Il quadro generale fa comprendere come in questo caso valga solo il fine e non la sostanza. La sostanza è ciò che è; lì sotto gli occhi di tutti, e il fine parrebbe solo quello dell’ottenimento dei contributi
Il sopralluogo nel sito dell’anfiteatro romano di importanti esponenti del Governo ha fatto riemergere, chissà perché, un altro tema che era assopito; la richiesta dell’Amministrazione cittadina affinché al Teatro Galli venga conferito il riconoscimento di “Teatro di Tradizione”. E il locale Assessore alla cultura ha anche posto in evidenza che della pratica in corso non si è saputo più nulla in proposito da quattro anni. Gli ha fatto però eco un ex esponente delle passate amministrazioni, sempre dello stesso colore politico ovviamente, che rammenta le carenze nell’attuazione de percorso atto ad arrivare a quel risultato. Teniamo presente che quello “status” – Teatro di Tradizione” – significa adire a consistenti contributi finanziari.
Come al solito lungi da noi dall’entrare in queste polemiche, ma vogliamo sottolineare alcuni aspetti che a margine della notizia ci paiono importanti. Tralasceremo la gestione che, tolta la prestigiosa Sagra Malatestiana, poi non esprime più di tanto ed ospita, a volte, anche eventi che nulla hanno a che vedere con il luogo e l’importanza del monumento; non parleremo neppure di questo, ma di un altro aspetto più pratico e reale.
In occasione dell’inaugurazione della 77A stagione della Sagra Malatestiana avvenuta in modo importante la sera del 30 dello spirato mese, in cui si è esibita eccellentemente la Münchner Philharmoniker, chi ha avuto il piacere di assistere, me compreso, a quella bella serata, non ha potuto non notare l’abbigliamento di alcuni spettatori che si sono presentati qualcuno in maglietta “T shirt”, e qualcun altro in bermuda; non è un fatto di “classismo” ma di semplice decoro dato che ormai ognuno dei frequentatori dispone di una semplicissima camicia e di un paio di calzoni lunghi. Quel semplice decoro usato consapevolmente perfino dai tanti giovani che assistono agli spettacoli grazie al progetto Mentore.
Nel regolamento del Teatro Galli alla pagina del sito (qui), il paragrafo “Divieti” così, tra l’altro, recita: “In Teatro è richiesto un comportamento corretto, un abbigliamento consono al decoro del luogo …”. Peccato che poi all’ingresso non vi sia nessuno che accerti l’adempimento a questo precetto. Provate ad entrare in un Teatro di Tradizione in tal modo per vedere se poi riuscirete nell’intento. E proseguiamo.
Strano concetto nostrano quello del Teatro di Tradizione quando non si vuole restaurare il sipario originale del Coghetti (qui) e (qui), vera e propria opera d’arte riconosciuta a livello nazionale, o del busto del Poletti, altra notevole eccellenza di Pietro Tenerani, del quale si sono perse le tracce (qui), e che non ha neppure una vera e propria stagione lirica.
Ritengo che il raggiungimento del traguardo passi per i molteplici aspetti, ed anche quelli qui narrati; in sintesi deve essere una forma mentale. Invece il quadro generale fa comprendere come in questo caso valga solo il fine e non la sostanza. La sostanza è ciò che è; lì sotto gli occhi di tutti, e il fine parrebbe solo quello dell’ottenimento dei contributi. In fondo possiamo solo rammaricarci della sola “tradizione” che abbiamo, ovvero quella con cui si affrontano i – veri – temi culturali riminesi.


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