Il caso urbanistico di Milano: un monito per tutti, anche per Rimini

Il caso urbanistico di Milano: un monito per tutti, anche per Rimini

Dalle cronache giudiziarie emergono "regole elastiche" e "responsabilità che si dissolvono"

Quando le regole diventano elastiche e le responsabilità si dissolvono.
La cronaca giudiziaria che ha travolto l’urbanistica milanese non racconta semplicemente di un’inchiesta. Parla di due visioni opposte e inconciliabili: da un lato gli amministratori e i tecnici comunali ,dall’altro la Magistratura che imputa a quegli stessi amministratori e tecnici di aver adottato procedure autorizzative in contrasto con le normative vigenti e dunque illegittime.
Sarà la magistratura giudicante a stabilire chi abbia ragione, ma intanto il danno politico e morale è già sotto gli occhi di tutti e suona come un monito.

Quello che in prima istanza non si può accettare è che tutto venga ridotto alla solita “questione burocratica”, come se fosse colpa delle regole troppo complicate. Diversi urbanisti milanesi, seri e competenti, hanno affermato che la normativa di pianificazione generale era ed è chiarissima. Il caos attuale è frutto non di incertezze, ma di libere interpretazioni e, in alcuni casi, di vere e proprie forzature o “scavalcamenti” delle norme urbanistiche. È il solito male italiano, riassunto nella battuta amara: per gli amici tutto si interpreta, per i nemici la legge si applica. Un modo di operare che inevitabilmente porta a deviazioni pericolose, come evidenziato anche dagli organi inquirenti.

A questo copione si aggiunge un altro elemento grave: la sparizione della dialettica democratica. Se la maggioranza governa e le opposizioni controllano, come recita ogni manuale di democrazia, qui è successo l’opposto: all’inizio della vicenda, maggioranza e minoranza erano unite… nel chiedere al Governo un decreto “Salva Milano”. Una richiesta che suona come una resa preventiva, una copertura bipartisan alle scelte sbagliate. Non si può neppure ignorare la retorica delle “figure di cultura”, spesso coinvolte nei processi decisionali pur essendo direttamente o indirettamente interessate. Anche qui, servirebbe più rigore: quando cultura e potere si confondono, a perdere è sempre la trasparenza.
Le vittime vere di tutto questo? I cittadini. Quelli che si sono ritrovati torri di cemento a 2-3 metri dalle proprie finestre. Gli imprenditori, fornitori e professionisti che, come è successo anche a Rimini durante l’ultima crisi del settore edilizio, hanno subito pesanti danni economici, in alcuni casi arrivando perfino a vendere la propria casa per sopravvivere.

Alla luce di quanto avvenuto a Milano, dobbiamo chiederci: può accadere anche a Rimini?
Purtroppo, alcuni segnali fanno pensare che il rischio non sia così remoto.
Con la mancata attuazione del Piano Urbanistico Generale (PUG) nei tempi stabiliti, non sarebbe più possibile approvare varianti. Eppure, nei fatti, modifiche urbanistiche continuano a essere introdotte, facendo leva sul RUE (Regolamento Edilizio Urbano) o sulle cosiddette “rigenerazioni”. Anche in questo caso, i dubbi non mancano: può davvero un regolamento edilizio sostituirsi a uno strumento urbanistico? E si possono davvero giustificare modifiche sostanziali – cambi di destinazione d’uso, riduzione dei servizi, parcheggi inclusi – con il semplice richiamo alla “riqualificazione”?
Se anche queste osservazioni verranno derubricate a pignolerie, ricordo che a Milano, per anni, ai cittadini veniva detto che era tutto legale. Finché un giorno la Procura ha bussato alla porta.
Per questo, oggi più che mai, serve vigilanza, rigore e trasparenza. La pianificazione urbana è una cosa seria. E quando si trasforma in strumento per forzare le regole, a perdere non è solo il paesaggio: perdono la democrazia, l’equità e la fiducia dei cittadini.
Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini

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