Il presente e il futuro dei Musei Comunali nei piani del Direttore Giovanardi: “Il sistema è cresciuto in modo impressionante e deve naturalmente rinnovarsi”

Il presente e il futuro dei Musei Comunali nei piani del Direttore Giovanardi: “Il sistema è cresciuto in modo impressionante e deve naturalmente rinnovarsi”

Non solo valorizzazione del patrimonio, compreso quello nei depositi, ma anche mostre tematiche e apertura di nuovi spazi nei progetti in via di sviluppo

È indubbio che Rimini 2.0 sia assai sensibile ai temi culturali della nostra città, e quando ne capita l’occasione siamo sempre assai lieti di darne contezza dalle nostre pagine. Di questi, peraltro di una certa importanza, è stata la nomina di Alessandro Giovanardi a Direttore dei Musei di Rimini avvenuta verso la fine dello spirato anno. Una notizia ampiamente resa dai mezzi d’informazione locale così come è avvenuta, ma nulla più. Noi, invece, come è nostro solito, abbiamo voluto approfondire l’evento intervistando il nuovo Direttore, ponendogli alcune specifiche tematiche domande alla quale molto gentilmente ha aderito.
Quale sia la situazione che ha trovato nel museo in occasione del suo insediamento.
«Per quanto i Musei Comunali siano per me una realtà ben conosciuta per motivi di studio e di lavoro, non finiscono mai di stupirmi per la ricchezza di manufatti storici e opere d’arte che custodiscono ed espongono al pubblico. Soprattutto, anche dopo dieci mesi di sede vacante del Direttore, ho trovato un gruppo di colleghi coesi e capaci di portare avanti progetti importanti per la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio così ricco. L’entusiasmo comune per la condivisione di una rete tanto complessa e articolata, disposta su più sedi espositive, deve misurarsi con un sistema museale che è cresciuto in modo impressionante negli ultimi trent’anni e che deve naturalmente rinnovarsi: siamo impegnati in un’importante campagna di digitalizzazione del nostro patrimonio, del rinnovamento dell’offerta didattica e del potenziamento dell’accessibilità. L’operazione portata a termine nel 2024 con il nuovo allestimento delle sale medievali e malatestiane (avevo preso parte al comitato consultivo per la realizzazione del progetto e ne sono davvero contento) è il leit motiv che deve guidarci nei prossimi anni per il rinnovamento del Museo della Città.»
Una panoramica della sua visione per poterlo rendere dinamico, dal punto di vista di una nuova offerta culturale che possa renderlo ancora più interessante.
«Un fatto di cui mi sono stupito nel prendere possesso del mio ruolo è constatare il numero elevatissimo di visitatori: anche con due piani museali chiusi, tra il 13 dicembre 2025 e il 18 luglio 2026, per l’aggiornamento del CPI, la Domus e le sezioni archeologiche hanno raccolto un numero importantissimo di ingressi. Il pubblico attento alla cultura, riminese o turistico, è vasto ed esigente e meritevole di rispetto: abbiamo dovuto spostare dal Museo al Teatro Galli (riempiendolo) le lezioni dedicate ai poemi omerici della prof.ssa Marinella De Luca, perché gli spazi museali non potevano contenere la folla degli interessati. Credo che i Musei, come già le Biblioteche, debbano essere un luogo d’incontro, di confronto culturale e socializzazione. Ci stiamo muovendo su questo tracciato, aprendo sale studio nell’Ala Nuova, prevedendo la gratuità per i Cittadini del Comune e della Provincia di Rimini e per i ragazzi fino a 30 anni. Il Museo è dinamico se una comunità curiosa, vivace, anche critica, si sente accolta nelle sue sale, se le sente sue.»
Se reputa che, considerate le molte testimonianze storico e culturali giacenti in depositi negati al pubblico, vi sia la possibilità di un ampliamento proprio finalizzato ad incentivare nell’ottica del precedente punto.
«I depositi sono “negati” al pubblico, in quanto luoghi di lavoro, per motivi di sicurezza delle persone e delle opere: queste ultime non appartengono solo al Comune ma a molte istituzioni e realtà, pubbliche e private a cui dobbiamo rendere conto. Tuttavia, nel rinnovamento allestitivo del 2024, di cui dicevo, sono state esposte diverse opere lapidee, studiate e pubblicate, ma mai esposte al pubblico; ogni passo del rinnovamento il Museo deve muoversi secondo questa direzione. Non siamo insensibili alla questione della costruzione di depositi visitabili e, a dir così, “musealizzati”: è un tema che mi sta a cuore nonché un obiettivo che ho ben in mente, ma che richiede un percorso lungo e costoso e di difficile realizzazione. Nel frattempo, a chiunque abbia seri motivi di studio non è impedito di fare richiesta per studiare manufatti storici e opere d’arte, raccolti nei depositi.»
Se siano progettate o programmate mostre tematiche in affiancamento a ciò che abitualmente si mostra.
«Come è noto, è in corso la mostra dossier sulla nostra Pietà di Giovanni Bellini, splendidamente restaurata grazie all’intervento generoso della Fondazione Venetian Heritage, e sul San Sebastiano del cognato Andrea Mantegna, proveniente dalla prestigiosa collezione Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia: un serrato confronto tra due sommi maestri del Rinascimento, ma anche tra due linguaggi poeticamente e filosoficamente distinti, sullo sfondo di una Rimini malatestiana, aperta a Venezia e alle corti padane. La mostra dossier, come dicevo, è la forma con cui preferisco misurarmi: genera attenzione, approfondimento, visione accurata, confronti. Ai Musei, infine, afferiscono anche i Palazzi dell’Arte che, dal settembre scorso, propongono mostre incentrate sui linguaggi della modernità e della contemporaneità. È in corso, infatti, la doppia esposizione Estate Contemporanea, e sono in cantiere altri eventi espositivi di alto livello di cui si avrà presto occasione di parlare.»
Quale sia la sua opinione circa il recupero dei ruderi dell’ex Convento di S. Francesco, allo scopo di ampliare l’offerta museale riminese con nuovi spunti.
«Ogni recupero storico benché tardivo è, a mio avviso benvenuto: sarebbe stato auspicabile che il restauro del Tempio Malatestiano, dopo i feroci bombardamenti del secondo conflitto mondiale, avesse interessato anche le zone adiacenti del convento bombardato, dei suoi chiostri e del camposanto. Quell’occasione è sfumata, ahimè, più di settant’anni fa. Nel corso di questo lungo lasso temporale, l’area ha assistito all’arrivo di altre funzioni, vedi il mercato coperto e gli uffici della Diocesi, costringendo ora la città a fare i conti con questa ‘compromissione’ urbana.»
Quanto all’Anfiteatro romano; quale sia il suo parere circa il suo totale recupero e quanto esso potrebbe impattare nell’offerta rivolta ad un turismo culturale di cui la città avrebbe bisogno.
«Premesso che qualsiasi scelta del Comune sull’area dell’Anfiteatro, anche l’ipotesi del recupero totale della medesima, è una questione che terrà sempre conto del giudizio complessivo della Soprintendenza che detiene il diritto e il dovere della tutela dei beni archeologici presenti in sito. Una recente relazione storico-archeologica commissionata proprio dal Comune che ricostruisce meticolosamente le vicende degli scavi da Tonini ad Aurigemma, per giungere ai nostri giorni mi sembra suggerire due fatti: l’area ancora coperta è certamente un luogo di grande interesse per gli archeologi e gli storici; di contro, non mi sembra possa custodire, a scanso di sorprese, emergenze architettoniche e artistiche di notevole attrattiva turistica (se è quello che si vuol perseguire), e comunque niente di paragonabile alla Domus del chirurgo. L’Anfiteatro, in verità, era stato defunzionalizzato già in età romana, tra la fine del III secolo e gli inizi del IV: non più luogo di spettacoli, ma elemento architettonico e strutturale da inserire nelle mura difensive della città. In ogni caso, il primo passo è quello di una stabile valorizzazione e fruizione di ciò che si vede e che può essere restituito alla comunità. Un obiettivo, peraltro, presente nel dossier presentato nel 2024 per la candidatura di Rimini a Capitale italiana della Cultura.»
Ringraziamo vivamente Alessandro Giovanardi per il tempo che ci ha dedicato nonostante i suoi molti impegni, e gli auguriamo di poter portare a termine tutti i suoi progetti culturali. Perché come egli ha giustamente sottolineato citando il successo dell’evento “Omero sotto le stelle” a cura della prof.ssa Marinella De Luca, Rimini ha un vastissimo pubblico attento ed interessato alla cultura, quella vera ovviamente, e non quella fatta di falsi, banali e dozzinali modelli che ci sono stati imposti e propinati specie in questo abbondante ventennio. E questo nuovo impulso costituirebbe senza dubbio, anche ad un notevole incremento turistico selezionato e colto e ad una straordinaria rinascita culturale della città.

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