci sono persone che ogni giorno fanno il possibile per assicurare risposte, continuità e presenza. Lo fanno spesso in condizioni sempre più difficili: organici ridotti, carichi di lavoro aumentati, responsabilità crescenti e strumenti non sempre adeguati. Non è una percezione isolata. È una realtà che emerge con forza dal confronto quotidiano con il personale. Meno dipendenti, più lavoro per chi resta Negli ultimi anni il Comune di Cattolica ha visto progressivamente ridursi il numero di dipendenti in settori fondamentali. Una carenza che pesa su servizi essenziali e che si traduce in una pressione costante su chi è rimasto. Quando manca personale non si fermano le richieste dei cittadini, non diminuiscono le pratiche, non si alleggeriscono le responsabilità. Semplicemente, tutto si scarica su un numero sempre minore di lavoratrici e lavoratori. Questo significa ritmi sempre più pesanti, difficoltà nel conciliare qualità del lavoro e tempi richiesti, maggiore esposizione a stress e affaticamento. E quando un ufficio è costretto a lavorare costantemente in emergenza, a risentirne è l’intera comunità.I segnali del malessere sono evidentiSempre più dipendenti chiedono supporto psicologico. Crescono le richieste di mobilità verso altri enti. Uffici che si svuotano, professionalità costruite nel tempo che scelgono di andarsene. Sono segnali che non possono essere liquidati come episodi isolati. Quando chi lavora in un ente pubblico sceglie di cercare altrove condizioni migliori, il problema non riguarda solo la singola persona: significa perdita di competenze, esperienza che si disperde, servizi che si indeboliscono. A tutto questo si aggiunge una diffusa sensazione di mancato ascolto. Troppe delle criticità segnalate in questi anni sono rimaste senza risposte concrete. Le conseguenze di scelte precise Questa situazione non nasce per caso. È il risultato di decisioni stratificate nel tempo: contenimento della spesa, mancato turnover, investimenti insufficienti sul personale, limitate prospettive di crescita professionale. Per anni si è chiesto ai dipendenti pubblici di fare di più con meno risorse. Di reggere carichi crescenti senza un adeguato riconoscimento economico e professionale. Disuguaglianze che pesano sul clima interno C’è poi un tema che non può essere taciuto. All’interno dell’ente si stanno ampliando disparità economiche difficili da giustificare. Alcuni settori beneficiano di incentivi significativi, mentre la maggior parte dei dipendenti – in particolare chi lavora quotidianamente a contatto con il pubblico – continua a sostenere carichi elevati senza alcun riconoscimento aggiuntivo. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che rappresentano il volto dell’amministrazione verso i cittadini, che gestiscono relazioni, problemi, urgenze e richieste quotidiane. Anche per loro servono valorizzazione, investimenti, formazione e prospettive. Sicurezza e condizioni di lavoro: servono risposte Abbiamo più volte segnalato criticità relative agli ambienti di lavoro, come nel caso di Palazzo Mancini, dove il deterioramento di alcune strutture rappresenta un rischio concreto per il personale. Anche su questo fronte attendiamo interventi chiari. La sicurezza sul lavoro non può essere rinviata, né trattata come una questione secondaria. Investire nei lavoratori significa investire nei cittadini Il benessere organizzativo non è un tema interno riservato agli addetti ai lavori. Quando chi lavora negli uffici comunali è messo nelle condizioni di operare bene, ne beneficiano direttamente i cittadini: tempi più rapidi, servizi più efficaci, maggiore capacità di risposta. Per questo chiediamo un cambio di passo reale. Servono assunzioni, un riequilibrio delle risorse, percorsi di valorizzazione professionale, investimenti nella formazione e soprattutto un confronto serio e costante con le rappresentanze dei lavoratori. La politica si assuma la propria responsabilità Occorre riconoscere che il malessere che oggi attraversa la struttura del Comune di Cattolica è anche il frutto di precise scelte amministrative. La FP CGIL Rimini continuerà a portare queste istanze ai tavoli di confronto con l’amministrazione, chiedendo interventi concreti e immediati. Difendere la dignità del lavoro pubblico significa difendere la qualità dei servizi e il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini”.


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