Rimini ama definirsi Capitale del Turismo, e un tempo lo fu eccome, ma anche se non lo è più, non si può tuttavia permettere che l'edificio/immagine, sede della sua prima risorsa economica, si mostri ai turisti nelle condizioni in cui è
Se anziché scriverlo parlassi dell’articolo alla radio, all’orecchio dell’ascoltatore l’ultimo lemma delle parole a seguire potrebbe suonare come “palazzo del futurismo”, percependola un tutt’uno, tuttavia non mi riferisco al movimento artistico fondato nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti (1846-1944), ma al “turismo che fu” ovvero al “fu turismo” della nostra città, di cui resta ormai solo lo sfilacciato ricordo di un proficuo e glorioso passato. Dunque, niente Futurismo? In realtà, la palazzina Roma affacciata su piazzale Fellini ha un punto di contatto con un paio dei principi della corrente artistica: la distruzione e la rottura con il passato.
Mi soffermo su questo punto perché di recente ho osservato la palazzina Roma, che usando termini del comune di Rimini, “Costruita nel 1863, ha avuto un ruolo importante nella storia della città. La sua architettura riflette le diverse epoche che ha attraversato, rendendola un punto di interesse storico”.
Se un tempo l’edificio era parte di un simbolo della nascita del turismo riminese salvatosi dalla distruzione del Kursaal, ora non pare più esserlo, evidentemente per scelte della stessa amministrazione comunale che ne certifica il giusto rango senza peraltro tributarle la doverosa attenzione. Che sia colpa del luogo in cui è?
Sede di diversi uffici, sala congressi e matrimoni, lo stabile è lasciato in costante, inarrestato deperimento.

Le maniglie logore e sverniciate dall’usura e dalle intemperie
Rottura con il passato. Rimini ama definirsi Capitale del Turismo, e un tempo lo fu eccome, ma anche se non lo è più, non si può tuttavia permettere che l’edificio/immagine, sede della sua prima risorsa economica, si mostri ai turisti nelle condizioni in cui è. Immaginate di essere davanti all’ambasciata di uno stato e questa si palesi combinata così: facciate scalcinate, muffa che si arrampica lungo le pareti esterne, che a loro volta ostentano fumose tende a capote, in virata dal grigio verso il nero. Che idea vi fareste di quella nazione? Non certo positiva, credo.
Perfino le maniglie del portone d’ingresso principale, sverniciate causa usura, con tutta probabilità non sono mai state ritoccate, ma a degno contorno dell’insieme, sui vetri a fianco delle stesse spiccano tre avvisi malamente appiccicati con nastro adesivo come si potrebbero vedere sull’ultimo bar di periferia di uno sperduto paesino.
Non si potevano sistemare delle bacheche come sul lato di via Beccadelli? A volte bastano piccoli accorgimenti o minime attenzioni per rendere le cose più accettabili.
Al lettore, non lascio immaginare quanto descritto: lo mostro in tutto il suo appassito splendore.
Dopo avere fotografato quanto è in pagina, faccio una breve ricerca sul web. Trovo un articolo del 2023 su un giornale locale online in cui viene riportata una nota del consigliere Gioenzo Renzi di Fratelli d’Italia.
Questi chiede al sindaco di intervenire per sistemare la palazzina Roma, sede del caro estinto Turismo di cui sopra. Il consigliere, raggiunto telefonicamente, mi dice che nonostante abbia più volte rivolto le stesse domande agli organi competenti, non ha mai ricevuto le doverose risposte. La prassi dev’essere consolidata. Per esperienza personale, la cosa non mi stupisce affatto poiché varie richieste, regolarmente inoltrate al sindaco Jamil Sadegholvaad via PEC (posta elettronica certificata), non hanno mai avuto la benché minima soddisfazione. Il primo cittadino non si è mosso nemmeno dietro invito del Difensore Civico. La sordità, per il governo riminese è dunque malattia congenita. Nell’articolo di cui sopra, Renzi ricorda pure che «l’altra Palazzina Milano e parte del giardino (3.660 mq), nel 2003 sono stati venduti dal Comune alla proprietà del Grand Hotel, nonostante l’opposizione consigliare del sottoscritto, per salvaguardare questi beni unici della nostra storia balneare, preziosi oggi per la riqualificazione del Parco del Mare».
Sintetizzando le proposte di allora, nel 2023 l’esponente di Fratelli d’Italia, oltre alla citata vendita di venti anni fa della palazzina Milano (definirla inopportuna è benevolmente riduttivo), chiede quanto segue:
1°) escludere tassativamente la vendita o la cessione in affitto del terzo piano della palazzina Roma;
2°) a 20 anni da alcuni interventi edilizi effettuati sull’edificio, il terzo piano di 678 mq. rimasto allo stato grezzo e mai utilizzato, sia destinato a Museo del Turismo riminese (finora inesistente);
3°) che venga infine riqualificata l’intera palazzina, in modo da riunire tutti gli uffici addetti alle funzioni turistiche in un contesto dignitoso, presentabile e decoroso agli occhi degli ospiti.
E anche dei residenti, vorrei aggiungere, dato che con l’aggettivo decoroso si evoca un tema caro, ma dati i risultati, solo sulla carta, al Sadegholvaad assessore (Sicurezza e Legalità, Igiene pubblica, Lavori pubblici, Attività economiche) durante l’amministrazione di Andrea Gnassi. Bisogna purtroppo constatare che dal mio precedente articolo del 2021 sul tema del decoro, mi pare che le cose non siano cambiate. Scrivendone ora rischio di replicare quanto pubblicato tempo fa poiché siamo fermi allo stesso punto, se non ancor peggio.
È chiaro che per fare rispettare le regole servirebbe un numero maggiore di forze dell’ordine, ma non basta. Bisogna avere la volontà di far applicare ciò che si delibera. Nel 2015, quando Sadegholvaad è assessore, emana un Regolamento di Polizia urbana che prevede, per esempio, raccomandazioni come queste: «Un’attenzione particolare verso i proprietari di immobili commerciali, sfitti o comunque non utilizzati, che dovranno essere custoditi e mantenuti dalla proprietà attraverso la pulizia costante delle saracinesche e delle vetrine o l’oscuramento delle stesse nel rispetto del decoro cittadino e delle caratteristiche della via stessa».
Ma anche che «È vietato anche presso gli edifici di valore monumentale consumare alimenti, dormire, stazionare con animali». Eppure gli “stazionatori” sotto il portico di Palazzo Nuovo (detto Garampi) continuano ad esserci spesso.

Gentiluomini concentrati nello studio del decoro di Palazzo Nuovo (erroneamente conosciuto come Palazzo Garampi)
Senza dimenticare che l’art. 3 recita: “Utilizzo del fronte del locale di esercizio 1. È vietata l’esposizione della merce mediante affissione o sospensione su elementi architettonici, serramenti mobili, tende retrattili o altri elementi di copertura“.

Merce appesa? Mai più…
S. conclude così la presentazione: «[…] A questa fase informativa ed educativa, faremo seguire da subito un’azione di vigilanza e controllo ed eventuali sanzioni per il rispetto dei nuovi articoli del regolamento. Saremo rigorosi». Dopo due lustri, gli ubriaconi che stazionano in via IV Novembre davanti all’ex convento di San Francesco, il Mercato Coperto o la stazione ferroviaria non sono forse sempre là? Sicuro, ma c’è una novità: ora ne segnalano alcuni anche nel loggiato della biblioteca Gambalunga. Cultura da capogiro. Hic!
Certe ex vetrine in pieno centro storico, combinate come tutti i passanti possono vedere, non sono sempre le stesse, da anni e anni? Al riguardo, l’opzione vedi altre date di Google Maps, già dal 2010 riporta immagini del medesimo decoro che si ripete fino ai nostri giorni. È il dinamismo della bellezza nel tempo, cari miei.
Per non essere accusato di premere il grilletto sulla Croce Rossa, non accenno nemmeno a descrivere viale Vespucci, i viali Regina Elena e Margherita e tantomeno Borgo Marina, diventato una sorta di laboratorio permanente di diseducazione agli usi e costumi locali a favore di altre culture, fuorché la nostra. In pratica, è uno studio sperimentale en plein air per la disintegrazione indigena. Il successo riportato finora, è eccellente.
Per rendersene conto, basta fare due passi a Borgo Marina per constatare che l’abdicazione è definitiva.
In amara conclusione, speriamo che prima o poi gli appelli di chi ama la propria città raggiungano i padiglioni auricolari di chi la governa e questi cominci a dare risposte e faccia passi concreti affinché Rimini abbia un decoro vero, non solo a parole. Quanto al rigore cicalato, se qualcuno lo avvistasse, è pregato di segnalarlo. Chissà, forse non lo si vedrà più neppure al Romeo Neri, ma questa è un’altra storia. Altrettanto tribolata.


COMMENTI