Il futuro della spiaggia riminese: il nuovo piano dell’arenile e quel che nessuno dice

Il futuro della spiaggia riminese: il nuovo piano dell’arenile e quel che nessuno dice

Improntato a un conservatorismo spacciato per "tradizione", non è ciò di cui ha bisogno una città come Rimini, dove il prodotto spiaggia rappresenta la colonna portante dell’offerta turistica

Sono intervenuto parecchie volte sulle vicende demaniali legate alla direttiva Bolkestein e sui tentativi reiterati di aggirarla o rimandarne l’applicazione. Nel 2009 fui l’unico consigliere regionale a votare contro la legge regionale che assegnava ai bagnini e chioschisti concessioni ventennali, la norma fu poi annullata dall’Europa. Questo non significa che io abbia cambiato idea. Ma oggi, con un’Unione Europea impegnata su ben altre priorità, e con un’intera classe politica italiana schierata dalla parte dei “signori della sabbia”, credo che la “farsa”  Bolkestein sia destinata a trascinarsi ancora per anni.
Preferisco dunque spostare l’attenzione su un punto più concreto: la normativa italiana vigente, che – in caso di più istanze concorrenti – prevede l’obbligo di un’asta pubblica basata sulla migliore offerta (vedi: Codice della Navigazione, art. 37). Una norma che i concessionari conoscono benissimo, e che può essere elusa soltanto in assenza di una pianificazione urbanistica, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti edilizi e organizzativi del litorale.
Fino a pochi anni fa, a Rimini questa pianificazione esisteva ,esisteva un Piano dell’Arenile che senza spiegazioni chiare è stato frettolosamente sostituito da un nuovo piano. Tuttavia, mentre l’adozione è avvenuta con urgenza, l’approvazione definitiva sembra svanita nel nulla, rimandata di promessa in promessa.
L’ultima, in ordine di tempo, è stata quella dell’assessore Montini, che garantiva l’adozione entro giugno. Ma, come prevedibile, nulla è accaduto. Prima ancora era stata l’assessora Frisoni, che nella primavera del 2024 annunciava l’entrata in vigore del Piano dell’Arenile, dei Lotti di Gara e dei Criteri di Bando entro settembre/ottobre.
Nel frattempo, a Rimini la responsabilità viene sempre scaricata su altri. In questo caso, il capro espiatorio sono gli enti coinvolti nell’approvazione, rei – si dice – di non aver ancora espresso un parere. Un’affermazione che, se non accompagnata dalla spiegazione delle specifiche criticità sollevate, appare a dir poco ridicola.
Fatto questo quadro oggettivo – senza entrare nel merito degli introiti erariali o della giustizia sociale – mi chiedo e vi chiedo: è giusto che Rimini rinunci ad una certezza normativa capace di dare finalmente un’organizzazione moderna alla nostra spiaggia, cuore dell’offerta turistica cittadina?
In termini pratici: se oggi ci fosse una pianificazione operativa, qualsiasi cittadino potrebbe presentare una semplice istanza all’Ufficio Demanio del Comune di Rimini per chiedere una concessione su un’area demaniale prevista dallo strumento urbanistico vigente, impegnandosi a produrre tutta la documentazione richiesta dall’amministrazione.
Se poi il Comune decidesse di avviare una gara pubblica, ben venga: rientra nelle sue prerogative. Ma non può continuare a tacere e mantenere in piedi concessioni scadute, facendo finta che nulla stia accadendo, indipendentemente da cosa succederà con la Bolkestein.
Per questo, la mia sensazione è che il nuovo Piano dell’Arenile resterà lettera morta. E se mi sbaglio, tra pochi giorni, alla sua entrata in vigore, il Comune sarà sommerso da migliaia di istanze, obbligato ad avviare i bandi secondo quanto previsto dal Codice della Navigazione, che – lo ricordo – stabilisce l’assegnazione in base all’offerta economica, senza altri criteri, salvo successive (e discutibili) modifiche legislative. Una norma che, vale la pena ricordarlo, è in vigore dal lontano 1942.
Infine, va sottolineato che questo nuovo Piano dell’Arenile, improntato a un conservatorismo spacciato per “tradizione”, non è ciò di cui ha bisogno una città come Rimini, dove il prodotto spiaggia rappresenta la colonna portante dell’offerta turistica. È l’ennesima conferma – lo dico con crescente amarezza – che l’attuale amministrazione preferisce tutelare le lobby di potere piuttosto che l’interesse generale dei cittadini.
Stefano Casadei
Segretario Provinciale Azione Rimini

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