“Attualità di un’esperienza. Cristiani impegnati in una presenza pubblica”, questo il titolo che gli organizzatori del Centro internazionale Giovanni Paolo II, hanno dato all'evento del 27 novembre a Rimini, occasione per presentare “Movimento Popolare. Materiali per una storia”, un recente libro della edizione Cantagalli scritto da Rodolfo Casadei, Roberto Formigoni e Gian Franco Lucini
“Movimento Popolare. Materiali per una storia” è il titolo di un recente libro della edizione Cantagalli scritto da Rodolfo Casadei, Roberto Formigoni e Gian Franco Lucini presentato il 27 novembre nel salone della cripta di San Giuseppe al porto. Sul palco Roberto Formigoni, Rodolfo Casadei, Bruno Angelini (autore di un paragrafo del libro che descrive le vicende di MP a Rimini) e il moderatore Daniele Celli. Il titolo che gli organizzatori del Centro internazionale Giovanni Paolo II, hanno dato a questo incontro è “Attualità di un’esperienza. Cristiani impegnati in una presenza pubblica”. Un’occasione unica per capire cosa di quell’esperienza, archiviata dopo una ventina d’anni, resta oggi. Lo ha spiegato nel saluto iniziale del presidente del Centro Internazionale Giovanni Paolo II, Marco Ferrini, che ha ringraziato i relatori perché “questo evento si lega allo scopo del centro: l’approfondimento della Dottrina sociale della Chiesa, tornata attuale in particolare per la spinta di Leone XVI”. Ferrini ha anche ricordato monsignor Luigi Negri instancabile interprete e divulgatore della Dottrina sociale e che ha voluto la nascita del Centro internazionale.
Il Movimento Popolare nacque 50 anni fa da un gruppo di cattolici di Comunione e librazione, non c’è dubbio che il là di questa operazione venne dal fondatore di CL don Luigi Giussani, sulla base della riflessione dell’impegno diretto del movimento (nel maggio del ’74) nel referendum sul divorzio, in cui il movimento (quasi unico tra le associazioni cattoliche) in un certo senso era stato tirato per i capelli dall’esplicita richiesta dell’allora arcivescovo di Firenze cardinale Giovanni Benelli. Fu la posizione del movimento a favore dell’abrogazione della legge sul divorzio, insieme all’impegno diretto nelle elezioni amministrative del 1975 e al voto politico anticipato del 1976, che scatenò una violenta ondata di attacchi a persone e opere di CL, che non di rado venivano asetticamente riportati, per non dire quasi giustificati, sui mass media che accusavano CL di integrismo. MP fu fondato ufficialmente il 21 dicembre 1975 a Milano. Dei tre presidenti di questi due decenni di vita Formigoni fu quello che lo diresse per più tempo. Gli altri furono Pier Alberto Bertazzi e Giancarlo Cesana che in pratica ne dichiarò la fine, favorendo la sua trasformazione in Compagnia delle Opere. Formigoni è quindi un testimone diretto che nel suo intervento all’incontro di Rimini ha fornito particolari personali e inediti degni di nota.

Formigoni, 78 anni con la stessa verve degli anni giovanili, ha detto: <In quegli anni, nella scuola e nelle università, si viveva un’egemonia asfissiante marxista, per la quale Comunione e Liberazione non aveva l’agibilità politica. I gruppi extra parlamentari pretendevano di dare la patente di democrazia. Chi non aderiva alle loro ideologie non aveva diritto di parlare. A scuola e in università persino quelli della federazione giovanile del PCI non potevano parlare. Gli unici che si opponevano a questo clima opprimente cercando di portare una parola diversa erano i nostri ragazzi di CL. Sfidando l’impossibile e subendo non solo la violenza verbale ma anche quella fisica. Io ho impresso nella memoria le date di questi tremendi attacchi. Il fuoco che avevamo dentro era quello di rendere presente l’avvenimento cristiano nella società. Questo è il primo insegnamento che MP porta e che è ancora attualissimo oggi. Io per primo mi domando e domando a tutti voi: abbiamo ancora questo fuoco di rendere presente, in qualunque posto siamo, l’avvenimento cristiano e la sua forza? Sto pensando alla nostra battaglia per la libertà d’educazione, secondo quanto Giussani aveva ripetuto più volte: “Mandateci in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare”. La Costituzione riconosce a chiare lettere che “il diritto all’educazione dei figli non spetta allo Stato ma alla famiglia”. Dei passi sono stati fatti ma restano sulla carta. Vi sembra giusto che chi vuole mandare i propri figli in una scuola paritaria, cattolica o laica che sia, debba pagare due volte: con le tasse e con la retta? A quel tempo dovevamo combattere contro una comune mentalità che relegava l’avvenimento cristiano nell’intimo delle coscienze o, al massimo, nelle sagrestie. Chi se ne frega, dicevano, se sei cristiano: non hai nulla da dire sui fenomeni sociali, sui salari bassi, sul problema della scienza. Noi eravamo quelli che non si rassegnavano a vedere emarginato il fatto cristiano dalla vita dell’uomo. E non c’era avvenimento che succedesse nel mondo e in casa nostra sul quale non sentivamo di esprimere un giudizio e organizzare manifestazioni in piazza. Penso alla nascita di Solidarnosc in Polonia, alla fuga forzata degli 800mila contadini i bot people dal Vietnam. Addirittura il Corriere della sera che in quegli anni parteggiava per la sinistra (un po’ anche adesso) esce con un editoriale di Giuliano Zincone, comunista lui stesso, che però ha l’onesta intellettuale di intitolare “Orfani”. La sinistra si sente orfana: i suoi idoli sono caduti, infranti. E noi ci sentiamo spinti a dire la nostra. Crollavano i miti marxisti e molti giovani si trovano nel deserto, preda della droga e della mancanza di senso. Non è un caso che proprio intorno a quegli anni nasce il Meeting di Rimini. È l’inizio di un’altra speranza. Appena l’anno dopo la nascita di MP, in Friuli c’è un tremendo terremoto e i nostri amici tecnici e volontari costituiscono il Coraf (Consorzio ricostruzione alto Friuli). Siamo andati in Friuli come due anni dopo saremmo andati in Kurdistan, bombardato da Saddam Ussein, a offrire la nostra solidarietà. La storia di MP ci ricorda che la presenza cristiana nella società è possibile e attuale ancora oggi. Noi allora volevamo reagire a questo stato di cose mettendoci insieme ad altri cattolici che si sono uniti a noi e mobilitarci e forse oggi è venuto a meno questo coraggio. Certo oggi la situazione è più difficile ma il compito che abbiamo è lo stesso di allora>.
Formigoni prosegue: <Cristo ha salvato tutto dell’uomo e chiede di essere presente in tutti gli ambiti nella scuola, nello studio, nel lavoro, negli affetti, nella ricerca e perfino in politica, anzi la politica è uno dei primi punti in cui dare testimonianza a Cristo. Non per imporre agli altri la tua idea ma per garantire che la società sia davvero libera e democratica, in modo che ognuno possa manifestare la propria identità e possa costruire opere sociali secondo i propri ideali. Anche qui devo ricordare don Giussani; a quel tempo si votava a 21 anni e nelle elezioni politiche erano nel 1972 alcuni di noi avrebbero dovuto votare. Don Giussani aveva capito che eravamo confusi, persino io pensavo di votare a sinistra e convocò un’assemblea. In quell’occasione Giussani tuonò (come mai avrebbe fatto anche in futuro, peccato che non sia riuscito a trovare la registrazione ma forse non esiste proprio) e ci disse con chiarezza che i cristiani sono chiamati all’unità. È attraverso la loro unità che rendono testimonianza. Unità in tutto, compreso la politica. Un po’ per prenderci in giro, un po’ per spronarci, ci parlò così: “Voi criticate la Democrazia cristiana e forse avete anche ragione. Benissimo _ci disse Giussani_ entrate nella Democrazia cristiana e cambiatela da dentro”. Piaccia o non piaccia, allora la Dc era il partito che veniva votato dalla stragrande maggioranza dei cattolici italiani. Lì avremmo dovuto portare quanto avevamo a cuore, seguendo anche le indicazioni dell’autorità della Chiesa. I vescovi lo dissero apertamente e il Papa Paolo VI lo fece capire occorreva opporsi alla possibilità che il più forte partito comunista dell’Occidente superasse la Dc prendendo il potere in Italia. Mp si occupò certo anche di politica. Nel 1975 si votava per le amministrative il 15 giugno. Molti dei nostri, anche a Rimini si candidarono e fummo in grado di eleggere 150 consiglieri comunali, alcuni divennero assessori altri divennero sindaci. Portammo comunque un vento nuovo. Nel 76 al voto politico anticipato eleggemmo quattro parlamentari. De Petro in Liguria, Borruso a Milano, Portatadino a Varese e (last but non list) Sanese in Romagna. Al congresso della Dc che si tenne in autunno l’allora segretario Benigno Zaccagnini che ci aveva invitato in posizione d’onore e volle un mio intervento; io sbagliai tenendolo un po’ troppo lungo e Fanfani voleva interrompermi e Zaccagnini disse “Lasciatelo parlare”. E Zaccagnini disse: “Abbiamo invitato MP perché il loro contributo è stato di un milione di voti. Voti che hanno impedito il sorpasso del Pci”. Alle amministrative dell’anno precedente il Pci era arrivato a quasi 2 punti di distacco (la Dc scese dal 38,7 per centro delle politiche del 72 al 35,3 per cento dei voti mentre il Pci dal 28,3 passò al 33,4) nelle politiche il distacco ritornò a sopra i 4 punti>.
Formigoni rivela anche note personali, raccontando di essere diventato presidente a 28 anni: <Mi sentivo inadeguato, anche se la baldanza, pur ingenua, era quella giovanile. Tante volte ho telefonato a don Giussani dicendo: “Tu giustamente hai mandato avanti noi dicendo fate MP, io continuo a fare CL, cioè ad educare le persone nella fede. Però da giovane tuo discepolo ho bisogno di qualche indicazione”. E lui mai mancava di invitarmi a cena o nel suo studio per il confronto. Come ha spiegato il curatore e autore del libro presentato a Rimini Rodolfo Casadei si tratta di un libro che raccoglie materiali per una storia. Una storia critica vera e propria sarà possibile solo quando l’archivio di CL sarà consultabile, cioè quando sarà concluso il processo di beatificazione di Luigi Giussani. Però a questo proposito possiamo qui citare una parte del volume di cui parliamo che nel capitolo “La parola al maestro” riporta (tratte a loro volta da un volume della Rizzoli _ Il movimento di Comunione e Liberazione_ edito nel 2014) che contiene due interviste a don Giussani che Robi Ronza realizzò nel 1975 e nel 1986. Vi si può leggere cosa Giussani disse del rapporto tra CL e MP e la replica all’accusa di “integralismo” che a quei tempi sollevavano critiche da più parti anche divise per cultura e concezione politica ma accumunate nell’emarginare la presenza cristiana nella società civile. Prima di tutto Giussani chiede chiarezza e verità nei confronti di giornali e mezzi d’informazione fanno tra CL e MP. Disse allora Giussani: “Dal nostro punto di vista quando si passa dalla fase di sollecitazione e di animazione politico culturale a quello della militanza vera e propria non è più la comunità a impegnarsi ma sono le singole persone. E quindi non è corretto né leale l’uso di definire candidati di CL consiglieri comunali di CL. Non è vero neppure che i militanti nel partito siano leader di CL. Certamente guarderemo alle loro scelte specifiche e alle loro iniziative con simpatia. Comunque le scelte politiche di quelli che aderiscono a CL sono frutto di un giudizio e di una responsabilità eminentemente personali. C’è fra noi e loro un’irrevocabile distanza critica”. D’altra parte CL, dice ancora Giussani, “venne fiaccata dall’esito del referendum sul divorzio del 1974 e dallo stato di sbandamento dell’associazionismo cattolico istituzionale che la campagna referendaria aveva clamorosamente rivelato. Il popolo cristiano si presentò all’appuntamento elettorale del 1975 disorientato e disperso come mai prima era stato… Il carosello di mobilitazioni elettorali, in cui CL s’impegnò con grossissimo sacrificio, non poteva non avere contraccolpi negativi. In primo luogo venimmo identificati dal grande pubblico come una forza politica e non invece per quello che è veramente come esperienza ecclesiale, luogo di educazione e di pratica della fede. Allo stesso tempo attirò contro di noi la reazione di quella serie di forze composite, ma a questo riguardo concordi, che stavano portando avanti un processo di emarginazione dell’identità cattolica nella società italiana. Uno schieramento che andava dall’influente stampa di ispirazione socialista e radicale, che faceva di CL oggetto di una continua campagna denigratoria, ai militanti dell’ultra sinistra che negavano a CL l’agibilità politica nelle università ed anche gruppi che compivano aggressioni e devastazione a persone e organismi collegabili al nostro movimento. Nell’arco di quattro mesi, tra il novembre ’75 e il febbraio ’76 si registrarono in Italia 120 attentati a sedi del movimento, poi il 5 marzo 1976, assaltarono a colpi di bottiglie molotov gli uffici della Jaca Book. Nel contempo questi avvenimenti fecero guadagnare a CL la stima di ambienti prima a lei ostili, anche nel mondo ecclesiastico”.
Ad un’altra domanda di Robi Ronza sugli influssi nel bene e nel male di quegli avvenimenti e all’intensa esposizione mediatica e politica, don Giussani risponde: “Devo riandare ad un’assemblea dei responsabili del CLU (Comunione Liberazione Universitari) che ebbe luogo a Riccione nel 1976, dopo che ormai da tre anni si viveva in uno stato di mobilitazione continua. Ricordo che in quella circostanza prendendo atto della nostra generale e peraltro giustificata stanchezza, dissi che eravamo perciò disposti alla tentazione di abbandonare la lotta, e che questo sarebbe potuto accadere nella forma di una riduzione pietistica o culturale e intellettuale dell’esperienza di fede. È una tentazione che dobbiamo respingere perché la presa di coscienza di CL in quanto luogo di esperienza cristiana era solo all’inizio e non conosce soste”.
Ad un’altra domanda di Robi Ronza sugli influssi nel bene e nel male di quegli avvenimenti e all’intensa esposizione mediatica e politica, don Giussani risponde: “Devo riandare ad un’assemblea dei responsabili del CLU (Comunione Liberazione Universitari) che ebbe luogo a Riccione nel 1976, dopo che ormai da tre anni si viveva in uno stato di mobilitazione continua. Ricordo che in quella circostanza prendendo atto della nostra generale e peraltro giustificata stanchezza, dissi che eravamo perciò disposti alla tentazione di abbandonare la lotta, e che questo sarebbe potuto accadere nella forma di una riduzione pietistica o culturale e intellettuale dell’esperienza di fede. È una tentazione che dobbiamo respingere perché la presa di coscienza di CL in quanto luogo di esperienza cristiana era solo all’inizio e non conosce soste”.


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