L'architetto Mauro Ioli avverte sui rischi del prender ancora tempo, a partire dal patrimonio alberghiero che si degrada e perde valore
PUG Rimini: decidere non è più rinviabile
Questa riflessione non nasce da un intento polemico, ma dalla volontà di riportare il dibattito pubblico sul Piano Urbanistico Generale (PUG) entro un perimetro di chiarezza istituzionale, giuridica e temporale. Quando si discute dello strumento fondamentale di governo della città, le parole non sono mai neutrali: orientano le aspettative, definiscono le responsabilità e, talvolta, finiscono per anticipare – o rinviare – le decisioni.
Nel dibattito pubblico di questi giorni ho letto con attenzione autorevoli dichiarazioni che fanno riferimento a una fase definita di “assunzione” del PUG, presentata come passaggio preliminare alla sua adozione. Ritengo utile proporre su questo punto una riflessione pacata ma rigorosa, perché in urbanistica la precisione terminologica non è un esercizio formale, bensì un elemento sostanziale del processo decisionale.
La Legge Regionale Emilia-Romagna n. 24 del 2017 disciplina con chiarezza il procedimento di formazione del PUG, individuando due soli passaggi dotati di rilevanza giuridica e procedimentale:
• l’adozione del piano;
La Legge Regionale Emilia-Romagna n. 24 del 2017 disciplina con chiarezza il procedimento di formazione del PUG, individuando due soli passaggi dotati di rilevanza giuridica e procedimentale:
• l’adozione del piano;
• la sua successiva approvazione.
Non sono previste ulteriori fasi autonome dotate di effetti giuridici propri. L’adozione è l’atto attraverso il quale l’amministrazione comunale assume formalmente la responsabilità delle scelte urbanistiche, le rende pubbliche, le sottopone al regime delle osservazioni e attiva le garanzie procedurali previste dall’ordinamento. Solo con l’adozione il piano entra pienamente nella dimensione istituzionale: quella in cui può essere conosciuto, discusso, valutato e, quando necessario, criticato.
È evidente che uno strumento urbanistico complesso richieda una fase istruttoria articolata, fatta di analisi, costruzione del quadro conoscitivo, confronto con i diversi portatori di interesse e momenti di partecipazione pubblica. Queste attività sono non solo legittime, ma utili e spesso indispensabili. Tuttavia, esse non possono sostituirsi né sovrapporsi all’atto di adozione, che resta l’unico momento in cui le scelte assumono una forma compiuta e producono effetti procedurali certi.
L’introduzione di una fase impropria, non prevista dal legislatore regionale e priva di una chiara collocazione normativa, rischia di generare una zona di sospensione: un tempo indefinito, privo di effetti giuridici certi e, soprattutto, privo di una esplicita assunzione di responsabilità politica. Non si tratta di attribuire intenzioni, ma di osservare gli effetti sistemici: il piano viene presentato come in avanzata definizione, senza che le scelte siano ancora formalmente adottate e quindi sottoposte al confronto pubblico strutturato previsto dalla legge.
È comprensibile che l’amministrazione comunale e i suoi tecnici avvertano oggi con particolare intensità il peso delle decisioni urbanistiche da assumere. Rimini, da capitale riconosciuta del turismo, attraversa una fase di difficoltà strutturali, economiche e funzionali che rende ogni scelta più complessa, più esposta, più impegnativa. Proprio per questo, tuttavia, è necessario dirlo con chiarezza: la difficoltà di decidere non può trasformarsi in una prassi di rinvio, né tantomeno in una gestione dilatata del tempo decisionale.
I ritardi accumulati negli anni si riflettono ormai direttamente sull’economia locale, sullo slancio imprenditoriale, sulla capacità di attrarre investimenti e di invertire la rotta di un declino lento ma evidente. In questo contesto il tempo non è una variabile neutra: è un fattore che consuma risorse, opportunità e capitale urbano.
Vi è poi un ulteriore elemento, spesso sottovalutato. Anche ipotizzando un’adozione del PUG non distante nel tempo, è realistico ritenere che la fase successiva – quella che conduce all’approvazione e quindi alla piena efficacia del piano – possa richiedere anni. Tempi che forse sarebbero fisiologici in una fase di crescita o di stabilità, ma che Rimini oggi difficilmente può permettersi.
Nel frattempo, il patrimonio alberghiero e ricettivo inutilizzato continua a degradarsi, a perdere valore, a trasformarsi in un problema urbano e sociale. Ogni stagione che passa senza un quadro pianificatorio efficace produce danni spesso irreversibili. Tutto questo avviene in una città già segnata da criticità ambientali e da condizioni del mare non rassicuranti, fattori che incidono direttamente sull’attrattività turistica e sulla competitività del sistema locale.
A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge la prospettiva di una revisione della L.R. 24/2017, che potrebbe intervenire durante il percorso di formazione del PUG, introducendo nuovi elementi di incertezza normativa. In uno scenario simile, rinviare oggi le decisioni significa rischiare di trovarsi domani con strumenti superati o da rimettere nuovamente in discussione, aggravando ulteriormente la difficoltà di governo del territorio.
La L.R. 24/2017 nasce con obiettivi condivisibili: rigenerare la città esistente, ridurre il consumo di suolo, semplificare la pianificazione. Tuttavia, se la sua applicazione concreta si traduce in una dilatazione dei tempi attraverso fasi non previste dall’ordinamento, l’effetto reale rischia di essere l’opposto: immobilismo, incertezza e rinvio sistematico delle scelte.
In urbanistica, come in ogni ambito dell’azione pubblica, contano gli atti. Contano le decisioni formalmente assunte, riconoscibili, verificabili e discutibili. Le intenzioni, per quanto animate dalle migliori motivazioni, non producono effetti se non si traducono in scelte chiare e in responsabilità esplicite.
Rimini è giunta a un passaggio che non consente più ambiguità. Il tempo delle analisi e delle cautele procedurali è stato ampiamente utilizzato; oggi la questione non è se decidere, ma come assumersi apertamente la responsabilità di farlo. La città ha bisogno di un PUG adottato, discusso pubblicamente e portato a compimento, perché solo un piano efficace può orientare investimenti, rigenerazione urbana e sviluppo economico.
Ogni piano urbanistico implica scelte, e ogni scelta genera consenso e dissenso. È inevitabile. Ma una città che rinvia le decisioni per timore delle reazioni rinuncia anche alla possibilità di governare il proprio futuro. In una fase di fragilità come quella attuale, la difficoltà di decidere non può più trasformarsi in una strategia di attesa.
Rimini oggi non ha bisogno di tempo guadagnato, ma di tempo utilizzato.
Il PUG non può restare in una dimensione preliminare permanente: deve essere adottato, confrontato, approvato. Perché solo così la pianificazione torna a risultare ciò che deve essere: uno strumento per provare a cambiare in meglio la realtà, non per rimandarla.
Non sono previste ulteriori fasi autonome dotate di effetti giuridici propri. L’adozione è l’atto attraverso il quale l’amministrazione comunale assume formalmente la responsabilità delle scelte urbanistiche, le rende pubbliche, le sottopone al regime delle osservazioni e attiva le garanzie procedurali previste dall’ordinamento. Solo con l’adozione il piano entra pienamente nella dimensione istituzionale: quella in cui può essere conosciuto, discusso, valutato e, quando necessario, criticato.
È evidente che uno strumento urbanistico complesso richieda una fase istruttoria articolata, fatta di analisi, costruzione del quadro conoscitivo, confronto con i diversi portatori di interesse e momenti di partecipazione pubblica. Queste attività sono non solo legittime, ma utili e spesso indispensabili. Tuttavia, esse non possono sostituirsi né sovrapporsi all’atto di adozione, che resta l’unico momento in cui le scelte assumono una forma compiuta e producono effetti procedurali certi.
L’introduzione di una fase impropria, non prevista dal legislatore regionale e priva di una chiara collocazione normativa, rischia di generare una zona di sospensione: un tempo indefinito, privo di effetti giuridici certi e, soprattutto, privo di una esplicita assunzione di responsabilità politica. Non si tratta di attribuire intenzioni, ma di osservare gli effetti sistemici: il piano viene presentato come in avanzata definizione, senza che le scelte siano ancora formalmente adottate e quindi sottoposte al confronto pubblico strutturato previsto dalla legge.
È comprensibile che l’amministrazione comunale e i suoi tecnici avvertano oggi con particolare intensità il peso delle decisioni urbanistiche da assumere. Rimini, da capitale riconosciuta del turismo, attraversa una fase di difficoltà strutturali, economiche e funzionali che rende ogni scelta più complessa, più esposta, più impegnativa. Proprio per questo, tuttavia, è necessario dirlo con chiarezza: la difficoltà di decidere non può trasformarsi in una prassi di rinvio, né tantomeno in una gestione dilatata del tempo decisionale.
I ritardi accumulati negli anni si riflettono ormai direttamente sull’economia locale, sullo slancio imprenditoriale, sulla capacità di attrarre investimenti e di invertire la rotta di un declino lento ma evidente. In questo contesto il tempo non è una variabile neutra: è un fattore che consuma risorse, opportunità e capitale urbano.
Vi è poi un ulteriore elemento, spesso sottovalutato. Anche ipotizzando un’adozione del PUG non distante nel tempo, è realistico ritenere che la fase successiva – quella che conduce all’approvazione e quindi alla piena efficacia del piano – possa richiedere anni. Tempi che forse sarebbero fisiologici in una fase di crescita o di stabilità, ma che Rimini oggi difficilmente può permettersi.
Nel frattempo, il patrimonio alberghiero e ricettivo inutilizzato continua a degradarsi, a perdere valore, a trasformarsi in un problema urbano e sociale. Ogni stagione che passa senza un quadro pianificatorio efficace produce danni spesso irreversibili. Tutto questo avviene in una città già segnata da criticità ambientali e da condizioni del mare non rassicuranti, fattori che incidono direttamente sull’attrattività turistica e sulla competitività del sistema locale.
A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge la prospettiva di una revisione della L.R. 24/2017, che potrebbe intervenire durante il percorso di formazione del PUG, introducendo nuovi elementi di incertezza normativa. In uno scenario simile, rinviare oggi le decisioni significa rischiare di trovarsi domani con strumenti superati o da rimettere nuovamente in discussione, aggravando ulteriormente la difficoltà di governo del territorio.
La L.R. 24/2017 nasce con obiettivi condivisibili: rigenerare la città esistente, ridurre il consumo di suolo, semplificare la pianificazione. Tuttavia, se la sua applicazione concreta si traduce in una dilatazione dei tempi attraverso fasi non previste dall’ordinamento, l’effetto reale rischia di essere l’opposto: immobilismo, incertezza e rinvio sistematico delle scelte.
In urbanistica, come in ogni ambito dell’azione pubblica, contano gli atti. Contano le decisioni formalmente assunte, riconoscibili, verificabili e discutibili. Le intenzioni, per quanto animate dalle migliori motivazioni, non producono effetti se non si traducono in scelte chiare e in responsabilità esplicite.
Rimini è giunta a un passaggio che non consente più ambiguità. Il tempo delle analisi e delle cautele procedurali è stato ampiamente utilizzato; oggi la questione non è se decidere, ma come assumersi apertamente la responsabilità di farlo. La città ha bisogno di un PUG adottato, discusso pubblicamente e portato a compimento, perché solo un piano efficace può orientare investimenti, rigenerazione urbana e sviluppo economico.
Ogni piano urbanistico implica scelte, e ogni scelta genera consenso e dissenso. È inevitabile. Ma una città che rinvia le decisioni per timore delle reazioni rinuncia anche alla possibilità di governare il proprio futuro. In una fase di fragilità come quella attuale, la difficoltà di decidere non può più trasformarsi in una strategia di attesa.
Rimini oggi non ha bisogno di tempo guadagnato, ma di tempo utilizzato.
Il PUG non può restare in una dimensione preliminare permanente: deve essere adottato, confrontato, approvato. Perché solo così la pianificazione torna a risultare ciò che deve essere: uno strumento per provare a cambiare in meglio la realtà, non per rimandarla.


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