La questione è ormai dirimente, stante l'evidente paradosso tra i valori identitari del PD e il fatto che si privilegi invece un soggetto privato invece che un monumento pubblico
È difficilmente comprensibile il motivo per cui una struttura privata, il CEIS; continui ad occupare un’area pubblica dal lontano 1946. Ma è oltretutto inaccettabile per il fatto che in quell’area archeologica sedime dell’Anfiteatro Romano, nella quale esiste un vincolo archeologico risalente al 1913. A ciò poi si aggiunga l’assurdità di sottrarre il monumento e la storia di Rimini che rappresenta, alla comunità ed ai molti delusi visitatori colti della città a mero vantaggio di un interesse privato. Questa è una sintesi della vicenda che abbiamo continuamente narrato dalle nostre pagine, sempre con un supporto documentale inequivocabile e non con delle chiacchiere o con altri discutibili mezzi privi di credibilità. Una storia che ha sempre visto un “impegno” alla risoluzione del caso assunto dai vari soggetti preposti, fatta di promesse, strumenti urbanistici e propositi tutti puntualmente disattesi; rendendola ingarbugliata tanto da divenire difficile da seguire, avvolgendola nelle nebbie dell’incomprensione.
Le ultime Amministrazioni comunali, eredi delle precedenti anche nella trattazione del caso in questione, si sono sempre distinte nell’ottima capacità comunicativa. Sempre pronti ad ogni occasione ad emettere comunicati aventi sempre per oggetto presunti mirabolanti risultati che grazie a loro la città a beneficiato, ma molto spesso tali solo visti da essi stessi. Oltretutto abbiamo anche assistito a come trasformare molti fallimentari progetti, in clamorosi successi; onore al merito quindi! (in questo). Ma per contro le stesse non hanno voluto minimamente ascoltare i cittadini su grandi temi, allontanandoli dalla partecipazione politica (intesa come pólis, “città”). Ora va in scena il Piano strategico della cultura che semmai dovevasi indire oltre un ventennio or sono, prima di mortificare irreversibilmente molti monumenti e luoghi identitari cittadini, con brutti e fallimentari interventi, e che ora non porterà a nulla se non mostrare una sorta di presunta democraticità; in sintesi tempo perso.
Ma torniamo al tema. Un Partito che si dice nel nome stesso Democratico (dal greco démos (popolo) e krátos (potere) e significa letteralmente “potere del popolo), e le peculiarità sempre vantate da esso per distinguersi dagli altri, erano sempre quella del dialogo e del confronto. A Rimini è il maggiorente nell’Amministrazione cittadina e dovrebbe, con la stessa prerogativa e loquacità istituzionale che lo connota localmente, indire un evento dedicato all’Anfiteatro Romano tanto per chiarire finalmente e una volta per tutte ogni aspetto che lo circonda. In pratica un confronto con la città, con esperti del settore con altri soggetti che magari potessero suggerire concrete ipotesi di risoluzione del caso ma, soprattutto, spiegare in modo chiaro, inequivocabile e distinto il perché ci si ostini a negare un importante monumento pubblico di interesse anche nazionale, a vantaggio di un soggetto privato.
E ciò scevro dai soliti mantra con i quali, purtroppo, ci hanno stordito come, ad esempio e non solo, che al di sotto non c’è nulla di interessante, o le immaginarie guerre ideologiche ed altre presunte inesistenti difficoltà. Perché anche se così fosse, ma è stato ampiamente dimostrato il contrario fatti alla mano, il sito è pubblico e comunque gravato da vincoli del 1913 e 1914 che istituirono una tutela archeologica e monumentale sull’area, vietando qualsiasi nuova costruzione.
Restiamo in fiduciosa attesa che questo nostro invito venga accolto, e che finalmente tutta la città, anche quella parte favorevole affinché la situazione resti come tale, ottenga quelle risposte dovute in modo chiaro, semplice e magari esaustive come d’uso in democrazia. E sarebbe inoltre quella trasparenza che un’Amministrazione Pubblica deve per obbligo.
Differentemente ognuno potrà trarre da questa vicenda personali considerazioni.


COMMENTI