Il PD riminese non ha una linea comune sui balneari, ma governa i Comuni balneari

Il PD riminese non ha una linea comune sui balneari, ma governa i Comuni balneari

Le dichiarazioni del Presidente della Regione Emilia-Romagna De Pascale appiate a quelle del ministro Salvini hanno svelato una ferita aperta da sempre all'interno del PD riminese (e non solo): sulle concessioni balneari non c'è una linea comune frutto di un ragionamento interno al partito. "Ne dobbiamo discutere" invoca l'ex vicesindaco Melucci. Ma intanto il PD siede in tutte le giunte dei Comuni balneari (eccetto Bellaria) e decide Piani Spiaggia, dell'Arenile, concessioni, rispetto o meno delle sentenze ecc

Ascoltare Salvini che parla di concessioni balneari è sempre uno spasso, sia che parli da leader della Lega sia da ministro. Ma almeno è coerente: lui ai balneari ha promesso che non gli toglierà mai la concessioni e va dritto per la sua strada infischiandosene dell’Europa, delle norme, delle sentenze. Diverso è ascoltare il Presidente della Regione Emilia-Romagna, De Pascale, che lo spalleggia in questa corsa contro il muro. In verità De Pascale non si sarebbe spinto a chiedere la tessera della Lega a Salvini, ma ha sostenuto che agli operatori che dovessero perdere le concessioni nelle aste (quindi le aste ci saranno) avrebbero diritto a un indennizzo. In verità, come ha ricordato a tal proposito anche l’ex parlamentare Sergio Pizzolante, l’ultimo ad aver provato – invano – a produrre una legge in materia insieme all’altro riminese Tiziano Arlotti, gli indennizzi alle imprese non sono un’idea di Salvini o di De Pascale, ma c’erano anche al tempo della gestazione del provvedimento che portava il suo nome.
Il problema è che non tutti nel PD hanno digerito il fatto che De Pascale sia andato a prendersi l’applauso dei bagnini promettendo appunto indennizzi. Forse perché, sempre ammesso che sia vero, sarebbero tutti salviniaini o meloniani? No, il problema è molto più strutturato e trae origine – anche dai nomi dei 64 firmatari – da una lunga esperienza amministrativa e politica: “Dopo decine di sentenze di Tar, Consiglio di Stato, Corte costituzionale e Corte di giustizia europea, è chiaro a tutti: le gare per le concessioni devono essere fatte e non può esistere il diritto di prelazione. Sul tema degli indennizzi la Commissione europea ha già detto ’no’ ed è stata chiarissima: creano un vantaggio competitivo, alterano la concorrenza, scoraggiano i nuovi operatori”. Inoltre “il codice della navigazione stabilisce che, alla scadenza delle concessioni, tutti i beni non amovibili restano allo Stato senza diritto ad alcun indennizzo”. Insomma “la posizione di de Pascale è improponibile, ingiusta, fuori luogo” e “pensare di compensare la categoria dei balneari, che per anni ha beneficiato di canoni bassi e proroghe automatiche, con i proventi dei canoni (dunque con i soldi dello Stato) significa alimentare un privilegio”.
Una posizione condivisibile da molti, ma non nel PD riminese. La “bacchettata” della segretaria provinciale Giulia Corazzi ai ribelli della sinistra, che non vogliono sentir parlare di indennizzi reagalati con i soldi pubblici dei canoni demaniali, è stata però sintomatica di un problema ben più grave del PD. La sua richiesta di discutere una linea interna prima di uscirsene fuori con una posizione non condivisa dal partito è infatti una cosa, a patto di averla questa linea comune. Cosa che non c’è. A palesarlo non è solo la dichiarazione della Corazzi (che non si capisce infatti se era più contro i suoi compagni che per ribadire la linea comune, che non si è capito quale sia), ma soprattutto quella di Maurizio Melucci, ex vice sindaco e tra i firmatari della “mozione De Pascale”: “E’ urgente una riunione della direzione provinciale del Pd per definire una linea chiara rispettosa delle norme europee e delle sentenze. I populismi non servono in questo caso danneggiano il PD”, scrive su facebook riportando la sua intervista al Carlino in cui parla apertamente di “un argomento che non è mai stato affrontato nei nostri organi dirigenti né a livello provinciale nè regionale”. Tralasciando quindi il fatto che anche De Pascale non ha obbedito alle regole interne ricordate dalla Corazzi, il problema è che il PD governa o ha governato praticamente tutta la costa balneabile dai lidi ravennati e ferraresi al promontorio di San Bartolo! E ha fatto e disfatto di ogni cosa in questi ultimi anni, tra concessioni date, revocate, spiagge vendute, piani spiaggia e piani dell’arenile, di tutto e di più. Ma senza avere una linea comune! E a Rimini, dove hanno appena messo in campo il nuovo Piano dell’Arenile, sulla base di quale linea l’hanno redatto e, soprattutto, come lo applicheranno?
Forse grazie al pasticcio creato in questi giorni da De Pascale e Corazzi ci diranno come la pensano.

COMMENTI