Al di là del musicista in questione, questi vacui aspetti passano e soprattutto distraggono dai veri problemi che, invece, restano per sempre se non risolti
Rimini è una città che dimostra tutta la sua stanchezza innovativa, succube di sé stessa e di un turismo che non ha mai saputo rinnovare; ed oggi nonostante i consueti trionfali comunicati che recano mirabolanti successi, si naviga a vista. Si persevera con sagre da strapaese, chiassose e futili, ma sapientemente (!) irrorate da una spruzzata di pseudo cultura che tale non è. Poi lo sport in crisi, tema che a prescindere dalla disciplina non ha mai attecchito veramente in città; una cultura negata a scapito di pacchiani modelli che offuscano e confondono la vera e gloriosa storia della città, che culmina con la presenza di un anfiteatro sommerso, un Palazzo Lettimi Maschi ed un ex Convento di S. Francesco ancora ruderi, indegno spettacolo per chi visita il centro di Rimini ormai desolato e vuoto, salvo poche eccezioni commerciali. Poi per completare il triste quadro si giunge ad una viabilità sgangherata, caotica priva di una minima visione di insieme che nel tempo l’ha resa insostenibile, e di cui l’apice è rappresentato da ciò che accade in Via Ducale, dove neppure il genio del male avrebbe potuto avere un’idea simile. Ma anche la cancellazione dei parcheggi specie nella zona della marina, che costa ai riminesi un lussuoso servizio di Shuttlemare (qui) “gratis et amore Dei” per i soli sparuti fruitori. A ciò si aggiungono anche sacche di residenti scontenti che costituiti in Comitati, poiché privi di ascolto, che contestano nuove scelte urbanistiche che, a loro dire, sono foriere di un sostanzioso peggioramento della qualità della vita. Ma se chi regna da oltre 80 anni non ha, e non ha avuto tranne qualche eccezione, contezza della situazione – forse – anche incapace o indifferente alle problematiche succitate, ci si aspetterebbe che le opposizioni dibattessero su questi temi concreti con proposte alternative, e con iniziative mirate all’informazione della cittadinanza. Invece, per alcuni componenti di esse, pare che le priorità siano ben altre.
È di questi giorni la notizia che una parte dell’opposizione si sta spendendo per conferire la cittadinanza onoraria ad un musicista e, leggendo gli articoli dei quotidiani, lo fa con molta determinazione e insistenza tanto da far apparire questo aspetto come un valore aggiunto per il bene della città, senza il quale non ne può fare a meno. È difficile comprendere cosa possa motivare questa iniziativa a fronte del quadro sopra descritto; forse visibilità, o intercettazione di un certo serbatoio di voti; chissà. Premesso che altri personaggi di spessore artistico e culturale maggiore legati a Rimini, avrebbero ben maggior titolo di essere insigniti di questo onore, resta il fatto che di per sé qualcosa non torna. Nello Statuto della Fondazione G.A.R.I. (qui) nell’apposito Statuto approvato con D.C.C. n. 33 in data 28.10.2016, l’Articolo 1.2 così recita: “La “Cittadinanza onoraria” costituisce un riconoscimento onorifico, attribuito ai cittadini italiani o stranieri non aventi la residenza nel Comune, che si sono distinti particolarmente in campo culturale, sportivo, scientifico, economico, sociale ed umanitario, nel Comune, in Italia, e/o all’estero.”. Di cosa si sta parlando quindi? Rimini ha tanti problemi e non ha bisogno di rincorrere invenzioni assortite di vario genere, e sarebbe meglio che chi è stato chiamato, ciascuno per suo ruolo, al governo della città si dedicasse a trattare e cercare di risolvere le vere criticità che la affliggono. Perché questi vacui aspetti passano e soprattutto distraggono dai veri problemi che, invece, restano per sempre se non risolti.


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